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"Giù le mani dalla .... sabbia"
 

Il ministero delle Miniere e dell'Energia della Cambogia ha vietato le esportazioni di sabbia poiché danneggiano l'ambiente, come dimostra l'indebolimento degli argini dei fiumi a causa dei saccheggiamenti. Il principale importatore è Singapore, che utilizza la sabbia per allargare i propri confini. Dal 1965 la terraferma nell'isola è cresciuta così del 20 per cento, e nello stesso periodo la popolazione si è triplicata.
La Cambogia non è la prima nazione a bloccare la vendita all'estero della sabbia. Il Vietnam, l'Indonesia e la Malesia lo hanno già fatto, sebbene con scarsi risultati.
Dopo l'acqua, la sabbia e la ghiaia sono le materie prime maggiormente utilizzate al mondo e il loro uso e consumo supera di molto i tassi di rinnovamento naturale. La sabbia è una delle componenti essenziali per la produzione di calcestruzzo e asfalto, con i quali si costruiscono strade, abitazioni e molte altre strutture. Per gettare le fondamenta di una tipica casa americana ci vogliono più di duecento tonnellate di sabbia, ghiaia e pietra schiacciata; un chilometro di autostrada ne richiede 38 mila tonnellate.
Il business della sabbia non solo è globale ma molto remunerativo, altro motivo per cui frenarne le esportazioni non è facile. Secondo le Nazione Unite la Cambogia ha guadagnato 752 milioni di dollari dall'esportazione di sabbia, una cifra da capogiro per questo Paese, che spiega il motivo per il quale spesso a gestirla sono gruppi criminali internazionali, le mafie della sabbia, che la contrabbandano principalmente in Asia.
Lo squilibrio tra domanda ed offerta è dovuto all'industrializzazione dell'Asia ed in particolare dalla Cina, che negli ultimi quattro anni ha usato tanto cemento quanto gli Stati Uniti in un intero secolo.

Loretta Napoleoni _ il Venerdì di Repubblica _ 4 agosto 2017  _ Follow the money