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DI VIAGGIO

VIETNAM, gli indomiti
 

Vietnam, gli indomiti
Da Hanoi, adagiata in un clima retro, alla dinamica Ho Chi Minh-Saigon, il volto del futuro

È nel cuore di molti, sicuramente nei pensieri di tutti. Per un decennio, dalla fine della guerra, ha alimentato dibattiti politici e produzioni culturali: libri e, soprattutto, film. Da «Apocalypse Now» a «Platoon», la giungla del Vietnam ha fatto di noi dei novelli Salgari, certi di conoscere tutto di quell'incredibile Paese, senza magari esserci mai andati.
Dunque «chào mùng ban dén Vietnam», benvenuti nella terra degli indomiti, nel cuore di una civiltà millenaria che ha il potere di sedurre e affascinare i viaggiatori.
Perché da sempre in lotta per la propria indipendenza. Mongoli, cinesi, francesi, americani: in molti hanno cercato di conquistare la nazione che si distende sinuosa lungo la linea del Mar cinese meridionale. Qualcuno c'è riuscito, tutti hanno dovuto fare i conti con la ferrea volontà dei vietnamiti di riprendere il controllo della propria storia, della propria libertà. A qualunque costo, come sappiamo.

           

Ora, il viaggio con il Corriere della Sera ha lo scopo e l'ambizione di rivelare, oltre alle bellezze della cultura locale e dei paesaggi naturali, anche le vicende che fino a pochi anni fa erano cronaca quotidiana: gli attacchi dei Viet Cong, le risposte degli americani in dieci anni di conflitto che forse più di ogni altro ha impresso un marchio indelebile nella coscienza dell'Occidente, diviso dalla necessità di mostrare solidarietà agli Stati Uniti (che pochi anni prima avevano liberato il mondo dall'incubo nazi-fascista) e il bisogno di rispettare gli avvertimenti di una coscienza collettiva terrificata dalle immagini di morte e distruzione che provenivano dall'Indocina.
Si parte dunque da Hanoi, la capitale del Nord, severa eppure ancora adagiata in un clima rétro che suggerisce a ogni angolo il passato coloniale francese: piazze, edifici, viali alberati. Un'atmosfera magica che possiamo ritrovare nel capolavoro di Marguerite Duras, L'amante (Feltrinelli, prima edizione: 1985), per quanto ambientato, alla fine degli anni Venti, intorno a Saigon. Città austera, Hanoi è comunque capace di incantare con la sua vitalità, in particolare nella zona del quartiere vecchio dove i lettori del Corriere potranno avere un'esperienza sensoriale unica: è infatti il regno dello Street food locale, allo stesso tempo esotico e saporito, una delizia anche per i palati più esigenti.
Dai profumi delle spezie d'Indocina, alla brezza salmastra della Baia di Ha-Long, dove ci attende un battello per portarci ad ammirare le formazioni rocciose che i vietnamiti considerano le spire di un gigantesco drago e noi possiamo invece immaginare come la fonte di ispirazione di David Cameron per le montagne volanti di Avatar. Comunque, un'avventura.
Che sarà seguita dal trasferimento all'antica capitale dinastica, Hue, proprio dove il Vietnam si stringe e mostra un vitino di vespa, all'incirca a metà strada tra Hanoi e Ho Chih Minh Ville, la vecchia Saigon. A Hue ci attendono i tetti ricurvi dei templi e della piccola Città Proibita costruita secondo i canoni del Feng Shui di tradizione cinese (e infatti ricorda moltissimo quella di Pechino).
Ma anche il ricordo di cosa fu l'offensiva del Tet, il Capodanno tradizionale, quando (era la fine di gennaio 1968), i Viet Cong appoggiati dall'esercito nord-vietnamita diedero vita a un attacco a sorpresa che mise, almeno in principio, in seria difficoltà i Marines del generale William Westmoreland e che, probabilmente, a dispetto della retorica di guerra, convinse gli americani come quel conflitto non si potesse in alcun modo vincere.
Ultima tappa, naturalmente, Ho Chih Minh Ville, città moderna e dinamica, centro della ruggente economia della Tigre del Sud-Est asiatico, che ospitò il governo del Vietnam del Sud fino alla riunificazione a opera del padre della Patria, il leader cui poi fu dedicata: lo «zio» Ho.
Molte cose si possono fare a Ho Chih Minh-Saigon, a partire dallo shopping.
Ma per restare al tema del nostro viaggio, una visita al museo della Guerra e ai famigerati tunnel dai quali sbucavano improvvisamente i Viet Cong per attaccare americani e sud-vietnamiti aiuterà a immergersi in un clima che — fortunatamente — appartiene, almeno in questa zona del mondo, al passato.
Certo quel lungo periodo di lotta —oltre vent'anni, contro i francesi prima, gli americani (e alleati) poi — è ancora presente, non soltanto nei reperti bellici conservati con cura e che tutte le scolaresche del Paese imparano a conoscere ma anche nell'immaginario di generazioni di vietnamiti. E noi con loro.

Paolo Salom  Corriere della Sera 8 dicembre 2018


Una immagine della Baia di Ha Long, una delle mete più visitate del Vietnam e uno dei luoghi più belli del mondo.