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BARBAGIA E INDOCINA, MONDI ARCAICI IN REPORTAGE

Due terre lontanissime, descritte da Norman Lewis. Che in Vietnam si interroga sulla trasformazione di miti buddisti in feroci khmer rossi.

 

Che cosa hanno in comune la Barbagia nell'entroterra della Sardegna, «paurosa fuga di tavolati e picchi di granito», e quell'intrico di isole e di enclave razziali che è l'Indocina - Vietnam. Laos e Cambogia?

Nulla, forse, tranne l'essere mondi arcaici descritti e ricreati, un attimo prima che sparissero, dallo sguardo e dalla prosa nitidi di Norman Lewis, che Graham Greene considerava tra i più grondi scultori del XX° secolo.

Le montagne della Barbagia «raggiungono appena i millecinquecento metri, ma sono remote al consorzio umano quasi quanto le vette dell'Himalaya e costitu­iscono l'ultimo rifugio di alcuni dei più rari animali d'Europa», oltre a essere rifugio fin dall'antichità di fuorilegge.

L'inchiesta per il giornale inglese The Telegraph sul misterioso omicidio di una coppia inglese nel 1962, è il pretesto per un reportage narrativo da una terra fascinosa tra le cui tradizioni c'era la secolare faida, o «vendetta», tra famiglie, contro la quale inciampò per un twist of fate la coppia di inglesi.

Quanto all'Indocina, Norman Lewis ci restituisce Saigon, Phnom Penh e le foreste pluviali in modo cosi vivido da darci il rimpianto che quel mondo non sia più così, e già in via di sparizione quando vi soggiornava lui all'alba degli anni ‘50, verso la fine del colonialismo francese e prima di quello Usa, prima del «più terribile olocausto che l'Oriente abbia mai conosciuto»: non solo «un deserto sotto un diluvio di esplo­sivi ad alto potenziale, veleni e fuoco», ma l'annientamento di un passato di culture e di valori.

Una terra in cui in ogni villaggio c'era sempre una festa incorso, «occasione di colmare di doni chiunque si presentasse e di disfarsi del fardello della ricchezza superflua». Una popolazione buddhista, mite e raffinata, erede di una tradizione in cui «tutti, fino all'ultimo uomo, avevano passato un anno in un monastero dove insegnavano che il comandamento "non uccidere" andava preso alla lettera».

Phnom Penh doveva essere l'unica città al mondo in cui sul taxi la mancia te l'offriva il conducente. Che cosa avranno subito, si chiede Lewis, per trasformare i propri figli e fratelli negli implacabili, terribili guerrieri riuniti sotto le bandiere dei khmer rossi?

 

Norman Lewis. "Un Dragone apparente"
Viaggi in Cambogia, Laos e Vietnam, pp. 392