le parole  di  Eros  Traverso

 

IL NOSTRO AMICO LUCIANO
Spesso durante le fasi del lavoro si discuteva e ci si lamentava delle condizioni poco gratificanti della nostra condizione lavorativa: siamo alla fine degli anni sessanta ed io, diciottenne, insieme a molti altri compagni lavoratori formavamo un settore chiamato “R” che stava per raccogliticci. Il termine già fa intendere quale rilevanza questo settore poteva avere, anche se in realtà non sarebbe stato tanto da sottovalutare perché, come si sa, per far funzionare tutti i sistemi, è necessario, anche se non piace, qualcuno che in un modo o nell’altro faccia il lavoro sporco: ecco a cosa servivamo questi “R”. Luciano a quel tempo poco più di trentenne però già da qualche anno impegnato in contesti socio-politici ritenendo quella situazione particolarmente deleteria per quei lavoratori e per l’immagine stessa della Compagnia iniziò, in qualità di consigliere della Compagnia stessa, un’aspra discussione con il resto del Consiglio per risolvere in termini più equi la questione. Fu un impegno notevole, infatti spesso si dovette scontrare a muso duro con la parte più reazionaria del consiglio: “i baroni” che da sempre puntavano i piedi contro qualsiasi iniziativa progressista. In breve tempo Luciano col sostegno del gruppo di rinnovamento riuscì a spazzar via le resistenze delle ultime frange conservatrici e a dare un volto più attuale all’organizzazione del lavoro in Compagnia.
Io lo conobbi appunto in quel periodo e ricordo che rimasi molto colpito da questa figura abbastanza esile ma dalla quale traspirava un marcato senso di sicurezza e di forza, che nel giro di un paio d’anni lo porta a realizzare in quattro e quattr’otto il suo “masterpiece” capolavoro: il contributo del popolo italiano, in particolare quello genovese alla comunità vietnamita da anni impegnata in una guerra con la più grande potenza del mondo: gli Stati Uniti. Un’iniziativa che fece veramente notizia incentivando a favore di quel popolo martoriato varie forme di solidarietà particolarmente utili in quel delicatissimo momento del conflitto. (La storia di questo epico viaggio la si può leggere nel libro “Rotta 17° parallelo”)
Poi passarono molti anni e anche lavorando nella stessa struttura ci perdemmo un po’ di vista: io, grazie a concorsi interni, entrai in amministrazione, Luciano, con alterne vicende, proseguì con la direzione fino al ’92 quando, per raggiunti limiti d’età, andò in pensione.
A quel punto la Compagnia aveva la necessità di riorganizzare il suo Cral dandogli un assetto più funzionale in linea con le normative del settore. Luciano si rimboccò le maniche e da quel dì cercò di portare avanti con grande determinazione l’impegno preso. Anche negli ultimi anni benché reso molto fragile dall’avanzare della malattia fece l’impossibile per portare sempre avanti le sue iniziative e l’ultima, realizzata qualche mese prima della sua morte, fu quella delle celebrazioni del 40 esimo del viaggio in Vietnam della nave Australe. Celebrazioni che in realtà s’erano aperte l’anno prima, a Gennaio 2013, con un invito ufficiale a Luciano e consorte alla cena di gala organizzata dal Quirinale su invito del nostro Presidente della Repubblica Napolitano per commemorare un’impresa che ha fatto la storia gettando le basi di numerosi rapporti che adesso contraddistinguono la forte amicizia che lega il nostro paese a quello vietnamita.
Ma come sono stati per il nostro Luciano questi oltre 22 anni alla presidenza del nostro Circolo Portuale Luigi Rum. Direi che sono stati intensi perché Luciano era un vulcano di idee; impegnativi per il fatto che spesso si poneva dei target un po’ alti; simpatici perché tutte le iniziative venivano trattate in modo molto cordiale e amichevole ben condite da battute colorite e spontanee e molto spesso umanamente toccanti dato che nell’universo di Luciano c’erano prevalentemente i bambini e tutti coloro che soffrivano sia quelli per avversità momentanee della vita sia quelli perché ormai prossimi al “capolinea”. Generalmente davanti alla sua porta di direzione potevi incontrare differenti tipologie di persone da donne affrante (vedove) con bambini al seguito, a impresari artistici con al seguito qualche soubrette un po’ scapigliata; da politici con facce da mafiosi a mafiosi con facce da politici; e a tutti cercava di esprimere la sua solidarietà ovviamente all’interno di un sensato criterio di priorità. Tutte le tipologie di individui attiravano il suo interesse: i giovani perché devono essere aiutati il più possibile per entrare al meglio nel “tourbillon” della vita; i non più giovani perche, immeritatamente colpiti dall’ingiustizia dell’esistenza, necessitavano, se possibile, di qualche sostegno.
Per i bambini poi aveva proprio una passione infinita: una delle manifestazioni che più apprezzava era quella di: “Coloriamo i cieli”. Quando vedeva tutti quei bambini impegnati a svolgere i compiti loro assegnati la sua contentezza si trasformava in commozione: il suo animo era particolarmente sensibile a quelle vocine, a quei visi sorridenti di gioia, di stupore per tutto quello che girava intorno a loro e mi diceva “…alle volte non capisco questa gioia mi si rinnova ogni volta allo stesso modo come fosse la prima volta!”. Poi finalmente tra tanti bambini arrivò Davide, il suo nipotino, per Davide avrebbe fatto l’impossibile: lui, abbastanza minuto, avrebbe affrontato non un Golia ma cento o mille o ancor di più di Golia per il suo angioletto vietnamita e credetemi che per arrivare fino al 26 luglio 2014 ha lottato fino all’ultimo come un leone, ma,come si sa, in questo “singolar tenzone” qualsiasi essere mortale non l’ha mai spuntata e mai la spunterà. E non si può certo dire che Luciano alle lotte non fosse abituato sia per quelle combattute con l’esterno sia per quelle combattute all’interno; d'altronde non è pensabile che non ci si debba scontrare con gruppi, che per cause diverse, la pensano diversamente, spesso questi scontri possono anche diventare particolarmente aspri e per cercare di mantenere la barca in rotta occorre saper comprendere le motivazioni altrui, capire se sono create ad arte o no, se ci sono “terzi” che spingono nell’ombra, e tanti altri elementi da non sottovalutare. Ecco credo che lui naturalmente avesse in se la capacità di valutare tutti questi elementi capendone il filo conduttore. Dopodiché partecipando ai vari incontri forte di queste sue qualità è sempre riuscito, proponendo riflessioni più acute e ponderate, a far abbassare i toni rimettendo nella giusta carreggiata le istanze divergenti, dei compagni, frutto di affrettate conclusioni. Personalmente ho sempre cercato di collaborare nel migliore dei modi per la realizzazione delle sue iniziative; e per fare questo passavamo moltissimo tempo insieme. E con piacere voglio mettere in evidenza che in questo nostro rapporto ultraventennale non ci fu mai, tra noi, l’occasione per addivenire ad un benché minimo scontro! Però in realtà c’era qualcosa che non condividevo appieno: era la grande educazione e la tanta pazienza (forse troppa) che aveva nei confronti di alcuni “amici” che, consci di queste sue peculiarità, pretendevano, con motivazioni discutibili e spesso capziose, interventi a sostegno di loro interessi personali. Comunque al di la di queste vicende tutte nostre ho sempre percepito con sincera simpatia che per tutti noi Luciano non era il Presidente pro – tempore bensì era il Cral stesso: lui era il Cral indipendentemente che fosse stato o meno decretato dalle urne. In questi ultimi periodi, col peggioramento delle sue condizioni fisiche, spesso mi sono chiesto senza riuscire a darmi una risposta: “Ma se un giorno il nostro Presidente dovesse mai mancare, cosa potrà succedere al nostro Cral?” Risposta non facile: insidiosa e difficile. Ma dobbiamo prendere atto delle realtà, dobbiamo cercare di superare lo smarrimento dei primi momenti e prendendo spunto dalle indicazioni lasciateci proseguiremo il nostro percorso cercando di riprendere il lavoro interrotto facendo tutte quelle innovazioni che il Consiglio di Direzione riterrà necessarie per una saggia e funzionale gestione interna. Con Luciano abbiamo capito e verificato che per guidare “bene” una realtà come la nostra probabilmente esiste anche una formula giusta: è sempre necessaria una gran dose d’entusiasmo, di energie poi ne necessitano tantissime (non bastano mai), un decisionismo “illuminato” è fondamentale, e infine che tutti noi siamo un grande team e sappiamo che non ci sarà mai un solo vincitore o un solo perdente, ma in questa squadra come in qualsiasi altra squadra: o vinceremo tutti o perderemo tutti.
Ciao grande Luciano sei stato, sei e sarai sempre nei nostri cuori e nei nostri pensieri.

(Eros Traverso - Aprile 2015)