Editoriale

HOANG SA, TRUONG SA
GLI ARCIPELAGHI PARACEL E SPRATLY
PARTE CONGIUNTA E INDIVISIBILE DEL TERRITORIO VIETNAMITA

 
II Viet Nam conta oltre tremila isole costiere e due arcipelaghi in mare aperto, denominati arcipelago di Hoang Sa e arcipelago di Truong Sa. Il punto dell'arcipelago Hoang Sa più prossimo alla terraferma si trova a 120 miglia nautiche a Est di Quang Ngai, mentre il punto più vicino alla costa dell'arcipelago di Truong Sa si trova a circa 250 miglia nautiche a Est della Baia di Cara Ranh, nella città di Nha Trang, provincia Khanh Hoa.
Questi due arcipelaghi sono parte inseparabile del territorio vietna­mita. Lo Stato del Viet Nam ha esercitato la sovranità sui due arcipelaghi di Hoang Sa e Truong Sa per centinaia di anni, una sovranità attiva e in piena consonanza con il diritto internazionale, come dimostrano numerose prove legali e storiche.
Al fine di consentire al pubblico italiano una migliore comprensione del processo di creazione ed esercizio della sovranità del Viet Nam su questi due arcipelaghi, Mekong - da vent'anni organo di stampa dell'Associa­zione Nazionale Italia Vietnam - dedica il N.2/2014 alla questione delle Isole Paracel (Hoang Sa) e Spratly (Truong Sa).
Redatto con il concorso dell'Ambasciata della R.S. Viet Nam in Roma, del Consolato in Torino, dell'Associazione di Amicizia Viet Nam-Italia, dell'omologa associazione vietnamita - l'Associazione di Amicizia Viet Nam Italia di Ha Noi - e del Centro di Studi Vietnamiti, basandosi su fonti vietnamite e internazionali, questo scritto ripercorre i tratti storico-politici di vicende secolari e il dibattito scaturito nell'ambito del recente dispiegamento da parte della Cina di una piattaforma petrolifera nella zona economica esclusiva e sulla piattaforma continentale del Viet Nam - atto gravemente provocatorio che ha suscitato una vistosa mobilitazione internazionale.
Anche se il 15 luglio 2014 la piattaforma cinese è stata infine spostata dalle acque vietnamite, la questione resta aperta ed è una questione che interessa il diritto interna­zionale e le prospettive di pace nel Sud-est asiatico. La rivista Mekong, sul profilo facebook dell'Associazione Nazionale Italia Vietnam, in successivi bollettini intitolati "Speciale Mare Orientale", ha monitorato la situazione, assicurando informazione quando i mezzi di comunicazione, specialmente nel nostro Paese, tacevano e ha continuato
un'opera instancabile di diffusione di notizie anche quando la stampa internazionale e nazionale ha preso a informare il pubblico di lettori. Di questo lavoro e di ulteriori pubblicazioni vietnamite sul tema degli Arcipelaghi, diamo sommario rendiconto in queste pagine, presentando alcune riflessioni, saggi, articoli e materiali che siamo lieti di mettere a disposizione della nostra comunità di lettori.

Questo numero di Mekong, il N.2 del 2014, che cade nella ricorrenza del ventennale della fondazione della rivista e tratta di questioni marittime, è dedicato a Luciano Sossai, timoniere della celebre Australe, la Nave dell'Amicizia, che egli condusse in Viet Nam, al tempo della guerra antiamericana, con un carico di medicinali, cibo e aiuti per la popolazione in lotta. Il nostro amico Luciano, pilastro dell'Associazione Nazionale e ani­matore del Comitato di Genova, si è spento lo scorso 26 luglio, all'età di 81 anni. Lo ricordiamo su queste pagine ripercorrendo la storia della formidabile avventura di cui fii protagonista.

p. L'Associazione Nazionale Italia -Vietnam Sandra Scagliotti          p. L'Associazione Viet Nam Italia Tràn Thanh Quyét
 

 

IN ONORE DI LUCIANO SOSSAI

UN UOMO
IL MARE E IL VIETNAM
LA STRAORDINARIA AVVENTURA DI LUCIANO SOSSAI

“O Picin " (pronuncia:  u  picin), erede di una lunga tradizione di solidarietà
II 17 novembre 1973, alle ore diciannove e trenta, Luciano Sossai, la mano posata sul vecchio timone in legno di quercia dell'Australe, guarda allontanarsi dalla sua vista la "lanterna" - il celebre faro di Genova e le diecimila persone presenti a Ponte dei Mille, sulle rive del porto, riunitesi per salutare festosamente la "Nave dell'Amicizia" che mollava gli ormeggi.
Lui, il timoniere quarantenne, l'organizzatore del viaggio che sta per cominciare,
è irrequieto; ha atteso per lungo tempo questo momento e ora è al colmo dell'emozione. Sono cinquantatré gli uomini a bordo di quella nave, diretta a Hai Phong, che porta merci dense di significato: viveri, medicinali e prodotti diversi, frutto della solidarietà del popolo italiano, destinate al Nord-Vietnam; precisamente tremila tonnellate di merci - del valore di due miliardi di lire dell'epoca. A bordo, gli uomini si preparano a una traversata che sanno essere lunga e piena di incognite, attraverso l'Oceano Indiano, fino al Golfo del Tonchino, poi giù, dentro al Fiume Rosso debordante di mine e infine alla meta: il Porto di Hai Phong.
Per comprendere quel grande momento di partecipazione, amicizia e lotta pacifica, occorre risalire alle origini della Compagnia Unica dei Lavoratori del Porto - di cui Luciano Sossai è stato dinamico e insostituibile esponente fino a tempi recenti, quale Presidente del Circolo Ricreativo Luigi Rum. La Compagnia appartiene ai portuali: circa seimila di loro vi facevano parte al tempo dell'Australe. Importatori, esportatori, armatori e spedizionieri, dovevano riferirsi alla Compagnia che trattava direttamente, occupandosi inoltre - per tramite di un Consiglio operaio, regolarmente eletto -, dell'assunzione diretta dei lavoratori portuali, della ripartizione del lavoro e della garanzia di una remunerazione minima a ogni salariato.
La Compagnia Unica, del resto, è erede di una gloriosa tradizione che risale al Medio Evo: sotto il nome di Caravana, allora, gestiva il lavoro di imballatori, barilai, portabagagli e facchini. Non di meno, essa può vantare una generosa militanza internazionale: antesignana dell'Australe, fu infatti una nave di eguale tonnellaggio, l’Amilcare Cipriani. Salpò dal porto di Genova nel 1922, con un carico di grano e medicinali, dono del popolo italiano alla giovane repubblica socialista dell'Unione Sovietica, al tempo gravata da problemi di sussistenza.
"O Picin", lo chiamavano i compagni del Porto. Per tutti, Luciano Sossai era il camallo, il timoniere, il comunista, l'uomo dai grandi ideali impegnato nella solidarietà internazionale. Una giovinezza segnata dalla guerra e dall'indigenza, ma anche dalla passione morale e politica. Era nato a Genova il 20 dicembre del 1932 da madre di origini sarde e padre genovese e sin da ragazzo, aveva nutrito una forte attrazione per il porto, "mondo mitico" ai suoi occhi, cui entrerà orgogliosamente a far parte all'età di quattordici anni, lavorando dapprincipio in Darsena. Luciano da quel momento imparerà a conoscere i segreti del mare e della navigazione ma, soprattutto, apprenderà e condividerà il duro lavoro dei portuali. 

Tutto gira come l'acqua. I ricordi di Luciano
"Noi lavoratori del porto, pensiamo che l'acqua che bagna i nostri piedi, le nostre banchine, la nostra città, è la stessa che bagna tutto il mondo e anche i paesi che soffrono, che sono in guerra. Poi, lavorando sulle navi impariamo a conoscere le bandiere, le religioni e i colori, di tanti i paesi. In porto, stando a contatto con gente diversa, non puoi non avere voglia di conoscere le altre culture, i modi di vivere delle altre popolazioni, degli altri posti diversi dal tuo. A volte devi inventarti un modo per comunicare, perché la lingua non è la stessa, ma ti viene proprio voglia di parlare con qualcuno che ha scaricato una stiva con te per tutta una notte, anche se è straniero: durante il lavoro ti sei inteso perfettamente, sarà dunque possibile parlare anche dopo il lavoro.
Sapere delle cose e conoscere come fanno e cosa fanno gli altri, è
quello che poi ti aiuta a sopravvivere, ad arricchirti, ad apprezzare ancora di più il porto e il tuo lavoro. Noi portuali pensiamo sempre che la vita è una giungla e se vuoi vivere meglio, ti devi impegnare sul serio, con chi ti è vicino e con chi è lontano, perché tutto gira, come l'acqua. Da anni, ormai, il Vietnam continuava a vivere in stato di guerra, una guerra iniqua. Allora non potevamo non soffrire per le sorti del Vietnam.
Dalla fine degli anni '60 abbiamo cominciato a seguire ciò che acca­deva laggiù e abbiamo aderito agli appelli di tutti, anche quello del Papa. Poi abbiamo iniziato a vedere le cose attraverso la televisione ed è stato sconvolgente vedere la disperazione di quella gente e di quei bambini e le devastazioni.(...)
In questo modo è nato, irrefrenabile, il desiderio d'essere solidali con questo Paese che si batteva per la sua libertà; non potevamo rimanere indifferenti, né inermi. Al ricordo dell'estate 1972, provo un misto di sensazioni che si accavallano le une alle altre. Fu proprio in quel mese, infatti, che nacque in Liguria il Comitato Regionale Italia Viet Nam. Dietro iniziativa della stragrande maggioranza dei lavoratori del porto di Genova, prese vita una cam­pagna di adesione atta alla costituzione di un comitato regionale Italia Vietnam, che andasse ad integrarsi con quello nazionale già esistente. Scopo di quanto sopra era quello di dare una propria organicità ai mol­teplici attestati di solidarietà - manifestazioni, fiaccolate, proiezioni cinematografiche - che germinavano progressivamente in Liguria a fa­vore del tribolato Viet Nam. (...)
Il primo atto intrapreso fu quello di indire una campagna per la raccolta di sangue, seguendo in questo una iniziativa del Comitato dell'Emilia Romagna. Fece seguito, quindi, l'in­vio - organizzato dal Comitato Nazionale per mezzo di un aereo - di generi di prima necessità, quali coperte e medicinali. Ma dovevamo fare di più. Nel dicembre '72, con i bombardamenti sul Viet Nam del Nord, la rabbia USA toccò le più atroci barbarie. L'intero mondo civile fremeva di sdegno. Durante una seduta del Consiglio di Amministra­zione della Compagnia Unica, la partecipazione emotiva a tutto ciò che accadeva in Viet Nam raggiunse la massima intensità. Le 13.000 miglia che ci separano dalla penisola indocinese svanirono come d'incanto. Sembrava di udire gemere i feriti dei moribondi dell'ospedale di Bac Mai a Hanoi. In un attimo ci parve di rivivere la nostra guerra che cre­devamo ormai lontana. Rivedemmo le nostre case bruciate, i nostri vecchi, le nostre donne e i nostri bambini cadere sotto il fuoco nemico. Fu deciso di dar luogo ad una manifestazione che colpisse direttamente gli USA e ricordasse ancora una volta a tutto il mondo che il Viet Nam era più che mai vivo.

L'azione consisteva nel sospendere - per la durata di dieci giorni - le operazioni di carico e scarico a tutte le navi battenti bandiera statunitense. (...)

L'adesione fu pressoché totale. Molti sinda­cati e dirigenti portuali nordamericani ci inviarono telegrammi di soli­darietà. In diverse regioni italiane, intanto, venivano indette numerose manifestazioni alle quali fummo invitati. Durante una di queste manife­stazioni nacque l'iniziativa che io amo definire 'nave dell'amicizia'. Era il gennaio 1973 e Cavriago, ove eravamo presenti in delegazione, era interamente coperta di neve. La nostra delegazione fu chiamata alla presidenza della manifestazione. Fu allora che scaturì, da alcuni di noi, la proposta della 'nave dell'amicizia'. A nome del Comitato Ligure, a Roma, nel corso della Conferenza Mondiale della Pace, fu espressa la totale disponibilità dei lavoratori portuali genovesi alle operazioni di imbarco di un eventuale carico di aiuti da inviare in Viet Nam."
Si trattò di un impegno titanico, ma alla fine della raccolta di aiuti, si po­tranno contare tubi di ghisa e plastica, una fornace per produrre mattoni, trattori, autoambulanze, materiale didattico, 55 macchine tessili, 70 mac­chine per cucire Necchi, 1.000 biciclette, 1.000 paia di scarpe da bambino, 26 unità sanitarie mobili, 7 tonnellate di reti da pesca di diversa misura, e quant'altro. 3.000 tonnellate di soccorsi...
Alla raccolta partecipano anche alcune scuole elementari; una Maestra - ricordava Luciano - portò i suoi alunni a vedere gli sforzi frenetici dei por­tuali impegnati nei preparativi della partenza della nave. "Ci disse che era importante che i suoi scolari vedessero la nostra fatica, mentre preparavamo la merce in arrivo da varie parti d'Italia; (...) non dovevano pensare che la solidarietà nascesse, come per incanto, dal nulla. 'Devono vedere che è necessario che le persone si mettano a disposizione, dedichino il loro tempo, le loro energie e si organizzino perché gli aiuti si raccolgano e arrivino a destinazione'; e i suoi alunni sapevano tutto del Viet Nam e facevano osservazioni da far rabbrividire anche noi adulti. Alla partenza della nave, con molti altri studenti, erano tutti schierati in prima fila, a fianco della loro insegnante". 

Il simbolo dell'amicizia e dell'amore. I camalli e il Vietnam
"L'Australe era ormeggiata a Ponte Andrea Doria, nel porto di Genova. Non era quella che si suole definire una bella nave. Ma a me appariva bellissima - diceva Luciano - perché era il simbolo dell'amicizia e dell'amore".
La sua stiva ricolma di tutto ciò che enti, associazioni, partiti politici e sindacati avevano raccolto "era anche il contenuto spirituale che accomuna gli uomini liberi di tutto il mondo.
Alle ore 10,40 del 18 novembre 1973 prendemmo definitivamente il largo. Il lungo viaggio aveva inizio: la destinazione era Hai Phong."
"Risalendo l'estuario del Fiume Rosso - rammentava Luciano - cominciammo a vedere l'inizio di qualcosa che non potremo mai pi
ù dimenticare: distruzione, macerie, navi rovesciate, case e fabbriche rase al suolo dai bombardamenti. Anche per chi aveva già visto ciò che una guerra lascia al suo passaggio, la vista che si presentava ai nostri occhi era terrificante. I portuali che ci accolsero erano tutte donne: i loro uomini stavano ancora combattendo".
Erano donne ancora in grado di sorridere, ricordava Luciano. "Donne che "avevano bisogno di sorridere; avevano bisogno di credere, di sapere, di vedere che, da qualche parte dei mondo, qualcuno poteva fare qualcosa per mettere fine alle loro sofferenze".
Tra i camalli e il Vietnam si
è ormai creato un legame inossidabile che a lungo perdurerà.
Luciano Sossai riceve la cittadinanza onoraria dal comune di Hai Phong e insieme a molti altri rappresentanti e dirigenti della C.U.L.M.V, tornerà spesso in Viet Nam.
Il timoniere, responsabile della nave dell'amicizia rice­verà dalle mani dell'ambasciatrice Phan Thi Minh, una medaglia, in segno di riconoscenza per l'impegno dimostrato.
Anche Berlinguer (che aveva chiesto di essere tenuto al corrente della missione), lo vorrà incontrare. Grazie alle relazioni tenacemente mantenute negli anni, Genova organizzerà eventi e manifestazioni, culminati nelle giornate vietnamite di Genova, nel 2013, in occasione del 40° anniversario delle relazioni diplomatiche Italia Viet Nam.
A tanti anni di distanza, sul notiziario del Circolo "Luigi Rum-Compagnia Unica", per la costante dedizione di Luciano e del suo infaticabile collaboratore Mario Bertorello, si vedranno ancora riportati periodicamente articoli riguardanti la cultura vietnamita e informazioni sulle iniziative che mantengono vivo e attuale il legame tra i camalli e il Vietnam.
 

Le informazioni qui raccolte sono tratte da:
- Jean Menanteau, "Le Bateau de l'amitié", in La Vie Ouvriere - CGT - N° 1555 - 19-6-1974 - www.italia-vietnam-associazione-nazionale.it/ racconto_le_bateau_del_amiti%C3 % A9 .htm

- “Nero Fumo” Storie di camalli, Testimonianze raccolte da Elena Tramelli, Sagep, Genova 2003.
http ://www. circololuigirum. genova. it/Libro_Nero_Fumo .htm