MEKONG 
 
   ANNO 2013 NUMERO 2
 


NEL REGNO DELLA DEA SFORTUNATA

 

"Ancora, pesta ancora, coraggio!", ammonì Bich Vuong con aria severa.

-  "Non vedi che è già fine come polvere?" - Teresa che pestava il sesamo abbrustolito, sbuffò; accese una sigaretta e guardò fuori dalla finestra.

-  "Per la tua pigrizia stasera vi sarà incetta di stuzzicadenti."

-  "E allora? - replicò Teresa che voleva sempre avere l'ultima parola - gli stuzzicadenti sono profumati alla cannella e ciò gioverà".

Bich Vuong continuava la sua minuziosa opera: tagliava velocemente, con assoluta perizia. La mortadella era ormai un insieme di tonde e rosee fette, il peperone rosso era ridotto a corpose listelle e il cetriolo formava un ammasso di cubetti color pastello.

Un timido raggio di sole illuminò il fornello su cui bolliva il brodo per la zuppa.

-  "Abbassa un po' il fuoco e, già che ci sei, passami un ciuffo di corian­dolo".

-  "Il coriandolo? Ma sei matta? - Spense risolutamente la sigaretta. Da tempo cercava di smettere di fumare. - Lo sai che Giovanni detesta il coriandolo! Mettici il prezzemolo".

-  "No di certo. Qui ci vuole il coriandolo", sentenziò Bich Vuong senza appello.

Teresa sì innervosì. Accese un'altra sigaretta.

-  "Vogliamo smetterla con tutto questo fumo? Credi che ti faccia bene?" La fumatrice non rispose. Imprecò silenziosamente.

La pendola di casa batté le nove.

Da due ore erano ai fornelli. Cadeva tardivo quell'anno il Capodanno lunare.

A Bich Vuong che aveva colto la stizza della sua vecchia amica, s'incresparono gli angoli della bocca. Con tono bonario, chiese:

- "E allora, hai fatto progetti per l'anno del gallo?" Teresa si rilassò un poco.

-  "Non saprei. A parte la salute e un lavoro migliore, credo che potrei desiderare di cambiare casa. Ma questo non è un progetto, è un sogno. E tu, cosa ti aspetti dal nuovo anno?... Non dirmelo, lo so già. Un viaggio a casa. Questo soltanto ti potrebbe far felice!",

- "Oh, ma io sono già felice...". Bich Vuong aveva disposto con cura la mortadella su di un vassoio di lacca rossa, che dapprima aveva cosparso di lattuga fresca. L'aveva poi decorata con gli spicchi di peperone rosso, sistemandoli a corolla. I cubetti di cetriolo allineati ad arco, formavano il gambo di quel fiore bizzarro. Una vera delizia per gli occhi e, di certo, anche per il palato.

Un giardino colorato e profumato. A questo assomiglia la tavola di ogni pranzo vietnamita che si rispetti. E la donna, "ministro dell'Interno" di ogni casa vietnamita, ovunque essa sia, ne è, sempre e comunque, l'unica artefice.

- "L'anno del gallo di legno... Potere e passione, dicono gli astri. Il potere non m'interessa, è un giochetto per gli uomini e, al fuoco della passione, alla mia età, si tende a preferire sentimenti meno intensi ma più pervicaci. Il fuoco avvampa e si spegne; tenere viva la brace è assai più appagante che provocare fiammate". Bich Vuong continuava ad alta voce i suoi pensieri.

-  "Doàn Thi Diém dei nostri giorni, tu sì che hai le idee chiare. Dove trovi tanta saggezza?" - disse ironica Teresa che, appassionata di poesia, aveva voracemente divorato un libro sulle grandi poetesse del Viét Nam, regalatole da Vuong.

Risero.

-  "Ma lo sai che Diém riuscì a comporre il suo capolavoro poetico solo sul finire della sua vita, quando suo marito, funzionario dello Stato, fu mandato in missione lontano da casa?"

- "Già, mogli e madri non hanno tempo per la poesia. E nemmeno per sé, trovano tempo. Ma lo sai quanto tempo sprechiamo noi donne ad apparecchiare, sparecchiare, cucinare, rigovernare, pulire?".

-  “Ma non è tempo sprecato. È un servizio. Un atto di amore, un contributo alla famiglia".

-  "Dio, non posso crederci! Ma come puoi pensarla così? Sai quante volte siamo costrette a maneggiare piatti, pentole, coperchi, posate, saliera, oliera, pepino, bicchieri, tovaglia, tovaglioli, coltello da pane, tagliere, tritatutto...? Ho fatto il conto. Io l'ho fatto mille novecentocinquanta volte in dieci anni!"

- "Già, senza contare i chilometri che percorriamo fra tavola e fornello e dal fornello all'acquaio, alla tavola, alla credenza... E le colazioni, la merenda per i bambini, il caffè o il tè occasionali. E il pasto per la nonna che, poverina, non riesce a camminare bene e deve essere servita in camera?"

-  "Lo so, ho contato anche quelli: circa ventuno spostamenti al giorno che fanno settemila seicentosessantancinque all'anno"...

-  "Fai contare anche me. Sono sposata da vent'anni. Quasi duecentomila movimenti. Almeno sarà stato utile alla linea."

-  "Se avessimo spostato mattoni avremmo costruito cattedrali, ti rendi conto?[1] E almeno godremmo della riconoscenza dei posteri. Invece no, tutto è dovuto. Non si è costruito un bel niente e domani ci tocca di ricominciare. E poi tu dici che sei felice... Qui c'è motivo d'essere almeno depresse, del resto, non mi hai insegnato che voi chiamate la cucina il 'regno della dea sfortunata'?"

-  "Via, almeno oggi, cerchiamo di farlo col cuore in pace. L'occasione è importante, la compagnia è buona e, coriandolo permettendo, li sazieremo tutti a dovere".

- "Già, chissà perché questo rifiuto del coriandolo? A noi italiani, in genere non piace."

-  "Che c'è di strano? Ai vietnamiti, di solito non piace il formaggio, né la cioccolata".

Teresa mise il bollitore sul fuoco e chiuse la finestra. La dea sfortunata era Thi Nhi. Una leggenda vietnamita ne tramandava il destino: per vicissitudini inenarrabili, quella donna operosa e tenace era stata vittima di una tragedia che l'aveva vista, in un atto supremo dì devozione, perire nel fuoco insieme con i due uomini che aveva amato, il taglialegna Trong Cao e il cacciatore Pham Lang.

Secondo l'antica cre­denza popolare, ancor oggi diffusa nelle campagne vietnamite, l'Impe­ratore di Giada che siede sul trono celeste e governa "il paese della terra e delle acque", toccato da quella vicenda, volle trasformare i tre prota­gonisti - che tanto avevano saputo amare - in geni del focolare. Essi avrebbero vegliato, nel corso del tempo, sulle donne vietnamite e sulla cucina, fulcro della loro casa. Fino a qualche tempo fa, in tutte le cucine vietnamite, era presente un tripode che sorreggeva la pentola in cui veniva cotto il fabbisogno di riso quotidiano: rappresentava i tre personaggi della leggenda, Pham Lang, divenuto genio del focolare, Trong Cao, genio del terreno agricolo e protettore delle risorse famigliari e Thi Nhi, dea della terra che produce, alimenta e riceve i corpi alla loro morte.

- "Che freddo! - Bich Vuong si avvolse nella sciarpa di velluto color porpora - che clima insopportabile, sono vent'anni che cerco di abituarmi al freddo. E dire che al mio paese si va in giro col golfino, a Capodanno". Affondò il cucchiaio di ceramica nella salsa di pesce e cominciò a mescolare. Una puntura di spillo, solo una piccola, insignificante puntura di spillo, ma l'avvertì dritta al cuore. Nostalgia. Si chiamava nostalgia.

A casa, i suoi connazionali stavano preparando l'avvento del Tét oramai da quindici giorni. Rivedeva i rami di pesco (cành dào) coi loro fiori rosa, trasportati a fasci sulle biciclette e sui cyclo-pousse, i lampioncini accesi e lucine sugli alberi, lungo le sponde del Lago della Spada restituita, sentiva lo scoppiettio dei petardi, il vociare nel quartiere delle trentasei strade e i canti delle ragazze, Vieni fratellino, vieni e regalami una stampa di Dóng Ho[2]...

Il Capodanno era il giorno più atteso dai giovani, sanciva il periodo del corteggiamento, quando anche le ragazze potevano trovare quel po' di ardire per sorprendere il giovanotto di cui erano innamorate, tenuto lontano per tutto il resto dell'anno, dal rigore confuciano. Ed era il periodo prediletto anche dai meno giovani, La famiglia al gran completo sedeva attorno alla tavola imbandita, nelle città come nei villaggi. E c'erano tutti, proprio tutti. Anche i morti.[3]

Teresa cominciò a preparare la tavola e a mettere i coperti. Compresi quelli per i morti. Era il terzo Capodanno vietnamita a cui partecipava e ancora non si rassegnava a quell'usanza. - "Questa storia dei morti... Io proprio non capisco", borbottò. Bich Vuong non ebbe esitazioni:

-   "Anche se vivono fuori dal tempo, loro arriveranno puntuali, a mezzanotte. Non c'è niente di più bello che ricevere le anime dei defunti nella propria casa. La terra questa notte sarà piena di anime", sospirò. Da millenni i vietnamiti rinnovano il loro appuntamento con i defunti e Bich Vuong, come ogni anno, aveva organizzato tutto con grande anticipo. Aveva ultimato le grandi pulizie domestiche, tirato a lucido i pavimenti, spolverato ogni soprammobile - anche le statuine in ceramica di Bàt Tràng,[4] scheggiate dal tempo, che raffiguravano i tre vecchi saggi Phùc, Lòc, Tho.[5]  Aveva appeso sulla porta d'ingresso le sentenze parallele, messo a macerare le erbe per il liquore ed acquistato gli ingredienti per i bành ckung.[6] Era anche riuscita a scovare in un armadio la vecchia, ma ancora bellissima, tovaglia in seta di Van Phùc,[7] con i decori in rosso e oro. Mancavano solo i petardi che, secondo la tradizione, avrebbero dovuto scacciare gli spiriti maligni. Ma a Bich Vuong non piacevano i petardi, l'aveva sempre ritenuta una pratica pericolosa e, del resto - si consolava fra sé e sé - anche il governo vietnamita da qualche anno metteva al bando quell'usanza, in ragione dei numerosi incidenti che ogni anno ne derivavano.

-  "Speriamo che Danh non porti quella rompiscatole della sua nuova fidanzata. È così petulante!" - la voce querula di Teresa distolse Bich Vuong dai suoi pensieri.

- "Niente polemiche. Oggi non si litiga né si giura, così si dice da noi".

- "Allora... ci vuole la musica!" - Teresa, con atteggiamento conciliante, accese il riproduttore stereo e d'improvviso la piccola cucina fu immersa nei suoni tradizionali del lontano Viet Nam. Gong, cimbali, tamburi, legnetti e il melodioso Dàn bau, riportarono Bich Vuong ad un tempo lontano, alle parole di sua madre che la invitava con dolcezza a fuggire il suono del monocordo... Le ragazze, non devono sentire il suono del Dàn bau, le diceva, cercando di proteggerla dalle emozioni che il canto d'amore di quello strumento portentoso avrebbe potuto suscitare in lei.

Nuovamente Bich Vuong fu persa nei suoi indelebili ricordi. I genitori, la nonna con cui aveva trascorso l'infanzia, la vecchia casa del bisnonno. Era grande, bella e romantica quella casa, edificata su di un appezzamento di terreno, con alberi fruttiferi e palme da cocco. Come le piacevano le palme! E lì, poco discosto, v'era un piccolo ruscello ricolmo di pesciolini rossi. Sua nonna aveva costruito un pontile, che lei aveva prescelto come posto speciale per i suoi giochi di bambina. La casa dava su di un cortile spazioso ed era circondata da una siepe verde con le bacche rosse ed un giardino con alberi da fiore, un miscuglio variopinto di colori e profumi. Le pareva ancora di respirare il profumo del "Fiore delle sei", cosiddetto perché ogni giorno, all'imbrunire, rilasciava il massimo del suo profumo intenso e dolciastro. Un alto cancello delimitava l'ingresso della proprietà, imponente sipario che proteggeva la casa dagli sguardi indiscreti; era avvolto, come in un manto verde, da fitti rampicanti.

Amava la natura Bich Vuong e sentiva quella rigogliosa vegetazione come parte integrante di sé. Ricordava bene la sua eccitazione allo schiudersi di ogni fiore e quanto si inebriasse a quel profumo. La luna languida nel ciclo della sera sapeva infonderle serenità e il vento leggero che si levava dal canale, la rinfrescava nei periodi più afosi. Ogni suo risveglio era precoce poiché ancora prima del sorgere del sole, gli uccellini col loro cinguettare le davano il buongiorno. E verso sera, attendeva il suono delle campane della vicina pagoda, accompagnato dal profumo dei bastoncini d'incenso che sua nonna accendeva sull'altare del Buddha. Quei rintocchi e quell'odore acre, erano il dolce preludio al suo sonno ed ai suoi delicati sogni di ragazza. Semplicità e bellezza...  Ora era lontana nello spazio e nel tempo e si struggeva all'idea di non poter più rivivere quelle sensazioni così intense. Torino, la sua città, aveva un fiume, un parco bellissimo, con tanti fiori, alberi ed uccellini ma, dov'era la sua infanzia, dov'era quel posto dell'anima? E chi poteva ridarle il suo passato?

Teresa che, nel frattempo, aveva inumidito le gallette di riso per gli involtini, interruppe bruscamente il corso tumultuoso dei suoi pensieri. - "Sono finite le carote!" disse prosaica. Bich Vuong le rivolse uno sguardo assente. -  "Ho capito, sei altrove! Faccio un salto al mercato, così prendo del prezzemolo per sostituire il coriandolo". Subito, Bich Vuong tornò al presente. Si udì dire perentoria:

-  "Compra pure le carote, ma il prezzemolo proprio no. Il coriandolo, come il nostro ricordo, è insostituibile".

 

di Huynh Ngoc Nga e Sandra Scagliotti
Secondo premio del I Concorso Lingua Madre
in Lingua Madre Duemilasei.
Racconti d
ì donne straniere in Italia  (Edizioni SEB27)


 

[1] Il bizzarro conteggio ci è stato ispirato da Lidia Falcòn, in JOSÉE LARTET-GEFFARD (a cura di), Paroles des femmes, Parigi, Albin Michel 2003.

[2] Dòng Ho, villaggio tradizionale celebre per la produzione L'artigianato vietnamita ha una lunga e interessante storia che si dipana all’interno della siepe di bambù, nel cuore di ogni villaggio, dove, ancora oggi, manufatti di uso quotidiano o di impiego particolare - vengono prodotti con sapienza e abilità. Il villaggio artigianale professionale, enclave importante nella vita economica e sociale del Viet Nam, costituisce un momento di memoria collettiva e, al tempo stesso di innovazione.

[3] II Tét è il giorno in cui si crede, in Viét Nam, che gli antenati di ogni famiglia tornino sulla terra.

[4] Bàt Tràng è uno dei villaggi artigianali del Viet Nam più antichi e noti nel settore della produzione di ceramica. È situato sulla riva del Fiume Rosso, a circa dieci chilometri dalla capitale. Sorto nel XV secolo (dinastia Tràn), deve la sua fortuna alla tipica terra d'argilla bianca, particolarmente pregiata.

[5]Phùc, Lòc, Thp, i tre Immortali della fortuna, detti anche "Stelle divine". Si tratta della simbologia più importante e diffusa nelle case vietnamite. Secondo la tradizione, essi integrano prosperità, salute, fortuna eccezionale, potere autorità, successo e longevità.

[6] Dolce di riso glutinoso farcito con carne di maiale e fagiolini verdi, che vengono consumati con la salsa di pesce - nuòc màm.

[7] Van Phùc, villaggio di produzione artigianale della seta.