PUBBLICAZIONI      MEKONG 2012-01
 

L'ADDIO A STELLINA VECCHIO VAIA,

LA PARTIGIANA "LALLA" CHE FU GUIDA DI CADORNA di Antonia Benedetto

 

Dopo la perdita di Spartaco Ricaldone, per lunghi anni colonna fondamentale del Comitato della Lombardia dell'Associazione Nazionale Italia-Viet Nam, ci ha lasciati un'altra amica storica del Viet Nam, Stellina Vecchio. I funerali si sono svolti nel piazzale della Camera del Lavoro, in presenza di tanti amici italiani e vietnamiti che, in Stellina, hanno sempre trovato un aiuto appassionato, solidarietà e amicizia.

Schierata in favore dei diritti di tutti, delle donne in primo luogo, Stellina, il cui padre era uno dei delegati al Congresso di fondazione del Partito Comunista, si iscrive nel PCI e all'indomani dell'8 settembre '43 inizia la lotta partigiana nel Corpo Volontari della Libertà, organizzando i Gruppi in difesa della donna. In qualità di staffetta, il 24 aprile 1945, mentre portava a Niguarda l'ordine di insurrezione viene intercettata dal fuoco fascista che uccide la compagna che era con lei Gina Galeotti Bianchi, la compagna Lia.

Nel 1948 viene eletta deputata; in seguito sarà la prima donna a far parte della Segreteria della Camera del Lavoro di Milano, dopo anni di impegno nel sindacato. Sul versante internaziona­lista, annovera la costituzione del Comitato Spagna Libera - con lo scopo di portare solidarietà e aiuti alle famiglie dei perseguitati politici del regime fascista di Franco - e la fondazione dell'Associazione Italia-Vietnam di cui diviene presidente, organizzando iniziative di solidarietà con il popolo vietnamita, opere di ricostruzione nel campo sanitario ospedaliero e scolastico

Il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, nel corso delle esequie, ha ricordato che: "Con Stella Vecchio se ne va una donna semplice e umile, che ha sempre lottato per la democrazia"; alle parole del Sindaco hanno fatto eco quelle di Roberto Cenati, dell'ANPI di Milano e Provincia che ha commemorato Stellina - componente della Presidenza Onoraria dell'ANPI di Milano e per diverso tempo membro del suo Consiglio Nazionale -, ricordandone il ruolo di grande protagonista della Resistenza. "Una grande donna - ha detto Cenati -, che ha dedicato tutta la vita all'impegno per costruire una società più libera e più giusta: la sua è stata una scelta di vita caratterizzata da un forte impegno antifascista, internazionalista e da un instancabile sforzo per promuovere le lotte per l'affermazione dei diritti della donna e per la sua emancipazione".

La partigiana Lalla, nel corso della Resistenza - ha ricordato ancora Cenati - "ha l'incarico di tenere i collegamenti, come staffetta partigiana del Comitato lombardo delle Brigate Garibaldi, con la Valsesia, dove agiscono le formazioni di Cino Moscatelli".

"La Valsesia per noi - racconta Stellina nel libro La bicicletta nella Resistenza, era un luogo mitico un posto dove erano forti e organizzati i gruppi partigiani, in gran parte garibaldini. Così cominciarono anche i miei eterni viaggi in bicicletta. Il posto fisso dove portavo il materiale era Valduggia. A volte facevo anche 30-40 chilometri in una sola tirata, ma allora ero giovane e forte e, semmai, la cosa che più temevo, non era la fatica ma il rischio di imbattermi in un posto di blocco di fascisti o di tedeschi".

Fra le tante missioni che Stellina svolgerà in quel periodo, v'è il suo incontro con Raffaele Cadorna - l'alto ufficiale designato dal CLNAI a comandare le forze partigiane, con Ferruccio Parri e Luigi Longo quali vice -, cui farà da guida. Nel dicembre del 1944, Cadorna, in compagnia del generale Vittorio Palombo, si recò per un'ispezione militare in Valsesia. Cadorna arrivò in auto fino a Grignasco, da dove a piedi, per evitare il blocco fascista di Borgosesia, raggiunse Valduggia, guidato dalla giovane staffetta Stellina Vecchio del Comando generale delle Brigate Garibaldi che lo portò fino all'alberghetto della Posta. Alle prime luci dell'alba del 21 dicembre 1944 Cadorna e Palombo furono di nuovo affidati alla staffetta che li riaccompagnò a Grignasco.

"Nella fase finale della Resistenza - ha continuato Cenati -, Stellina era entrata a far parte dei Gruppi di Difesa della Donna dei quali era responsabile per Milano Vera Ciceri. Nel libro di Mirella Alloisio e di Giuliana Beltrami Volontarie della Libertà si fa cenno alla partecipazione di Stellina, il 18 aprile 1945, ad una manifestazione di un migliaio di donne che partono da piazza Castello, dirette in municipio e in prefettura per reclamare pane e pace. Quando giungono dietro il Duomo, Stellina con un'altra partigiana, improvvisa un comizio volante, subito interrotto dalla Muti: ma le donne, con Stellina in testa, non si fanno intimidire, nonostante i colpi di arma da fuoco sparati dai fascisti. Stellina e altre vengono bloccate in un portone e devono esibire i documenti. I militi, infuriati, gridano alle donne di mandare, contro di loro, i rispettivi mariti, se ne hanno il coraggio. Stellina, allora, grida: 'Ci verremo tutti insieme, fra pochi giorni!'... Ma è proprio durante la sua partecipazione ai Gruppi di Difesa della Donna che accadrà quell’avvenimento, l'uccisione di Gina Galeotti Bianchi, il 24 aprile 1945, nel corso dell'insurrezione di Milano, iniziata a Niguarda, che ha segnato profondamente la vita di Stellina.

Diversi anni fa, in un incontro dedicato alla Resistenza, con Stellina Vecchio e Nori Brambilla Pesce, svoltosi presso la Sezione di Porta Venezia -, mentre Nori raccontava della sua drammatica esperienza nel lager di Bolzano, Stellina parlò a lungo di quel tragico scontro che vide la morte della sua compagna Gina Bianchi". Stellina ricordava le parole che Gina Bianchi, la partigiana Lia, le sussurrò quel giorno: "Mi disse che quello era per lei un gran giorno, le avevano detto che era in corso un'azione per liberare suo marito da San Vittore. Avrebbe potuto rivederlo ancora e insieme avrebbero potuto aspettare la nascita del loro bambino che sarebbe avvenuta quando i fascisti non ci sarebbero più stati". Ma una raffica di mitra partita da un camion tedesco pone fine alla vita della partigiana Lia". Fece fatica "Lalla" a riprendersi; poi con il lavoro, i nuovi compiti politici, la gioia per la sconfitta del fascismo, la vita lentamente cominciò a riprendere il suo corso.

Dopo la liberazione, nella sede della delegazione della Direzione del PCI in via Filodrammatici, conosce Alessandro Vaia, il leggendario comandante garibaldino nella guerra di Spagna, medaglia d'argento della Resistenza, comandante partigiano nella lotta di liberazione nelle Marche e poi a Milano, dove assume l'incarico di commissario di guerra del Comando Piazza, che coordinerà l'insurrezione vittoriosa del 25 aprile.

"Tra le commissioni di lavoro della delegazione del PCI - ricordava Alessandro Vaia nel suo libro Da galeotto a generale -, le più importanti erano quella di organizzazione e quella femminile. Attorno a Estella (Teresa Noce) ruotava un gruppo numeroso di compagne, quasi tutte giovani, tra le quali Marina Sereni, Gisella Floreanini, Mariolina Beltrami, Stella Vecchio... Fu qui che conobbi la mia compagna, che sposai un anno dopo. La chiamavano Stellina, non perché fosse esile come un giunco, ma per non confondere il suo nome con quello di Estella. I suoi pretendenti non erano pochi e alcuni con qualità non facili da superare; tuttavia riuscii a spuntarla e ne rimasi contento".

Nel 1948, quando nacque il figlio Franco, Stellina era stata appena eletta deputato; Estella - che sotto la sua scorza dura ebbe sempre molta tenerezza per i bambini -, la ospitò a casa sua e di Longo, perché potesse allattare il piccolo e frequentare le sedute alla Camera. "Longo - ricordava Alessandro Vaia -, andò personalmente a riceverla alla stazione Termini; le prese il bambino e lo portò sulle braccia tese, delicatamente, come si porta un dono".

Stellina viene eletta in Parlamento con la consultazione del 18 aprile di quel terribile 1948 che vide la sconfitta del Fronte Popolare e l'attentato a Togliatti; è tra le più giovani deputate presenti. Con Camilla Ravera, Nella Marcellino, Marisa Rodano, Fina Re e tante altre è protagonista di eccellenza nelle battaglie per i diritti delle donne e nel durissimo scontro, portato sino all'ostruzionismo, per impedire l'ingresso dell'Italia nel Patto Atlantico.

Dal 1945 al 1946 è la prima segretaria dell'Unione Donne Italiane a Milano. Nel 1951 la ritroviamo alla Camera del Lavoro di Milano dove dirige la commissione femminile. Sono gli anni in cui viene conquistata la Legge sulla maternità che bisogna far rispettare dal padronato. Stellina è la prima donna che entra come vicesegretaria della Camera del Lavoro di Milano con Italo Busetto.

Negli anni Sessanta è segretaria del Sindacato abbigliamento della Cgil, e organizza con il sindacato le famose lotte delle operaie tessili milanesi. Dopo anni di impegno diretto, Stellina lascia il Movimento Sindacale e la ritroviamo a Sesto San Giovanni nel 1972, quale Capo Ufficio Stampa del Comune. Poi, con Pesce, Roasio e Vaia, lavora alla costituzione del Comitato Spagna Libera che svilupperà un'intensa campagna di solidarietà e di aiuti alle famiglie, ai figli dei perseguitati politici del regime di Franco, allora ancora in vita.

Nel 1979 partecipa alla fondazione del Comitato Lombardo Italia-Vietnam, di cui diviene segretaria, e presidente, organizzando iniziative di solidarietà con il popolo vietnamita, opere di ricostruzione nel campo sanitario ospedaliero e scolastico.

Ricorda ancora Cenati: "Una delle più belle immagini che serbo di lei, risale al giorno del suo novantesimo compleanno. Ricordo la voce ferma e decisa e le parole che pronunciò: 'nei momenti tenibili della dittatura fascista furono i giovani a restituire la libertà e la democrazia al nostro Paese. Anche quelli che stiamo vivendo sono momenti critici e pericolosi, per questo l'ANPI deve continuare a lavorare nelle scuole'.

Occorre dunque che le giovani generazioni ridiventino, come nel terribile periodo del ventennio fascista, protagonisti del cambiamento, raccogliendo il testimone che Ì partigiani hanno loro trasmesso.

Ricorda Sandra Scagliotti, oggi Console onorario della R.S. Viet Nam, "Quando, verso la fine degli anni Settanta, entrai a far parte dell'Associazione Nazionale Italia-Viet Nam, allora presieduta dall'On. Ettore Masina, rimasi subito ammirata - ed anche un po' intimorita, per la verità.,-, nel trovarmi a fianco di tanti personaggi che avevano concorso a siglare la storia contemporanea del nostro Paese. Fra questi, mi colpì particolarmente Stellina, con il suo garbo, la sua eleganza, la sua calma e gentilezza che tuttavia mal celavano una ferrea determinazione. Molte volte ebbi modo di rivolgermi a lei, per fugare dubbi o chiedere suggerimenti e consigli. Non risparmiò critiche talvolta, ma ebbe sempre parole di incoraggiamento. Stellina, che ha dato molto all'Italia, sul fronte internazionale si è distinta soprattutto per la sua attività rivolta al Viet Nam; insignita della medaglia all'ordine dell'Amicizia, conferitale dal governo vietnamita, ha a lungo guidato l'Associazione e particolarmente il comitato lombardo, ancor oggi fra i più attivi in territorio nazionale.

Con lei se ne va non solo un'amica e una fonte inesauribile di memoria storica ma la testimone di un'epoca, un esempio di cittadina e donna consapevole - in un mondo in cui la condizione di genere è mortificata e i modelli a cui riferirsi scarseggiano. La voglio ricordare così come la vidi nel settembre 2009, a Milano, dinnanzi al Presidente vietnamita Nguyen Minh Triet, in occasione della sua prima visita di Stato in Italia. Stellina gli rivolse un vibrante discorso" e, fra gli scrosci di applausi, lui, commosso, la strinse forte a sé..."