Libri sul VIet Nam

"PER VIA DI TERRA"
In treno da Hanoi a Mosca
 

PER VIA DI TERRA. IN TRENO DA HANOI A MOSCA
Massimo Loche*   -  Edizioni  VOLAND - pp. 141

Un piccolo libro ci trascina in un mondo che non esiste più. Un mondo dove il corrispondente dell'Unità, organo del partito comunista italiano, nel 1974 decide di affrontare un viaggio attraverso la mitica Transiberiana, la linea ferroviaria più lunga del mondo.
Da Hanoi alla Mosca di Breznev passando per la Cina di Mao. Due titani che si sfidano e si temono tra le pieghe dell'Asia.
Carrozze che si inoltrano in un tempo e in uno spazio sospeso, abitato da personaggi incredibili. E tutto sembra immobile eppur fuggente. In un viaggio magico, attraverso i misteri e le leggende del XX secolo.

(Fiammetta Cucurnia - il venerdì di Repubblica - 9 gennaio 2015)
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*MASSIMO LOCHE è giornalista e ha collaborato con numerose testate. Per l'Unità è stato corrispondente in Algeria e Viet Nam negli anni '70 del secolo scorso. Ha poi lavorato a Rinascita e all'Espresso occupandosi di politica internazionale e all'Unione Sarda di cui è stato direttore.
In seguito ha lasciato la carta stampata per la televisione lavorando prima al TG3, e poi come corrispondente da New York. Dal 2000 al 2005 è stato vicedirettore di Rainews 24.
Oggi si dedica prevalentemente a trasmettere le sue conoscenze ai giovani insegnando in diversi corsi di giornalismo.

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VENT'ANNI DOPO... PIÙ ALTRI VENTI PRIMA
Il viaggio raccontato in queste pagine lo feci nel novembre 1974, partendo da Hanoi, dove lavoravo come corrispondente dell'Unità. Attraversai il Vietnam del Nord, ancora in guerra, la Cina, dove ancora Mao era presidente, poi la Mongolia e con la Transiberiana raggiunsi Mosca. Un viaggio non banale ancora oggi, ma che allora sembrava quasi impossibile e infatti organizzarlo non fu semplice.
In quei giorni comunque non pensavo certo di scriverci un libro, avevo progettato un reportage per l'"Unità" se non altro per giustificare la mia scelta, che a Roma appariva almeno bizzarra. Ma non lo scrissi: arrivato in Italia mi godetti le vacanze e non pensai più al viaggio. Lasciavo il Vietnam per la prima volta dopo quasi due anni, e non erano stati anni facili.
Il 1974 - vale la pena ricordarlo - era stato un anno ricco di avvenimenti. In Italia a maggio il referendum per abrogare la legge sul divorzio non passa e nello stesso mese un attentato terroristico contro una manifestazione antifascista a Piazza della Loggia a Brescia provoca otto morti e oltre cento feriti; in agosto una bomba esplode in una carrozza sul treno Italicus a San Benedetto Val di Sambro nell'Appennino emiliano, i morti sono dodici e i feriti quarantotto.
Entrambi gli attentati sono attribuiti al terrorismo "nero". Nell'aprile le Brigate Rosse con il sequestro del giudice Mario Sossi si impongono all'attenzione del Paese ma in settembre il loro capo Renato Curcio viene arrestato.
Cadono due dittature. In Portogallo i militari insorgono contro il governo di Marcelo Caetano, successore di Antonio de Oliveira Salazar, ponendo fine a una dittatura fascista che durava dal 1926, e danno inizio alla Rivoluzione dei Garofani che riporta il Paese alla democrazia. In Grecia finisce la dittatura dei Colonnelli che durava dal 1967, il ritorno di Konstantinos Karamanlis permette elezioni e un referendum che mette fine alla monarchia.
Ma l'avvenimento più importante dell'anno, anche per le conseguenze che avrà sulla guerra del Vietnam, è l'uscita dalla scena politica del presidente degli Stati Uniti Richard Nixon. Travolto dallo scandalo Watergate, il 9 agosto si dimette per sfuggire all'impeachment.
In Vietnam invece il 1974 è un anno grigio, di transizione. Gli accordi di Parigi non hanno portato la pace, e la guerra tra Nord e Sud Vietnam continua in uno stillicidio di attacchi e contrattacchi che sono denunciati da entrambe le parti come violazione degli accordi di pace. Il Vietnam sembra uscito dalla scena mondiale e lo è sicuramente dalle prime pagine dei giornali.
Ad Hanoi ero arrivato, quasi fortunosamente, il 25 dicembre 1972 e ci ero arrivato proprio grazie al Natale.
Nel novembre 1972 ero ad Algeri e preparavo i bagagli per ritornare in Italia dopo tre anni passati come corrispondente dell'"Unità". Luca Pavolini, allora condirettore del giornale - il direttore era Aldo Tortorella - mi chiamò al telefono proponendomi di partire per il Vietnam e aggiunse: "Oramai la pace è firmata, goditi le vacanze e a gennaio, con calma, potrai partire." Ovviamente accettai subito, quasi senza riflettere. Certo i miei piani per il futuro cambiavano radicalmente, dopo tre anni sentivo il bisogno di tornare in Italia, ma sarei stato testimone dell'arrivo della pace in Vietnam, un fatto storico, e comunque il ritorno in patria sarebbe stato rinviato per un periodo relativamente breve: allora l'"Unità" mandava i suoi corrispondenti ad Hanoi per soli sei mesi, viste le difficili condizioni di vita che esistevano in quel Paese in guerra e poverissimo. Ma le cose andarono diversamente.
La mattina del 18 dicembre una telefonata mi raggiunse a Cagliari, dove passavo le vacanze nella casa dei miei genitori. "Gli americani stanno bombardando Hanoi, devi partire subito." E subito partii per Mosca dove avrei dovuto ritirare il visto vietnamita e prendere l'aereo, un turboelica Ilyushin Il-18 che a balzelloni, passando per Erevan, Karachi, New Delhi, Rangoon, Vientiane raggiungeva Hanoi.
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