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CAMBOGIA: Un mondo d'Acqua  -  2004  Febbraio


Un mondo d'acqua
Con il fiume Mekong, il lago Tonlé Sap è uno dei simboli della Cambogia. Uno strano posto anfibio dove le scuole e le stalle sono su palafitte, i negozi viaggiano su piccole barche a remi e gli orti galleggiano nella corrente. Un ecosistema unico minacciato dalla modernità.

di Pietro Tarallo


Sim e Tor, amici inseparabili, hanno promesso a Buddha di portargli ogni giorno un mazzo di fiori di loto appena colti. Una specie di voto per assicurarsi che li assista negli esami di fine anno.
Tutti i giorni, all'alba, prima di andare a scuola, si spingono fino alla foce del fiume Siem Reap, che si immette nel lago Tonlé Sap nei pressi dell'imbarcadero di Phnom Krom, quasi totalmente invasa dalle smisurate foglie dei loti da cui spuntano boccioli rossi e rosa. Poi, con la loro piccola barca a remi raggiungono la scuola: un piccolo edificio costruito su una grande piattaforma su palafitte.
Nelle due minuscole aule dalle pareti di bambù intrecciato si stipano, attorno a banchi improvvisati e su stuoie distese sul pavimento, più di sessanta studenti. Tutti piccolissimi, tutti sorridenti.
Sen Batang, giovane maestro elementare arrivato qui cinque anni fa dalla capitale Phnom Penh, fatica a riportare il silenzio fra i suoi scolari meravigliati di vedere un occidentale con occhiali e barba, spettacolo raro in questo angolo appartato della Cambogia.
Gli chiedo della vita sul "Grande Lago". "Il Tonlé Sap è il cuore d'acqua della Cambogia, si apre a 15 chilometri da Siem Reap, cittadina alle porte di Angkor, la splendida capitale dell'antico regno Khmer. Durante la stagione delle piogge portate dai monsoni estivi, quando il fiume Tonlé ingrossato vi fa affluire grandi quantità d'acqua, può arrivare anche a 20 mila chilometri quadrati, mentre nella stagione secca si ritira e non supera i 3 mila. Le acque del lago raggiungono il massimo livello tra luglio e novembre, rendendo così il Tonlé Sap una sorta di enorme mare interno, mentre quello minimo si registra tra febbraio e maggio", mi spiega con didattica precisione.
"Un pendolo che si rinnova ogni anno e regola la nostra vita. Soprattutto consente di pescare una notevole quantità di pesce. Ogni anno, infatti, si pescano circa 80 mila tonnellate di pesce che, con quello proveniente dal Golfo del Siam, sono l'alimento base per 12 milioni di cambogiani. È con i piccoli pesci, chiamati trey pruol e trey riel, che si prepara la prahoc, il condimento nazionale, una sorta di paté, dal gusto molto forte".
E subito emerge il problema ambientale: questa pesca miracolosa crea in realtà un'ecatombe che di anno in anno impoverisce le acque del lago e contribuisce a mettere in pericolo la sopravvivenza della fauna ittica di quest'area dichiarata nel 1997 Riserva della biosfera dall'Unesco.
Sempre in barca, raggiungo il villaggio flottante di Chong Kneas, un gruppo di case di legno e paglia ancorate a 10 chilometri dalla costa, che secondo l'andamento della maree si sposta e cambia sede, come gli altri sessanta insediamenti disseminati lungo le coste del lago. Sono abitati da alcune famiglie d'origine Cham, molte delle quali di religione musulmana, originarie del Vietnam del Sud. Insediatesi qui ormai da parecchi secoli, sono state decimate dai Khmer Rossi tra il 1975 e il 1979.
Fra le case, in parte sostenute da palafitte e in parte galleggianti, la vita segue i ritmi di sempre: uomini e donne si lavano, le ragazze fanno asciugare i lunghi capelli neri sulla riva, le massaie cucinano, i gatti sonnecchiano al sole, un vecchio zappetta il suo orto galleggiante. Vi sono anche alcuni allevamenti di pesci collegati da passerelle al retro delle case. E poi moschee, templi buddhisti, negozi, caffè, minuscoli ristoranti e dispensari.
Più oltre c'è il "Freshwater Fish Exibition", un'ampia struttura con acquari e vasche fatte di reti dove guizza un numero incredibile di pesci. Qui incontro Jean Pierre Marechal, direttore della Scuola Francese dell'Estremo Oriente. Ama questo Paese e la sua gente e, davanti a una tazza di tè al cardamomo, ha voglia di raccontarlo. Dice: "Angkor è stata costruita nelle vicinanze del Tonlé Sap perché per i suoi abitanti il lago era una gigantesca riserva: di cibo, per la quantità di pesci; di acqua, che era necessaria ad alimentare canali e bacini interni, e di limo, usato per fertilizzare i campi. Ma anche perché il "Grande Lago" nella cosmologia religiosa indù rappresentava l'"Oceano Sacro". Inoltre, si credeva che sul fondo esistesse un canale che collegava la capitale khmer all'India e a Ceylon, terre sacre a Buddha e alle divinità indù.
Qui vennero combattute le battaglie navali tra Khmer e Cham illustrate dai bassorilievi del Bayon, il maestoso complesso di Angkor dedicato ad Avalokiteshvara, il Buddha della Compassione, il cui viso ripetuto ossessivamente è l'immagine di Jayavarman VII, il re che nel XII sec. fece costruire il tempio".
Svay Memot mi accompagna invece nella vicina Riserva Ornitologica di Prek Toal, santuario abitato da un numero incalcolabile di uccelli, tra cui spiccano alcune specie rare come il marabù indiano, il tantalo malese, il pellicano dal becco macchiato e la gru asiatica.
"Qui, e in tutto il resto del lago, gli uccelli si vedono durante la stagione secca, quando le acque si ritirano e loro sono costretti a dividere spazi sempre più ristretti, concentrandosi così sulle zone dove è più facile nidificare e trovare cibo", spiega il naturalista, che ha dedicato la vita allo studio degli uccelli migratori e delle loro abitudini. Poi, anche lui, non può non parlare della questione ambientale: "Ma anche loro sono in pericolo, sia per l'uso indiscriminato di pesticidi nelle risaie che circondano il bacino sia per il progressivo inquinamento delle acque, senza considerare la folle caccia cui molte specie sono sottoposte e il taglio delle mangrovie dove nidificano". Fuori della Riserva, incontro un gruppo di barche disposte a semicerchio che pescano dall'alba al tramonto utilizzando ancora tecniche antiche. "Siamo rimasti in pochi a farlo", afferma orgoglioso il vecchio Sim Tap. "I nostri padri conoscevano settantadue modi diversi per catturare i pesci, ma oggi i giovani preferiscono fare meno fatica e usare il plastico o le reti a strascico. Pescano di più, ma distruggono tutto".
Attraverso il lago fra panorami di antica armonia e voli eleganti di aquile pescatrici dalla testa bianca per raggiungere la riva occidentale. Kompong Luong è una "Venezia esotica" abitata da circa 10 mila persone. Le donne del villaggio da sempre intrecciano vimini e creano oggetti di terracotta. A tratti sollevano il capo dal lavoro e guardano indispettite le barche che solcano le acque ad alta velocità.
Questi simil-aliscafi che fanno servizio fra Siem Reap e Phnom Penh sono una metafora della situazione del "Grande Lago", diviso tra modernizzazione e conservazione del fragile equilibrio del suo sistema naturale e sociale. Comperati in Malaysia per poche migliaia di dollari, in pessime condizioni, riversano nelle sue acque i resti del loro carburante altamente inquinante.
Mentre all'interno, il mondo arcaico e silenzioso del Tonlé Sap è cancellato dal gelo dell'aria condizionata e dal volume altissimo dei film di kung-fu trasmessi senza sosta da una tv collegata a un videoregistratore.