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Grazie LUL┘  -  1998 Ottobre


Storie dell'Altro Mondo Grazie Lul¨
Per JoAnn, che l'aveva adottata, la piccola vietnamita aveva una autentica venerazione: quando ebbe l'occasione, non si tir˛ indietro.

 M.Nikura


Lul¨ era un'orfana vietnamita, una delle tante, una delle pi¨ fortunate. Dopo un lungo percorso attraverso la vita, il tempo e lo spazio, era stata finalmente adottata da una famiglia americana. Nessuno conosceva esattamente la sua etÓ, e i sanitari che l'avevano visitata non avevano saputo dire altro che "molto giovane, generalmente sana". Questo era quanto, e agli Altman, la coppia di americani di mezza etÓ che l'avevano presa in casa, era bastato. Non parlava una parola d'inglese, Lul¨, ma era affettuosa, di compagnia e molto educata. E questo alla signora JoAnn Altman, per il momento bastava.
"Senza di noi avrebbe fatto una brutta fine" diceva JoAnn alle amiche, guardandola giocare con gli occhi umidi di tenerezza e di autocompiacimento.
Certamente, il mondo di Pittsburgh, dove gli Altman abitavano, la loro casa di sobborgo, la loro vita di pensionati, erano molto diverse dal mondo di campi, serpenti, monsoni, risaie e contadini, dai quali lei veniva: e se qualcuno fosse riuscito a capirla, forse avrebbe visto nelle fessure sottili degli occhi di Lul¨ qualche luce di nostalgia e di tristezza.
Ma, per essere obbiettivi, la sua nuova esistenza non era poi tanto male. La signora, JoAnn era premurosa, materna. Il marito non era quasi mai in casa, perchÚ investiva gli anni del suo pensionamento in lunghe spedizioni di pesca con gli amici. Il cane di famiglia, Bear, era un po' geloso, come lo sono spesso i cani con gli ultimi arrivati in casa, ma non dava fastidio. E il cibo era ottimo e abbondante, fin troppo.
Lul¨, che era arrivata magrissima, quasi smunta, era ingrassata a vista d'occhio. Come tutti coloro che hanno avuto fame, non sapeva dire di no al mangiare, soprattutto ai dolcetti e alle torte che JoAnn sfornava con implacabile gentilezza. Ma ora, in un momento di terrore, il mondo di Lul¨ le stava crollando addosso.
Davanti a lei, nella roulotte che il signor Altman aveva portato sulle rive di un lago, per andarsene da solo a pescare, JoAnn si era accasciata sul pavimento, i pugni stretti sul petto, la voce ansimante.
"Aiuto, aiutatemi, sto morendo, un attacco di cuore" mormorava la donna, e se Lul¨ non sapeva di medicina, aveva visto abbastanza dolore nella sua terra di origine per non sentire sbattere sulla roulotte l'ala della morte.
Ma che poteva fare, lei, per salvare quella donna buona che l'aveva adottata? Lo stupido cane, Bear, guaiva, saltellava e abbaiava isterico attorno alla padrona caduta, ma il signor Altman era troppo lontano, con la sua canna da pesca, per sentirlo.
La roulotte era parcheggiata distante dalla strada, isolata, e nessun automobilista avrebbe mai potuto udire i rantoli di JoAnn o i latrati di Bear. Non c'era telefono, ovviamente, e se anche ci fosse stato, quale centralinista di polizia o pronto soccorso avrebbe mai potuto capire un'orfana vietnamita nel panico?
No, la vita di quella donna era tutta sulle spalle di Lul¨. Corse fuori, ruzzolando dai gradini dello sportello della roulotte, ferendosi, gocciolando sangue. Corse verso la strada e cominci˛ a gridare con quanto fiato aveva nei suoi piccoli polmoni vietnamiti: nessuno si ferm˛.
Tempi disperati richiedono decisioni disperate: Lul¨ decise di rischiare la sua vita per quella di JoAnn.  Corse in mezzo alla strada, si piant˛ a gambe larghe sulla carreggiata, urlando con gli occhi chiusi. Sentý uno strepito di clacson, un gran stridore di freni, una voce imprecante, e quando aprý gli occhi si vide davanti un uomo americano che a lei, piccola vietnamita, dovette apparire gigantesco.
Non perse tempo in spiegazioni e dialoghi in un linguaggio che l'uomo non avrebbe capito. Punt˛, astutamente, sulla sua evidente furia, e si mise a correre verso la roulotte, sicura che lui l'avrebbe seguita, per sgridarla, per avvertire gli adulti. Si ferm˛ sulla soglia della roulotte, per accertarsi che lui l'avesse seguita, e quando lo vide arrivare sbuffando e sacramentando, entr˛. E quando l'automobilista, furibondo, entr˛ anche lui, JoAnn fece appena a tempo a rantolare: "Mi aiuti, sto morendo" prima di svenire.
Dicono i medici del Pittsburgh Memorial Hospital che se JoAnn fosse arrivata in unitÓ coronarica 15 minuti pi¨ tardi, non ci sarebbe stato pi¨ niente da fare.
Ma JoAnn, ora, sta bene. ╚ tornata a casa, da Lul¨, dalla piccola orfana vietnamita che l'ha salvata con la sua intelligenza, con il suo coraggio, con la sua dedizione. Come ringraziamento, JoAnn le ha portato un vassoio intero di ciambelle alla vaniglia e alla marmellata, il suo dolce preferito