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CAO DAI  -  1997 Febbraio
 


Figli di un dio kitsch
Cao Dai. Una religione, certo. Ma anche un rifugio spirituale per oltre due milioni di vietnamiti orfani dell'utopia comunista

di Enrico Comerio

È l'ora della preghiera nella cattedrale di Long Hoa. Avvolti nelle loro tuniche candide, mille, forse duemila fedeli s'inginocchiano rivolti verso l'enorme globo azzurro sulla cui superficie risplende l'occhio di dio, simbolo della religione Cao Dai. Poi si prostrano fino a toccare con il capo il pavimento di marmo. Si rialzano. Si ripiegano. Si rialzano di nuovo, lentamente. E si ripiegano ancora, tutti insieme, come una grande onda bianca che sale e scende sotto le volte di questo tempio che è un po' chiesa cattolica e un po' pagoda taoista, gopuram hindu e santuario buddhista.
Succede quattro volte al giorno, a distanza di sei ore esatte l'una dall'altra. E ogni volta lo stesso mare di fedeli che ondeggia silenzioso in un labirinto di colonne laccate di rosso e giallo, fra figure di draghi cinesi e angeli cristiani, con attorno una sequenza d'immagini di uno strano pantheon che riunisce il Buddha Sakyamuni e Gesù, Lao Tze e Lenin, Shakespeare e Victor Hugo.
Long Hoa è uno dei tanti villaggi contadini della provincia di Tây Ninh, quasi al confine con la Cambogia, ottantacinque chilometri a occidente di Saigon, come tutti continuano a chiamare quella che dal 1976, dopo la riunificazione del paese seguita alla vittoria comunista, è stata ufficialmente ribattezzata Ho Chi Minh City. Nient'altro che un sonnolento villaggio perso fra le risaie del profondo sud vietnamita. Ma è proprio qui che si trova il centro di gravità del caodaismo, di quella bizzarra religione "di sintesi" che in un modo o nell'altro ha avuto un'influenza tutt'altro che marginale negli ultimi settant'anni di storia del paese. La "cattedrale" di Long Thàn ne è il luogo sacro per eccellenza.
"Una fantasia disneyana in versione orientale", l'ha definita Graham Green nel suo Il tranquillo americano. Più tardi, altri hanno ribadito il concetto: "un'assurdità kitsch". Oppure: "una via di mezzo fra una chiesa francese e i giardini del Balsamo di tigre di Singapore".
Eppure, verso il caodaismo lo stesso Green aveva provato un'irresistibile attrazione. E l'aveva raccontata nel suo romanzo affidandola alle vicende del protagonista: un diplomatico americano in Vietnam di nome Pyle, la cui figura era stata ispirata a Green da quella, reale, del colonnello Edward G. Landsdale, agente della Cia incaricato di contattare il generale Trinh Minh The, capo di stato maggiore Cao Dai, per convincerlo a sostenere il presidente vietnamita Diem nella lotta contro il comunismo.
Una storia che risale alla prima metà degli anni Cinquanta, vigilia della disfatta francese a Dien Bien Phu, quando la setta Cao Dai aveva raggiunto un enorme potere, religioso ma soprattutto politico e militare, in tutto il sud del paese.
Oggi lo scenario è profondamente cambiato. Ma l'influenza del caodaismo (sul piano spirituale, però, non più su quello politico) continua a farsi sentire. Secondo le ultime stime, il numero dei seguaci supera i due milioni, concentrati perlopiù nella provincia di Tây Ninh e nel delta del Mekcong. Ed è in forte crescita, così come avviene per le religioni "tradizionali" come buddhismo e taoismo, la tendenza dei vietnamiti a rifugiarsi nella fede come antidoto al senso di disorientamento di questi ultimi anni, scanditi dalla fine dell'utopia comunista (ma anche dell'ateismo imposto dal partito) e dal trionfo di un capitalismo selvaggio che lacera il vecchio ordine sociale. Così, a settant'anni dalla sua fondazione, il caodaismo sta conoscendo un nuovo rinascimento. A "inventarlo" fu Ngô Van Chiêu (o Ngô Minh Chiêu), mistico per predisposizione ma di professione ufficiale dell'amministrazione coloniale francese, al quale durante una seduta spiritica apparve un "essere superiore" che gli rivelò la sua vocazione religiosa e lo spinse ad approfondire lo studio del Dao, la "via".
Il progetto era di riunire le tre religioni tradizionali del Vietnam, buddhismo, taoismo e confucianesimo, per arrivare alla consapevolezza dell'esistenza di un unico creatore, Cao Dai appunto, il "Creatore dell'universo" (ma anche "Alta torre"). Sotto il suo dominio avrebbero dovuto essere ricondotte anche le altre fedi, dal cristianesimo all'islamismo, dall'induismo al culto del cielo a quello degli antenati.
Sei anni più tardi, la notte di Natale del 1925, il Cao Dai annunciò l'avvento di quella nuova religione sulla Terra a un gruppo di ufficiali francesi, riuniti in una delle frequenti sedute spiritiche. Ma Ngô Van Chiêu non accettò di divenirne il capo. La scelta cadde su un altro seguace, Le Van Trung. E dieci mesi dopo l'amministrazione coloniale francese riconobbe ufficialmente il caodaismo.
Di lì a poco sarebbe cominciata la costruzione della cattedrale di Long Thàn (completata nel 1955): una Santa Sede in grado di ospitare anche gli appartamenti del Papa (come viene definito il capo spirituale della setta, strutturata sul modello della chiesa cattolica romana), le celle dei sacerdoti di più alto rango e gli uffici amministrativi.
Intanto, il numero dei fedeli cresceva rapidamente: appena poche migliaia alla fine degli anni Venti - quasi tutti funzionari vietnamiti dell'amministrazione coloniale francese - all'inizio dei Trenta erano già diventati quasi un milione. Per poi superare il milione e mezzo nel 1934, quando Lê Van Trung morì e al suo posto venne nominato quel Pham Công Tac che avrebbe imposto una svolta radicale all'attività del movimento, coinvolgendolo direttamente nelle vicende politiche della nazione.
Una svolta consumata in tempi brevissimi. Alla vigilia degli anni Quaranta, infatti, la chiesa Cao Dai era ormai uno stato nello stato. Aveva a disposizione un esercito di 25 mila uomini perfettamente armati e addestrati. Possedeva immobili e terreni agricoli. Accumulava ricchezze sfruttando il lavoro dei contadini con metodi feudali. E manteneva stretti contatti con certi ambienti aristocratici vietnamiti ostili alla Francia. Tanto che proprio i sospetti di una pericolosa alleanza fra la setta Cao Dai e il principe Cùong De, esponente della famiglia reale esiliato in Giappone, convinsero infine il governo coloniale francese a intervenire. Pham Công Tac fu arrestato e deportato alle Comore, da dove gli fu concesso di rientrare e riprendersi il titolo di Papa del caodaismo solo nel 1946.
Ma non bastò certo quella crisi a frenare l'attività politica del movimento, che anzi avrebbe continuato a pesare sulla scena politica vietnamita per almeno altri due decenni, in un continuo susseguirsi di alleanze e tradimenti, di improvvisi rovesciamenti di ruoli, di sottili giochi d'equilibrio. Durante la prima guerra d'Indocina i seguaci Cao Dai furono ambigui fiancheggiatori dei francesi contro i nazionalisti vietminh. Poi, dopo il '54, appoggiarono il neo presidente Diem, per ritrovarsi però quasi subito in aperto dissenso con lui. Al punto che il Papa Pham Công Tac fu costretto a fuggire in Cambogia, dove morì nel '58.
In quegli stessi anni il generale Trinh Minh Thé (quello contattato dal "tranquillo americano", l'agente della Cia del romanzo di Green) aveva cominciato a seguire le direttive Usa e a impegnare l'esercito Cao Dai contro la nascente guerriglia "rossa". Una scelta filoamericana ribaltata poi apertamente all'indomani del colpo di stato del '63, quando il presidente Diem fu assassinato da un gruppo di suoi ufficiali con il sostegno di Washington. Ma una scelta che dopo il '75, con la disfatta dell'esercito Usa, non servì a salvare la chiesa dell' "occhio di dio" nonostante l'appoggio concesso, seppur con riluttanza, ai vietcong.
Per evitare il rafforzarsi del potere dei Cao Dai, il governo comunista diede infatti il via a una repressione feroce: sacerdoti giustiziati o incarcerati, migliaia di seguaci inviati nei campi di rieducazione, terre confiscate, chiusura dei luoghi di culto.
Ora, a distanza di vent'anni, il caodaismo è tornato ad essere soltanto un movimento religioso. È libero di celebrare i propri riti, di divulgare il proprio verbo, le legioni sempre più folte di fedeli riempiono ogni giorno le navate delle sue quattrocento chiese sparse fra la provincia di Tây Ninh e il resto del Vietnam meridionale. Qualcuna la si trova anche più a nord, nella regione di Hué, l'antica capitale imperiale nel centro del paese.
A Long Hoa il Papa passa le giornate a occuparsi di affari spirituali insieme con gli alti sacerdoti, gente che per la maggior parte fa lavori qualsiasi e infila la tunica di discepolo del "Creatore dell'universo" soltanto part time.
Per capire il loro orientamento religioso all'interno del caodaismo basta osservarne il colore delle vesti: giallo per il buddhismo, rosso per il confucianesimo, azzurro per il taoismo. Sono loro a rappresentare l'ordine religioso propriamente detto e a osservare rigidamente le regole di castità e semplicità, oltre all'obbligo di un'alimentazione strettamente vegetariana.
Non esiste distinzione di sesso: i sacerdoti possono essere sia uomini (chiamati Thanh, i "puri") sia donne (definite Huong, "profumo", e vestite e con una tunica bianca). Poi ci sono i medium, un gruppo di dodici prelati il cui incarico è di ricevere i messaggi degli spiriti. Ai semplici fedeli sono prescritte regole di comportamento "etico" molto simili a quelle del buddhismo, contenute nelle scritture sacre ispirate dallo stesso "Creatore supremo" (un dio maschile ma anche femminile, la Divinità Madre, secondo la dualità cinese di Yin e Yang) e redatte per la maggior parte fra il 1925 e il 1929.
Secondo i testi del caodaismo, la storia si divide in tre grandi periodi di rivelazioni divine. Durante il primo la "Verità" è stata annunciata all'umanità attraverso Mosè e figure di santi associate al buddhismo, al taoismo e al confucianesimo. Nel secondo sono entrati in scena altri messaggeri: il Buddha Sakyamuni, Confucio, Gesù, Maometto, Lao Tze. L'ultimo periodo è quello del caodaismo vero e proprio, la "Terza alleanza fra dio e l'uomo", in cui il verbo divulgato è privo di errori.
Fra gli spiriti rivelatori ci sono filosofi, leader politici, eroi nazionali, poeti e una sequenza di messaggeri provenienti dall'Occidente, come Giovanna d'Arco, Shakespeare, Cartesio, Pasteur, Victor Hugo, persino Lenin. Ed è proprio fra i loro grandi ritratti che ogni giorno migliaia di fedeli vanno a pregare nella cattedrale di Long Hoa, "fantasia disneyana in versione orientale".
Sperano di conquistarsi la salvezza promessa da Cao Dai (del tutto simile alla liberazione dal ciclo delle reincarnazioni di cui parlano induismo e buddhismo). La chiedono ogni giorno, quattro volte al giorno, mormorando sottovoce le formule sacre, prostrandosi tutti insieme, come le onde di un mare bianco, di fronte al grande occhio di dio che splende benevolo sulla sfera blu dell'universo.