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Non chiamatemi Natalia  -  1996 Luglio
 


Non chiamatemi Natalia
Cresciuta nella passione politica, a 26 anni è capo ufficio stampa del Pds. Del suo lavoro ama il ritmo senza sosta. Del suo essere donna dice: "Ciò che conta non è, il sesso, ma solo l'intelligenza".

di Teresa Serrao

Era una " ragazza dell'85", Caterina Ginzburg, nata a Roma e cresciuta a Bologna: biondina, occhi chiari, a soli 26 anni oggi è a capo dell'ufficio stampa del Pds. Ha un'aria più che tenace, Cristina, cresciuta nella passione politica. A scuola era presidente di un sindacato di studenti medi: "L'avevamo chiamato Aloucs, che sarebbe scuola al contrario", racconta divertita.
Poi la militanza nel movimento giovanile dell'allora Pci, la Fgci, la facoltà di filosofia, con tesi sulla destra in Francia tra '800 e '900, l'esperienza di consigliere comunale a Bologna. "Poi mi hanno chiesto se volevo entrare nel mondo dei grandi, ed eccomi qui".

1 Cosa c'è di bello in questo lavoro: la passione politica o la "febbre" del giornalismo? "Mi piace il ritmo, l'adrenalina che ti dà lavorare dodici ore al giorno. Ma soprattutto l'idea di stare in un posto dove serve la passione politica.
La politica è stato sempre il mio modo di confrontarmi con il mondo, la mia chiave per entrare in contatto con gli altri. E noi del movimento dell'85 eravamo controcorrente: vivevamo in un periodo di grosso disimpegno. Ho sempre amato crescere insieme a persone che avevano idee simili alle mie in anni di grande solitudine.
E ancora oggi frequento questi ragazzi, anche se non ho mai tutto il tempo che vorrei da dedicare ai miei amici. Comunque anche il giornalismo mi interessa, e forse, in futuro, non escludo di confrontarmi con la carta stampata, di cominciare a scrivere".

2 Una donna a capo di un team di donne. Conta l'elemento femminile in questa attività? "Conta solo se sei capace o no di fare una cosa. Certo, esiste un differenziale, femminile o maschile, ma da solo non fa la differenza. E poi io su questo sono irremovibile, nell'88 ho addirittura presentato un emendamento a un congresso della Fgci, per abolire le quote femminili in politica. Mi hanno spiegato che non si poteva e ho perso clamorosamente questa battaglia.
Ma io continuo a pensarla così, ad aver fiducia solo nella mia capacità di essere tenace e intelligente".

3 Quanto pesa il cognome Ginzburg nella vita di tutti i giorni? "Tanto. Mi dà onori, ma anche tanti oneri. Io sono la figlia di Andrea, quindi Natalia era mia nonna. La mia famiglia la amo, ma me la sono trovata, non l'ho scelta. Quando la gente chiama e dice "Sto cercando Natalia Ginzburg", non è che ci rimanga proprio bene. Per fortuna, credo di aver affermato la mia identità e la mia autonomia. Insomma, Ginzburg sì, ma io sono Caterina".

Il Vietnam con Bruce Weber
È un dialogo per immagini fra artisti di fama mondiale: uno dei più grande stilisti italiani e un celebratissimo fotografo. Gianni Versace e Bruce Weber, in mostra al Palazzo Reale di Milano sino a fine settembre raccontano il Vietnam.
Lo straordinario reportage tra Saigon e Hanoi, appositamente realizzato da Weber per la rivista Uomo Vogue, sublima la creatività della moda e più in generale, del costume contemporaneo. Cogliendo, sin nei particolari, le sfumature di un paese affamato di vita e modernità dopo anni di tragedia collettiva.
Il percorso parte dalla sala delle Cariatidi con le immagini sul Vietnam, per spostarsi in uno spazio dedicato ai can, fotografati in Italia, Stati Uniti e Canada. Volendo si può assistere anche alla proiezione di documentari, video e del film-verità Let's get lost, sul trombettista americano Chet Baker. La mostra prosegue, quindi, con le foto tratte da alcune delle più significative campagne realizzate per Gianni Versace in paesi e culture diverse, spesso antitetiche e lontanissime fra loro. Una galleria di ritratti in cui ritrovare l'intensità latina dei ragazzi argentini, la delicata impassibilità delle famiglie inglesi, la grinta dell'abbigliamento sportivo, la moda cangiante del tango e del rock.

Serial-killer e computer
Serial killer di tutto il mondo, attenzione. C'è un computer in grado di individuare chi siete, dove abitate, quali e quanti crimini avete commesso. Nel Silenzio degli innocenti Jodie Foster, agente dell'Fbi, indagava aiutata da un sofisticato programma informatico, che aveva ancora qualche margine di errore.
Oggi non è più così, garantisce Kim Rossmo, ideatore di un software anti-serial killer dal nome accattivante: "Criminal Geographic Targeting" (CGT). Rossmo, ex poliziotto canadese, per creare il programma ha fatto tesoro della sua quindicinale esperienza, applicandola a una valanga di dati, analisi e ricerche sulla criminalità.
La sua teoria, di cui si serve Scotland Yard, si basa su "modelli di comportamento spaziale: i serial killer", racconta Rossmo, "si muovono sempre in ambiti molto precisi, che sono quelli entro i quali scelgono la vittima, l'aggrediscono e la uccidono".
Pare che il metodo funzioni: in un famosissimo caso di omicidi seriali, l'indagine condotta prima di utilizzare il CGT aveva sì individuato l'area del killer, ma era uno spazio di circa 2000 chilometri. Il "metodo Rossmo" lo ridusse a 10 km: oggi il maniaco è in carcere.