PUBBLICAZIONI      MEKONG
 

Conseguenze della guerra chimica in Viet Nam: l’AGENTE ARANCIO

NGA E LA SUA BATTAGLIA CONTRO L'AGENTE ARANCIO

 

A quarant'anni dalla fine della guerra, una francese di origine vietnamita ingaggia una strenua lotta contro i giganti petrolchimici; li accusa di aver prodotto l'agente arancio, defoliante altamente tossico sparso su tutto il Viet Nam dagli aerei americani che, ancor oggi, miete numerose vittime. Questa donna dalla voce dolce, con umiltà, afferma: "In confronto a quella di milioni di vietnamiti, la mia storia è banale." Ma non c'è nulla di banale nel crescere in un paese in guerra, conoscere la giungla, le bombe, le percosse e la prigione. Nulla di banale nell’intraprendere tutta da sola, all'età di 72 anni, un'azione che costituisce il completamento della sua lotta di tutta una vita: far causa a 26 aziende petrolchimiche americane, potenti e miliardarie, accusandole di aver fabbricato l'agente arancio, l'erbicida dagli effetti devastanti sulla vegetazione e sulla popolazione.

Il suo appello, partito da Parigi, all'inizio del maggio 2014, è stato in­viato alle 26 aziende interessate, tra cui Monsanto e Dow Chemical.

Secondo Tran To Nga e i suoi sostenitori, tali aziende non potevano igno­rare la pericolosità di questi defolianti, ma, in risposta Dow e Monsanto hanno sempre ribadito di aver onorato ordini perentori provenienti dal governo degli Stati Uniti. A sentir loro, non esiste alcuna prova che determinate malattie siano imputabili ai prodotti da loro fabbricati.

Nell'attesa che la giustizia permetta oggi a questa donna di portare in tribunale le aziende coinvolte, Nga apre il suo album di fotografie; nelle ultime pagine, appaiono volti di un'umanità sorprendente: giovani, ragazzi e ragazze, gravemente disabili, eppur sorridenti. Alcuni hanno corpi deformi, braccia minuscole, gambe atrofizzate. Ogni volta che Nga torna in Viet Nam, fa loro visita; nelle strutture create in tutto il Paese per accogliere questi giovani, si svolgono varie attività, si canta, perfino. Essi producono altresì, e con incredibile destrezza, fiori di plastica. "Non li si deve guardare con pietà - dice Nga -, invece della compassione, occorre infondere loro coraggio e dignità. Il mio sogno sarebbe quello di allestire una scuola professionale. Del resto, dopo la mia generazione, chi si occuperà di loro? Chi prenderà in carica, figli e nipoti dei conta­dini? Questo è il motivo per cui sto combattendo.

Se la giustizia vuole prove, ecco qui tutta la documentazione: è sul tavolo, nella mia sala da pranzo - dice Nga. A destra, le valutazioni degli esperti e i testi degli scienziati che affermano quanto questo defogliante sparso sul Viet Nam dall'esercito americano sia assai più pericoloso di quanto si pensasse al tempo della guerra. A sinistra, ecco gli album di fotografie, che attra­verso immagini di volti, forniscono una cronologia di questo dramma senza tempo."

Racconta la sua vita, Nga: la nascita, nel delta del Mekong, nel marzo del 1942, l'infanzia a Sai Gon, senza il padre, uffi­ciale dell'esercito francese morto troppo presto. Poi gli studi al Liceo Marie Curie, quindi la gioventù, trascorsa in un paese diviso tra un nord comunista e un sud supportato dall'America di Kennedy, "Gli stessi sol­dati americani non erano a conoscenza dei pericoli dell'agente arancio" - dice.

A metà degli anni '60, Nga completa la sua formazione in chimica all'Università di Ha Noi e da quel momento, come la madre e il patrigno, si impegna, nella lotta per la liberazione del Sud. Con centinaia di altri giovani, entra nella resistenza popolare: percorre mille chilometri di sentieri fangosi, fra boschi, montagne e altipiani. "Mesi e mesi a dormire in accampamenti improvvisati, a mangiare un pugno di riso o foglie racimolate per terra, temendo l'attacco delle pattuglie e degli elicotteri nemici".

Raggiunto il sud, nel 1966, Nga si ritrova nella giungla, nel cuore di una base arretrata della resistenza, dove centinaia di persone vivono in capanne. Grazie alla sua formazione, viene promossa "reporter dì guerra" per il Fronte nazionale di liberazione. "Una mattina - continua Nga - sentii un aereo che sorvolava il nostro settore. Dalla trincea, lo vidi spargere una sorta di polvere sulla foresta. Iniziai immediatamente a tossire e a provare prurito. Comprendemmo in seguito che quella polvere era un diserbante, ma non immaginavamo allora quanto esso fosse nocivo".

Una dozzina di testimoni possono con­fermare che Nga è stata più volte esposta a questo prodotto - uno di loro parla di "pioggia chimica", un altro di "polvere ininterrotta e soffo­cante"... L'esercito americano cercava di distruggere le fitte aree vegeta­tive dove si nascondeva il nemico, per privarlo di cibo e riparo, costrin­gendolo a uscire allo scoperto o a rifugiarsi nelle trincee. Aerei simili a Canadair, andavano avanti e indietro, a bassa quota, sulle zone più rigo­gliose, lasciando come una lunga, vaporosa nuvola di prodotti tossici. Il più potente, era denominato Agente arancio, in riferimento al colore dei fusti che lo contenevano; venne utilizzato sin dal 1965. Le società petrolchimiche lo fabbricavano in quantità gigantesche, senza alcuna precauzione. Risultato: il contenuto dì diossina (l'elemento più perico­loso) era molto elevato; i suoi effetti sulla natura furono radicali.

E così sull'uomo.

II 30 giugno 1968, quando Nga partorisce una bambina che chiama Viet Hai, si accorge che la piccola non è in buona salute. Il suo peso non aumenta, il cuore è debole e la sua pelle talmente fragile che si squama e si stacca a lembi. Incapaci di identificare la malattia, i medici non rie­scono a salvarla. Viet Hai muore a 17 mesi. "Per anni - dice Nga - mi sono colpevolizzata; mi rimproveravo di essere stata negligente, nell'aver vissuto nella giungla, in cattive condizioni igieniche. Come numerose altre vittime, non potevo immaginare che tutto ciò fosse dovuto ad un veleno piovuto dal cielo."

Negli anni successivi, Nga ebbe altre due figlie; la prima nacque nel 1971, nella foresta; la seconda, nel 1974, mentre la giovane madre era in prigione, nelle carceri del Viet Nam del sud.

Dopo la guerra, Nga, por­terà avanti la sua brillante carriera professionale e, una volta in pensione, dividerà il suo tempo tra i due paesi, il Vietnam e la Francia, lavorando costantemente alla riconciliazione. Nel 2004, Nga sarà insignita della Legion d'Onore, in ragione del suo lavoro in favore delle vittime e dei veterani della guerra del Viet Nani.

Oggi si impegna in una battaglia legale contro i giganti americani dell'industria petrolchimica.

"I numeri danno la nausea: durante la guerra (1961-1975), 80 milioni di litri di prodotti chimici vari sono stati riversati sul Paese. Il solo agente arancio rappresenterebbe il 60% circa dell'ammontare totale. In alcune zone, questo composto ha completa­mente distrutto la vegetazione; in altre zone, al contrario ha potenziato la crescita dell'erba e dato frutti dalle forme bizzarre, soprattutto ananas.

Ovunque, la diossina si è infiltrata, il suolo e le acque sono stati conta­minati e tutta la catena alimentare ne è stata inficiata per anni e anni. Negli Stati Uniti, c'è voluto molto tempo e molta sperimentazione, prima che le autorità prendessero coscienza dei danni provocati sulle loro stesse truppe".

Nga, dal canto suo, dal 2012, sa che il suo corpo porta i segni di questi veleni, sotto forma delle cicatrici che sono dive­nute noduli multipli. E comprende perché, anche le sue figlie, presentano patologie inquietanti: la primogenita, che oggi vive in Australia, soffre di alfa-talassemia, una malattia del sangue; la più giovane - stilista negli Stati Uniti -, soffre di cloracne, una malattia della pelle. "Queste malattie persistono per generazioni"- dice Nga.

La citazione che il suo avvocato, William Bourdon, ha presentato dinanzi alla Corte Suprema di Evry (Essonne) enumera malattie che la stessa amministrazione USA ha attribuito all'agente arancio-diossina. Quindici anni di patologie, tra cui parecchi tipi di cancro (prostata, polmone, laringe...), vi vengono menzionati, così come una ventina di malattie congenite.

Dal 1984, dopo una lunga battaglia, i veterani dell'esercito americano, hanno potuto ottenere risarcimento e indennità; la popolazione civile vietnamita, che pure, ha protestato - con offensive diplomatiche e giuridiche, non ha ottenuto alcun riscontro. Il supporto dei veterani ameri­cani, la solidarietà del nemico di ieri, non è stata sufficiente; alcuni aiuti finanziari sono stati promessi dagli USA e qualche lavoro di decontami­nazione è stato effettuato, ma il problema è immenso e le vittime, di ogni età, sono stimate in milioni, secondo le autorità vietnamite. Intrapren­dendo una lotta giudiziaria in Francia, Nga tenta di aprire una breccia nel muro di silenzio e inattività. "È un approccio a lungo preparato e medi­tato - indica Bourdon. Come cittadina francese, la signora Nga è autoriz­zata a perseguire le aziende che, in questo eterno dramma, hanno sempre saputo tutelarsi in campo giuridico. Può ottenere riparazione su base individuale e quindi spianare la strada per altri passi all'estero questa volta, per i civili vietnamiti."

(Si veda http://www.nga-orange.org/?lang=fr)