FOTOCRONACA DI UNA STORIA      PERSONE DA RICORDARE

GIOVANNI  AGOSTI  -  Console Compagnia Unica  -  GENOVA
 

4 agosto 2018  -  E’ MORTO “O NINNO” AGOSTI, IL CONSOLE DELLA CULMV
 
Era un uomo del Novecento Giovanni Agosti – nel senso che ha attraversato i suoi grandi avvenimenti italiani – figura storica del lavoro portuale a Genova, dal 1966 al 1984 Console della Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie (CULMV), scomparso oggi all’età di 95 anni.
Secondo in popolarità in ambito portuale, forse solo, all’altro Console CULMV per antonomasia, Paride Batini, al quale non a caso ha lasciato il posto al momento di andare in pensione. Uomo del Novecento, dicevo, ancora lucidissimo nonostante l’età ultraottuagenaria. Con una serie infinita di avventure alle spalle, momenti di storia a cui avevo fatto l’orecchio durante le cene di Natale in cui si riuniva la mia famiglia. Mio padre in fondo, a questo punto, di anni ne avrebbe avuti solo due di più di lui.
E quindi la guerra, i tedeschi, la frequentazione sporadica, visto che il padre era originario dell’Emilia e antifascista, con i balilla, il primo lavoro in porto, a come garzone, militare nel battaglione San Marco. Tornato a Genova dopo l’8 settembre trova lavoro ai cantieri di Sestri.
Ha raccontato lo stesso Agosti al collega Renzo Parodi nove anni fa “L’8 settembre ero a Santa Marinella, nei pressi di Roma, fante di marina del Battaglione San Marco. Ci avevano trasferiti da Tirrenia per fare da guardia del corpo al governo Badoglio, a dirlo mi scappa da ridere. Quando la radio annunciò l’armistizio noi esplodemmo di gioia.
E poi il campo di concentramento tre mesi a Mathausen ha raccontato ancora Giovanni Agosti “In ogni fabbrica agiva il comitato clandestino che aveva organizzato gli scioperi del marzo 1943. Io lavoravo a Sestri, nel cantiere navale. Qualche giorno prima del rastrellamento era salito a bordo il direttore generale dell’Ansaldo e ci aveva avvertiti: “Non scioperate più o vengono i tedeschi e vi portano tutti in Germania. E il 16 giugno del ’44, arrivarono tedeschi, ci radunarono e ci caricarono sui mezzi dell’UITE, l’AMT dell’epoca, e ci trasportarono alla stazione ferroviaria di Campi. Caricati sui vagoni iniziò il nostro calvario. Nessuno era riuscito ad avvertire i familiari, nessuno sapeva che cosa ci aspettava. Ma capivamo che si metteva male e che non avremmo rivisto i nostri cari per molto tempo, forse mai».
Dopo?
«Abbiamo fatto tappa al confine, poi a Linz, in Austria, e infine a Mauthausen. Scesi dal treno, dopo un po’ di cammino abbiamo visto i tedeschi disarmare le Brigate Nere che li avevano aiutati nel rastrellare le fabbriche. “Cianzeivan comme di figgeu piccin”. Si vede che non si fidavano di loro. A Mauthausen li hanno messi da una parte, certo non potevano rinchiuderli con noi. Non so che fine hanno fatto. Noi siamo rimasti più di tre mesi a Mauthausen a lavorare duro, dodici ore, giorno e notte. Da mangiare ci davano una sbobba schifosa. Mi feci animo: se volevo sopravvivere, dovevo ingoiarla. Trascorsi tre mesi, hanno cominciato ad assegnarci ai nostri lavori di specializzazione. Smistati in diversi campi – io finii nei pressi di Linz – ogni mattina eravamo condotti in fabbrica. Si facevano i turni, una settimana di notte e una di giorno, dieci ore a turno. Ricordo dei prigionieri spagnoli, gonfi in faccia per la fame. I tedeschi erano aguzzini.
Appena tornato dalla Germania. Sono entrato nel Consiglio di Amministrazione della CULMV nel 1953, sono stato Vice Capo e poi Capo della Sezione più grossa, la San Giorgio, quella dei giornalieri che lavoravano in stiva. I camalli lavoravano a terra, i cassai riparavano le casse rotte, gli imballatori che cucivano i sacchi rotti, i portabagagli, le sezioni erano sette. Nel 1966 ero diventato console». La storia in sintesi e’ più o meno questa. Poi c’è tutto il resto in una città che piano piano sta perdendo la sua professione portuale, e dove la trasformazione del lavoro dei lavoratori della Compagnia viaggerà di pari passo con quella del porto,
Nella città in cui prima il PCI ammicca alle Br come i compagni che sbagliano e poi dopo l’assassinio di Rossa taglia tutti i ponti. Discorsi iniziati e lasciati a metà fra una portata e l’altra durante qualche pranzo a casa Agosti, insieme Eugenio, il secondogenito mio collega al Corriere Mercantile e compagno in comitato di redazione.
Anno 2000. Agosti con l'adorata moglie Emma.Mi piace ricordare suo padre, con le parole di un altro mio amico Arcangelo Merella, consorte della primogenita Isoletta, che Giovanni Agosti lo ha frequentato per una vita prima come esponente politico e poi come suocero “CIAO NINO! Alla soglia dei 95 anni ci ha lasciati Giovanni Agosti ,” o Ninno”, uomo giusto, generoso, altruista, rigorosamente onesto. Una vita spesa per il Lavoro, per il porto, per la grande comunità dei camalli ai quali si sentiva, sempre, intimamente legato. Di straordinaria sensibilità sociale verso i più deboli e i poveri, elargiva senza ostentare, con enorme discrezione, piccoli aiuti ogni qualvolta riteneva il gesto utile a lenire un po’ di sofferenza. Attaccato alla tradizione, anche politica, aveva la capacità di immaginare un futuro diverso, di inevitabile cambiamenti nell’organizzazione del lavoro, nell’evoluzione della politica senza mai però rinnegare, neppure per un attimo, la fede nei valori di giustizia, libertà, solidarietà che hanno costituito e caratterizzato la sua lunga vita di uomo, di dirigente politico, di militante e amministratore pubblico.
Deportato nei campi di concentramento è tornato a casa più forte di prima, portuale e poi per 16 anni Console della Compagnia Unica quando i portuali erano 8000, è stato socio fondatore della Cooperativa Negro poi Consigliere Comunale e Provinciale, dirigente sindacale e, in ultimo, Presidente Onorario dell’Associazione di ex deportati ” 16 Giugno”. Ma per me è stato soprattutto un insostituibile nonno dei miei figli, punto di riferimento morale e affettivo”. E non posso che pensare, insieme ad Arcangelo, quale tipo di rapporto possa avere avuto con i suoi nipoti, quest’uomo dolce, attento, disponibile, pronto a raccontare la sua storia ma mai in prima persona è solo, perché i presenti potessero trarne qualche insegnamento. Nei momenti in cui ero ammesso all’intimità della sua famiglia lo vedevo esattamente così, attento agli altri, alle opinioni degli altri, pronto a mettersi in gioco, a ribattere a rispiegare, a cercare di farsi capire, a darsi agli altri. Non a caso Arcangelo Merella ha postato tre foto.

Nella prima e’ ritratto con Sandro Pertini, uomo d’altri tempi, nella seconda e’ in giacca e cravatta ad una manifestazione ufficiale e nell’ultima e’ con il grembiule da militante in un ristorante della Festa dell’Unita’.
Nel 1984 andò in pensione per dedicarsi alla famiglia, ai nipoti che sarebbero arrivati e ancora un po’ alla politica  Lascio’ il suo “regno” nelle mani di Paride Batini con un lavoro in profonda trasformazione. Qualcuno cercava di creare un po’ di antagonismo, ma alle domande più torbide lui rispondeva sempre con un sorriso.
E ancora otto anni fa raccontava “Ho conosciuto Paride Batini tantissimi anni fa, quando lui era ancora un avventizio. Ma già all’ inizio della sua vita nella Compagnia Unica dimostrava di volersi impegnare attivamente nella vita interna della Culmv, tanto che faceva parte della Commissione degli Avventizi a Roma. Fin da allora era un ragazzo vicino alla sua gente. È lui che mi ha sostituito nel 1984, quando sono andato in pensione. Ha raccolto un’eredità difficile: sono stati tempi non certo facili per i portuali e per chi li ha guidati. Le difficoltà erano già fortissime durante in miei diciotto anni da console. L’ avvento dei contenitori nel trasporto delle merci aveva già ridotto fortemente il ricorso al lavoro degli scaricatori. Quando ero stato eletto console, nel 1966, i portuali erano 8.500, quando me ne sono andato si erano ridotti a 4.500. Oggi sono 1.500. Batini ha attraversato le fasi più tempestose nei cambiamenti dell’ organizzazione portuale. Devo dire che ce l’ ha messa tutta per reggere questo impatto, una dedizione che gli fa onore. Negli ultimi anni sapevo della sua malattia, ero informato delle sue condizioni da amici comuni, ma non ho mai cercato di incontrarlo perché mi rendevo conto della delicatezza della situazione”. Personaggi che hanno fatto la storia della nostra città. Come il compianto sindaco Fulvio Cerofolini, la cui nipote Camilla, primogenita della figlia Mariella si è sposata con il primogenito di Arcangelo Merella, Francesco, rendendo o Ninno bisnonno.

I funerali di Giovanni Agosti ai terranno lunedì 6 AGOSTO 2018 alle 11,45 nella chiesa Sacro Cuore di Carignano. Alla famiglia le mie personali condoglianze e quelle di Fivedabliu.
Paolo De Totero Fivedabliu

Di seguito a questa breve biografia, aggiungiamo alcune foto di archivio!


 

1973 - ROMA - Agosti alla Conferenza Mondiale per la Pace in Vietnam leggi atti


1973 - Nella Sala Consiglio di Amministrazione della CULMV, Giovanni Agosti annuncia
ad esponenti politici e sindacali la raccolta di materiali da inviare in Viet Nam.


1973 . Ci si organizza per trovare una nave per il trasporto in Viet Nam degli aiuti raccolti in tutta Italia.
Il Comandante Cinquegrane, Comandante d'Armamento della Compagnia di Navigazione "GARIBALDI",
è attorniato dai Dirigenti della Compagnia Unica del Porto di Genova, che ricordiamo. Da sinistra:
CARTAGENOVA PIERCARLO - Consigliere Sezione San Giorgio
BORNETO EMANUELE - Vice Console Sezione Stefano Canzio
SOSSAI LUCIANO - Consigliere Sezione Stefano Canzio
AGOSTI GIOVANNI - Console Sezione San Giorgio


1973 - Sala delle Compere di PALAZZO SAN GIORGIO, sede del Consorzio Autonomo del Porto di Genova.
Cerimonia per la partenza della nave "AUSTRALE". Il Console della Compagnia Unica iovanni Agosti
saluta il suo Consigliere Luciano Sossai, in partenza per il Viet Nam con il carico di aiuti raccolti in Italia.


1973 - Giovanni Agosti parla al pubblico presente alla Cerimonia di Palazzo San Giorgio per la partenza della Nave "AUSTRALE".
Al tavolo della Presidenza i dirigenti dell'Associazione Nazionale Italia/Viet Nam: gli onorevoli PAJETTA, LOMBARDI, CALAMANDREI
e il senatore FOSSA.


1973 - Palazzo San Giorgio - Con Agosti si riconoscono, da sinistra:
MATTEO FUSARO - Vice Console CULMV - Sezione Commessi di Bordo
Senatore Fossa  -  Incaricato d'Affari THIEN
In fondo a destra l'on. VERA BOCCARA, Segretaria Ass.Naz. ITALIA/VIET NAM


1973 - GENOVA Piazza Piccapietra - Manifestazione per la partenza dell'AUSTRALE
Giovanni Agosti sul palco delle Autorità tra l'ex Sindaco Gelasio Adamoli e l'Incaricato d'Affari Thien


1973 - GENOVA Piazza Piccapietra - Parla l'on. Riccardo Lombardi . Presidente Ass. Naz, ITALIA/VIETNAM


1974 - Sala Chiamata CULMV (Stefano Canzio)
Agosti sostiene la bandiera inviata dai lavoratori portuali di Hai Phong ai colleghi di Genova. Al suo fianco Sossai.

 
1974 - Bologna - Agosti riceve da Antonio Panieri, padrone di casa, un omaggio in salumi locali.


1974 - Officina di Ponte Caracciolo  - Giovanni Agosti si improvvisa "saldatore"
nella costruzione di una pedana per l'ingresso dei carrelli elevatori all'interno dei container.


1978 - Sala Chiamata CULMV - Piazzale San Benigno
Giovanni Agosti riceve il I° Ambasciatore in Italia della Repubblica Democratica del Viet Nam


1974 - Sala Consiglio CULMV - Piazzale San Benigno
Giovanni Agosti (Console) e Virginio Fantuzzi (Direttore Amministrativo)
con i rappresentanti della città portuale di Hai Phong


1983 - Giovanni Agosti con la II° Ambasciatrice della Repubblica Democratica del Vietnam in Italia, M.me PHAN THI MINH.


1973 - Porto di Genova . Ponte dei Mille - l'AUSTRALE sta per salpare per il Viet Nam
Luciano Sossai Saluta gli amici e i compagni tra il Console Agosti e il Consigliere Cartagenova


2003 - Una simpatica allegoria del pittore/lavoratore portuale Carlo Varesi che per la pubblicazione
del Calendario del Circolo Luigi Rum ha disegnato una serie di vignette "portuali".
In questa si vede Agosti con alle spalle la Porta dei Vacca (Via del Campo) con le indicazioni
CHIAMATA (Ponte Morosini) a destra,  RIDELLA (Via Pré) a sinistra.
Nei dintorni della Chiamata di Porta dei Vacca, specie nella zona di Via del Campo/Santa Sabina, si trovavano parecchi
"posti di ricovero" dove i lavoratori provenienti dall'entroterra o dalle riviere (i cosiddetti "paesanetti") avevano in affitto un letto, un armadietto e un servizio igienico. Il brodo di trippa Fornito da RIDELLA era poco costoso e molto sostanzioso .................................................