1973_Conferenza Mondiale per la Pace    FOTOCRONACA di una STORIA
 

1 - Saluto ai Congressisti dell’0n. Pertini, Presidente della Camera dei Deputati.

 

 Esprimo fraterna solidarietà all’eroico popolo vietnamita che ha sofferto 50 anni di dure lotte e sacrifici, trionfando infine sulle forze imperialiste. Auguriamo che ora si apra un periodo di pace.

 E' preciso dovere di tutti i popoli democratici il rimanere al fianco dei Vietnamiti con ogni possibile aiuto.

 Però occorre sempre vigilare affinché gli accordi vengano effettivamente e totalmente mantenuti. Dopo gli inumani bombardamenti e devastazioni, il paese dovrà risorgere in piena indipendenza e realizzare la sua unità nazionale,

 Con questi sentimenti ed auguri dò il benarrivati ai partecipanti a questo Congresso Internazionale e confido nel loro valido lavoro.

 

 

2 - Discorso introduttivo dell'on. Lombardi, Presidente del Comitato Italia - Vietnam

A nome del Comitato Nazionale Italia - Vietnam ho l'onore di inaugurare questo Congresso Internazionale per l'Indocina, promosso dal Comitato qui a Roma, in accordo con la Commissione Permanente che risiede a Stoccolma.

 Ci riuniamo qui ora, dopo che un decisivo cambiamento ha finalmente avuto luogo in Vietnam. Una lunga guerra si era abbattuta sul popolo vietnamita, nonostante che esso avesse diritto alla pace ed all'unificazione, secondo gli accordi sanzionati a Ginevra,

 I Vietnamiti hanno realizzato una grande vittoria sui colossali mezzi di guerra e di sterminio degli aggressori ed hanno dimostrato l'insopprimibile volontà di esistenza, liberazione e autodeterminazione.

 Eppure, la pace non è ancora durevole né sicura. L' imperialismo ha sofferto duri colpi militari, politici e soprattutto morali; ma tuttavia è già alla ricerca di altri mezzi per affermarsi.

 I movimenti popolari, l'opinione pubblica di tutto il mondo hanno contribuito alla firma degli accordi, a cui ieri ha fatto seguito anche la tregua d'armi in Laos.

 La partecipazione universale agli aiuti in favore delle popolazioni colpite in Indocina deve essere mantenuta viva, anzi intensamente potenziata.

 Purtroppo vediamo già che l'esecuzione degli accordi firmati urterà contro ostacoli e sabotaggio. Basti un esempio: oggi, dopo settimane dalla firma degli accordi, non sono ancora stabilite le condizioni per la coesistenza democratica fra le due parti in Sud Vietnam e non si sono ancora rilasciati i prigionieri politici.

 Permettetemi, amici, di sottolineare che il popolo italiano è onorato di ospitare qui questo Congresso, Lavoratori, contadini, studente, intellettuali, tutti gli Italiani hanno sempre e spontaneamente partecipato alla grande campagna di solidarietà col popolo vietnamita.

 Prima di metterci al lavoro, rivolgiamo un riverente pensiero al Presidente Ho-Chi-Minh che, con l'azione e il pensiero, ha improntato di sé il valoroso popolo vietnamita, dimostrando possibile la liberazione degli uomini da ogni forma di oppressione.

 Il governo provvisorio rivoluzionario del Sud-Vietnam denuncia all'opinione pubblica mondiale la repressione e i crimini subiti e dichiara che il popolo sud-vietnamita è deciso ad abbattere tutti gli ostacoli, pur di ottenere la vittoria finale. Quanto più insistenti saranno le aggressioni degli USA e dei loro sicari, tanto più pesante sarà la nostra reazione.

 Rivolgiamo a tutti il nostro appello: Voi che siete ancora momentaneamente sotto il controllo dei nemici, intensificate le vostre azioni collettive! Ribellatevi al regime di terrore, chiedete garanzie per la vita dei prigionieri politici tuttora detenuti: liberateli! Raddoppiate la vostra vigilanza, per evitare crimini ed esecuzioni!

 Fratelli e sorelle detenuti dagli Americani e da Thieu, siate tutti uniti nella lotta, qualunque sia il vostro partito politico o la vostra fede religiosa! Battetevi per la libertà e per il diritto di vivere! Tutto il mondo vi segue da vicino ed è solidale con la vostra lotta!

 Soldati, poliziotti, membri dell'amministrazione-fantoccio di Saigon, per amore della popolazione del vostro stesso paese, per la pace e la riconciliazione nazionale, sabotate gli ordini del finto governo USA - Thieu, trattate con umanità i prigionieri, aiutateli a sfuggire alle barbare torture! Per mezzo di concrete azioni di giustizia, preparatevi la strada per ritornare in mezzo al vostro popolo!

 Il Governo rivoluzionario Vietcong ringrazia sinceramente gli amici del mondo intero, e fra essi anche i gruppi progressisti nella stessa America, i quali condannano violentemente la politica di Nixon: noi sollecitiamo questi gruppi, i giuristi, gli intellettuali, i religiosi, le organizzazioni sociali, le persone influenti di tutto il mondo affinché intensifichino i loro sforzi per la libertà del popolo vietnamita.

 Questa lotta dovrà terminare con la vittoria!

 

 

3 - Nuovo appello urgente del Comitato sud-vietnamita di lotta per la liberazione dei patrioti detenuti. (15 Dicembre 1972)                                                  

Compatrioti! Cittadini onesti del mondo! Da diciotto anni l’imperialismo americano è intervenuto aggressivamente in Vietnam imponendo governi a proprio vantaggio e potenziando sempre più i centri carcerari, veri inferni terrestri. Questi hanno accolto centinaia di migliaia di persone di ogni età e di ogni classe.

 Le "gabbie di tigre" inventate dagli Americani sono celle buie, soffocanti e fetide. Le torture inflitte dagli sbirri di Thieu ai prigionieri sono degne del Medio Evo, ma peggiorate da tecniche moderne.

 Molti detenuti sono resi invalidi per tutta la vita; molte donne sono divenute sterili. Moltissimi hanno sofferto fino a morirne.

 Ora, dopo che la politica della cosiddetta "vietnamizzazione" ha segnato il totale fallimento, la situazione va ancora peggiorando. Si pratica anche l’avvelenamento per mezzo dei cibi, nonché 1’eliminazione "in massa" di gruppi di patrioti. Per mascherare simili massacri, si trasferiscono spesso i prigionieri da un "campo" ad un altro: così la loro sparizione può apparire giustificata ai compagni di prigionia.

 Compatrioti! Sentiamoci tutti uniti al destino della patria! Avendo nelle vene lo stesso sangue della forte e generosa nazione vietnamita, tutti gli uomini, le donne, i gruppi e le organizzazioni debbono combattere unitamente la loro lotta per costringere la combutta USA - Van Thieu a por fine alla guerra, al terrore bianco, alle torture! Occorre liberare immediatamente tutti quelli che sono ancora detenuti!

 Amici di tutto il mondo! Rivolgiamo un nuovo urgente appello ai governi, alle organizzazioni sia nazionali che internazionali, a tutti i cittadini amanti di pace e di giustizia nel mondo, alle personalità influenti, agli scienziati, ai religiosi d'ogni fede, ai giuristi, ai giornalisti, affinché tutti si coinvolgano nel condannare energicamente i detti crimini di guerra!

 I morti e i torturati ancora viventi ci impongono di agire.

 

 

4 - Relazione del Comitato Nazionale Italia /Vietnam (5 gennaio1973)

per denunciare i crimini di guerra commessi dagli imperialisti americani e dai loro aguzzini in Sud-Vietnam nel 1972.

 Già all’inizio del ’72, Nixon per ingannare l'opinione pubblica anche in vista della sua campagna elettorale, fece un. gran parlare di "pace", di "fine della guerra in Vietnam" eec. In realtà, però, gli Americani intensificavano la loro tattica della cosiddetta "vietnamizzazione" per preparare le loro aggressioni non solo in Vietnam ma anche in Laos e in Cambogia. Dall’aprile in poi, avendo subito gravi sconfitte sui vari fronti e vedendo fallire la vietnamizzazione, gli aggressori USA insieme con la cricca di Van Thieu portarono la guerra di sterminio a punti mai conosciuti prima di allora.

 Si ebbero interventi sempre più massicci dall’aria e dal mare. Il numero dei bombardamenti coi B-52 fu quadruplicato f un nuovo tipo di bombardieri, gli F-111, mossero all’attacco. Lungo le coste erano presenti 60 unità da guerra della VII flotta del Pacifico. Le truppe impegnate nel combattimento ammontavano e complessivamente a 180.000 uomini, oltre a 20.000 mercenari. Nixon fece trasferire un certo contingente di militari in Tailandia, dove incrementò sempre più varie basi belliche; esistevano basi anche in Guam, in Giappone e nelle Filippine.

 Dopo il novembre ‘72, mentre si delineava la possibilità di un accordo diplomatico, il governo Nixon in tutta fretta rafforzò l’esercito-fantoccio di Saigon con massicci rifornimenti di armi e di mezzi bellici: più. di 600 aerei, più di 200 carri armati, numerosissimi pezzi di artiglieria passarono alla cricca di Van Thieu. Intanto migliaia di consiglieri militari venivano camuffati da impiegati civili, con incarichi a lungo termine.

 Con questi mezzi imponenti fu condotta una guerra di aggressione di incredibile brutalità, con tecniche genocide, biocide ed ecocide» I bombardamenti a tappeto colpivano aree densamente popolata, sterminando popolazioni innocenti.

 La provincia di Quang-Tri (4700 Kmq..), la più settentrionale del Sud -Vietnam (che era stata tutta occupata dai nord-vietnamiti), subì bombardamenti di tonnellaggio pari a 7 volte le tonnellate che caddero su Hiroshima. Non c’è in tutta la provincia un solo luogo rimasto indenne.

 In un solo mese (Agosto ‘72) più della metà dei villaggi nel distretto di Hoai Nhon furono letteralmente rasi al suolo; uccise 576 persone, distrutti 2500 animali (buoi e bufali), abbattute molte dighe..

 A Ben-Tre, da Maggio a Ottobre 1972 sono cadute le bombe a centinaia di tonnellate, uccidendo popolazioni inermi e distruggendo 1500 ettari di orti e frutteti.

 A My-Tho più di mille incursioni, con aerei di vario tipo, hanno colpito migliaia di persone, distrutto più di 5500 case e migliaia di ettari coltivati a frutteti ed orti.

 In province confinanti con la zona di Saigon, molte aree densamente popolate (tenute in mano dai Viet-Cong), fra il Settembre e il .Novembre ’72 furono brutalmente devastate da ben 200 incursioni dei B-52.

 Anche negli immediati dintorni di Saigon, a pochi Km, vennero distrutti molti villaggi e frazioni (controllati dai Viet-Cong).

 Unitamente all'uso di bombe, gli aggressori USA e compagni hanno usato sostanze chimiche e tossiche in moltissime zone (sponde dei fiumi Cai Lon e Cai Be, strade di collegamento tra villaggi, ecc.): spargevano veleni e microbi da aerei a bassa quota. Nella provincia di Quang-Tri la devastazione di questo tipo è stata massiccia.

 Dopo lo sterminio operato con le bombe, i "fantocci" di Saigon obbligavano la popolazione a raggrupparsi in cosiddetti "villaggi strategici" senza permettere che si portassero dietro alcunché. In questi campi di concentramento molti sono morti di fame.

 Stando alla fonti di Saigon, attualmente più di 400.000 - in prevalenza anziani, donne e bambini - sono ammassati in campi di concentramento, a Hue, Da-Nang, Que-Son, ecc, ecc. La loro vita è seriamente compromessa.

 Ancora più tragico: il governo-fantoccio di Saigon ha fatto bombardare persino i campi di concentramento: è accaduto in Maggio a Hon-Lep, Hon-Mon ecc.; era già accaduto in Aprile, nella provincia di Tay-Ninh.

 Nella provincia di Kontum, il 27 Maggio ‘72, alcuni B-52 tirarono bombe su chiese, scuole, istituti di ricovero, uccidendo o ferendo più di 500 persone, fra orfani, alunni e invalidi dell’esercito-fantoccio.

 Accanto agli attacchi con armi e con veleni, gli aggressori americani e i loro lacchè hanno man mano intrapreso anche operazioni di terrore bianco e repressioni di tipo fascista in tutte le regioni ancora situate sotto il loro temporaneo controllo: si tratta di incriminazioni penali, di esecuzioni capitali, di "legge marziale", di "stato di emergenza"; si dà mano libera alla polizia, rafforzata dall’immissione di 5600 nuovi ufficiali nelle sue file, per il buon fine della macchina coercitiva. Secondo dati ancora incompleti, risulterebbe che, dall'Aprile 1972 in poi, la combutta USA – Van Thieu ha arrestato, detenuto e torturatoquasi 300.000 persone (specialmente a Saigon, Hue, Da-Nang e Rach-Gia) e le ha poi deportate - senza alcun processo — nelle isole carcerarie di Poulo Condor e Phu-Quoc.

 Intanto obbligavano al servizio militare più di 200.000 uomini, tra ragazzi non ancora ventenni, anziani, religiosi e per sino prigionieri; i renitenti venivano uccisi. Qualsiasi foglio stampato dalla popolazione bramosa di pace e di concordia nel paese veniva soppresso: gli autori finivano in prigione. Simili sequestri di giornali e manifesti diventavano sempre più frequenti. Infine, nell’Agosto ‘72, Van Thieu promulgò un nuovo cosiddetto "codice di stampa", col preciso scopo di abolire tutta la stampa non favorevole a lui.

 Le persecuzioni riguardano tutti i patrioti e le persone desiderose di pace. Nelle su ricordate isole carcerarie, entro il 1972 vennero uccise circa 1000 persone (alcune col veleno). Attualmente è in corso una classificazione dei prigionieri: qualora intervengano accordi armistiziali e conseguenti scambi di prigionieri, si farà in modo che vengano rilasciati i detenuti per reati comuni, ma non i prigionieri politici.

 Nell’autunno ‘72 Nixon e la sua combutta, oltre a sferrare feroci aggressioni nelle aree occupate dai patrioti nei tre paesi indocinesi - Sud-Vietnam, Laos e Cambogia — condusse una selvaggia "escalation" di bombardamenti e di crimini bellici contro Hanoi, Hai-Phong e altre popolose città nord-vietnamite.

 Tutto ciò che abbiamo fin qui esposto dimostra non solo la crudeltà estrema degli Americani e dei loro spietati satelliti, ma anche la loro falsità: infatti, mentre la loro diplomazia parla instancabilmente di prossima pace e di auspicati accordi, nei fatti si cercano le basi per un neo-colonialismo americano e per il mantenimento dei due Vietnam, spartiti fra Nord e Sud. Tuttavia, sappia la combutta imperialista che quanto più a lungo durerà la loro aggressione, tanto più vergognosa e totale sarà la loro sconfitta.

 Il Comitato per la denuncia dei crimini di guerra in Vietnam accusa dunque i governi di Nixon e di Van Thieu dei crimini commessi contro le popolazioni sud-vietnamita ed altre, domanda che termini immediatamente questa guerra di aggressione, e che terminino con essa anche i crimini perpetrati in Vietnam, Laos e Cambogia; che venga firmato l’ Secondo dati ancora incompleti, risulterebbe che, dall'Aprile 1972 in poi, la combutta USA - Van Thieu ha arrestato, detenuto e torturato quasi 300.000 persone (specialmente a Saigon, Hue, Da-Nang e Rach-Gia) e le ha poi deportate - senza alcun processo — nelle isole carcerarie di Poulo Condor e Phu-Quoc.

 Intanto obbligavano al servizio militare più di 200.000 uomini, tra ragazzi non ancora ventenni, anziani, religiosi e per sino prigionieri; i renitenti venivano uccisi. Qualsiasi foglio stampato dalla popolazione bramosa di pace e di concordia nel paese veniva soppresso: gli autori finivano in prigione. Simili sequestri di giornali e manifesti diventavano sempre più frequenti. Infine, nell’Agosto ‘72, Van Thieu promulgò un nuovo cosiddetto "codice di stampa", col preciso scopo di abolire tutta la stampa non favorevole a lui.

 Le persecuzioni riguardano tutti i patrioti e le persone desiderose di pace. Nelle su ricordate isole carcerarie, entro il 1972 vennero uccise circa 1000 persone (alcune col veleno). Attualmente è in corso una classificazione dei prigionieri: qualora intervengano accordi armistiziali e conseguenti scambi di prigionieri, si farà in modo che vengano rilasciati i detenuti per reati comuni, ma non i prigionieri politici.

 Nell’autunno ‘72 Nixon e la sua combutta, oltre a sferrare feroci aggressioni nelle aree occupate dai patrioti nei tre paesi indocinesi - Sud-Vietnam, Laos e Cambogia — condusse una selvaggia "escalation" di bombardamenti e di crimini bellici contro Hanoi, Hai-Phong e altre popolose città nord-vietnamite.

 Tutto ciò che abbiamo fin qui esposto dimostra non solo la crudeltà estrema degli Americani e dei loro spietati satelliti, ma anche la loro falsità: infatti, mentre la loro diplomazia parla instancabilmente di prossima pace e di auspicati accordi, nei fatti si cercano le basi per un neo-colonialismo americano e per il mantenimento dei due Vietnam, spartiti fra Nord e Sud. Tuttavia, sappia la combutta imperialista che quanto più a lungo durerà la loro aggressione, tanto più vergognosa e totale sarà la loro sconfitta.

 Il Comitato per la denuncia dei crimini di guerra in Vietnam accusa dunque i governi di Nixon e di Van Thieu dei crimini commessi contro le popolazioni sud-vietnamita ed altre, domanda che termini immediatamente questa guerra di aggressione, e che terminino con essa anche i crimini perpetrati in Vietnam, Laos e Cambogia; che venga firmato l’accordo già predisposto il 20-10-1972.

 

5 - Editoriale della "Pravda"  (29 gennaio 1973)

Grande vittoria della giusta causa in Vietnam.

 Con gli accordi firmati il 27 gennaio a Parigi termina l’azione aggressiva americana in Vietnam, vengono ritirate dal Vietnam tutte le truppe straniere e si rifiuta che gli USA interferiscano negli affari interni della nazione vietnamita.

 La fine di questa guerra costituisce una data storica: la lotta di un eroico popolo per la libertà ha vinto centro le forze dell'aggressione capitalista ed è stata affiancata dalla solidarietà di tutti gli uomini amanti della pace e del progresso.

 Eppure gli USA avevano gettato nella campagna bellica forze immani: circa un milione di uomini, tra Americani, alleati, militari, civili, oltre ai colossali mezzi di combattimento.

 Nello scatenare la guerra, gli strateghi americani intendevano colpire una punta avanzata del socialismo asiatico - la Repubblica Democratica del Vietnam -, nonché soffocare i movimenti di liberazione indocinesi e insidiare 1’unità delle forze antimperialiste mondiali.

 Ma l’aggressione urta contro il valore, l'eroismo dei Vietnamiti, sostenuti dalla ferma fiducia di vittoria.

 Non solo sul frante militare, ma anche su quello politico-diplomatico, i Vietnamiti hanno portato avanti la loro battaglia. Nelle lunghe difficili trattative a Parigi il Governo della Repubblica Democratica del Vietnam e il Governo provvisorio rivoluzionario del Sud-Vietnam hanno offerto uno splendido esempio di costruttiva capacità e fermezza.

 La vittoria vietnamita assume significato storico perché ha mostrato al mondo una lotta eroica per la libertà, ha rafforzato le posizioni del socialismo nell'Asia sud-orientale ed ha contribuito alla distensione internazionale.

 L'impresa compiuta dagli uomini e dalle donne della Repubblica Democratica del Vietnam - primo Stato socialista del Sud-Est asiatico – è un esempio per tutti. Mobilitando tutte le forze materiali e intellettuali del popolo, il partito dei lavoratori, guidato da Ho-Chi-Minh, è riuscito in breve tempo a trasformare il territorio della Repubblica in una fortezza inespugnabile. Solo il sistema socialista, animatore di un’intera generazione di patrioti, solo un partito marxista-leninista, educatore delle masse, poteva raggiungere un tal grado di efficienza e disciplina, conducendo il paese alla vittoria.

 I lavoratori della Repubblica Democratica del Vietnam potranno ora dedicarsi con maggiore efficacia a realizzare il socialismo in questo paese dove, persino durante la guerra ed i bombardamenti, funzionava l'istruzione della gioventù, secondo la linea di Ho-Chi-Minh, il grande patriota.

 II Fronte nazionale di liberazione del Sud-Vietnam, forza dirigente dei patrioti sud-vietnamiti, postulava l'unione di tutte le classi, i gruppi etnici, i partiti politici e le organizzazioni pubbliche, tutti insieme contro l'aggressione imperialista.

 I patrioti controllano oramai vasti territori nel Sud-Vietnam, dove il Governo provvisorio rivoluzionario ha iniziato l'opera riformatrice, sta sviluppando l'economia, l'agricoltura e l'istruzione, per normalizzare la vita della popolazione. Ora, con la cessazione delle ostilità, questo lavoro potrà essere potenziato, avviandosi verso l'unificazione pacifica delle parti, senza interferenze straniere.

 II partito comunista sovietico, lo Stato sovietico e l'intero nostro popolo salutano con gioia la grande vittoria vietnamita che esso ha sempre auspicata durante la lunga guerra. La nostra linea coerente è stata confermata dalle risoluzioni del XXIII e del XXIV Congresso del Partito comunista sovietico, nonché da altri documenti.

 In risposta alla massiccia aggressione aerea americana, l'Unione Sovietica ha fornito alla Repubblica Democratica del Vietnam armi aggiornatissime, missili, artiglierie e aerei militari; inoltre ha ripetutamente mandato generi di prima necessità per i bisogni sia militari che civili. Ed ancora: specialisti sovietici in gran numero hanno addestrato e perfezionato giovani vietnamiti in varie attività belliche. Anche in campo diplomatico, abbiamo sempre sostenuto i giusti diritti della Repubblica Democratica del Vietnam e del Governo provvisorio rivoluzionario del Sud-Vietnam.

 Citiamo qui le parole che L.I. Brezhnev ha pronunciate in occasione del cinquantesimo anniversario dell'Unione Sovietica: "E' sempre stato un obiettivo fondamentale della nostra politica estera l'eliminazione delle rivalità belliche in Indocina. Ecco perché noi aiutiamo attivamente gli amici vietnamiti nella lotta per una giusta pace. La nostra solidarietà internazionale si manifesta in opere concrete, e non risparmieremo energie, pur di rafforzare l'amicizia reciproca".

 I movimenti di simpatia e gli aiuti concreti che da tutto il mondo sono andati a convergere nelle file dei patrioti vietnamiti hanno confermato quanto già rinunciato nel 1969, al Convegno internazionale dei comunisti e dei lavoratori: le forze del socialismo mondiale, le classi lavoratrici e i movimenti di liberazione nazionale sono oramai tanto potenti che l’imperialismo non può più disporre dei popoli a proprio piacere ed arbitrio.

 Lo. fine della guerra in Vietnam provocherà necessariamente una situazione nettamente migliore nell’Asia Sud-orientale ed in tutto il mondo.

 II Comitato Centrale del Partito Comunista Sovietico, il Presidium del Soviet Supremo e il Consiglio dei Ministri dell’URSS hanno inviato un messaggio ai capi delle varie parti in Vietnam, in cui è detto: "II popolo sovietico si congratula per i successi dei suoi fratelli vietnamiti. L'Unione Sovietica, come è stata vicina ad essi nei duri anni di guerra, così anche ora, in questa nuova fase, sosterrà sempre coerentemente la loro giusta causa. L’esecuzione precisa ed integrale degli accordi firmati tenderà a creare un Vietnam democratico, pacifico, indipendente e prosperoso".

 L’opinione pubblica progressista del mondo intero accompagnerà con ferma solidarietà lo sviluppo degli eventi in Vietnam, conformemente agli accordi raggiunti.

 

 

6 - Comunicato stampa delle forze libere in Vietnam (21 Febbraio 1973)

Forces Libres du Vietnam  3 rue de Sèvres   92100 Boulogne S/Seine

 

 Il Comitato Centrale delle forze libere in Vietnam rivolge, in data 18/2/1973, una lettera congiuntamente alla Sig.ra Binh, Ministro degli Esteri del Governo provvisorio rivoluzionario del Sud—Vietnam, e al Sig. Trân Van Lam, Ministro degli Esteri del Sud-Vietnam; vi si descrive in qual modo si intenda l'accordo relativo alla tregua d'armi e al ristabilimento della pace; poi si avanzano undici proposte concrete, per facilitare l’esecuzione immediata delle clausole concordate.

 Le Forze libere del Vietnam desiderano contribuire efficacemente alle consultazioni già avviate fra i due Governi esistenti in Sud Vietnam. Sollecita la buona volontà di tutti per instaurare al più presto possibile un’autentica atmosfera di pace nelle zone controllate dall’uno e dall’altro governo sud-vietnamita.

 II Comitato Centrale delle forze libere considera il riconoscimento solenne di una terza forza politica vietnamita come il risultato più significativo dei negoziati in corso, poiché in tal modo la popolazione sud-vietnamita potrà realmente esercitare il proprio diritto di decidere liberamente il suo avvenire politico.

 Inoltre il Comitato ritiene che il ritardo nel rimettere in libertà tutti i patrioti prigionieri nel Sud-Vietnam costituisce, nel momento attuale, il più. forte ostacolo alla costituzione del Consiglio nazionale di riconciliazione, formate da tre componenti in uguale misura. Il rispetto delle libertà democratiche, quale prescritto dall’accordo, favorirà il coagularsi delle forze politiche nella terza componente. Quest’ultima potrà allora partecipare attivamente alle consultazioni, per giungere a formare il Consiglio nazionale di riconciliazione e di concordia, e quindi per studiare - con le altre due componenti - le modalità delle elezioni generali e le conseguenti future istituzioni.

 Il Comitato Centrale acclude alla lettera qui sopra riassunta la formulazione di 11 (undici) proposte concrete tendenti a normalizzare la vita politica in Vietnam:

 1) Assicurare un trattamento buono e corretto ai membri della Commissione internazionale Controllo e Sorveglianza nonché a quelli delle Commissioni militari miste, nello svolgimento delle loro missioni.

 2) Liberare prontamente tutti i detenuti politici nell’intera area sud vietnamita.

 3) Stendere un. accordo fra le due parti avverse del Sud-Vietnam per verificare insieme tutte le pratiche dei detenuti per reati comuni.

 4) Smantellare tutti i campi di concentramento e di cosiddetta "rieducazione" politica.

 5) Abolire lo stato d'emergenza e il coprifuoco; ridurre, entro i limiti strettamente necessari, i poteri delle forze di polizia.

 6) Sospendere immediatamente gli arresti, le detenzioni arbitrarie, i metodi di coercizione e di tortura nei confronti della popolazione e specialmente dei gruppi d'opposizione.

 7) Non disturbare, né tanto meno reprimere, le attività di organizzazioni politiche vietnamite all'Estero, avendo esse oramai deciso di esercitare la loro azione anche all'interno del paese.

 8) Non ostacolare gli spostamenti di persone o di famiglie che desiderino ritornare al loro villaggio d'origine.

 9) Ristabilire le comunicazioni nell'intero paese sud-vietnamita, garantire e rispettare la libertà di circolazione e di spostamento di tutti i cittadini da una zona all'altra.

 10) Abolire tutti i tipi di censura sulla stampa e sugli altri organi di informazione e di diffusione.

 11) Stabilire accordi fra le due parti sud vietnamite per diffondere senza limitazione alcuna i risultati delle loro consultazioni, al fine di tradurre immediatamente nei fatti il reciproco rispetto dei diritti democratici in tutto il Sud-Vietnam.

 

 

 

7 - Discorso introduttivo di M. B. Zachrisson, Parlamentare svedese (22 febbraio 1973)

La firma di un accordo di pace è un grande passo avanti, un passo vittorioso per il popolo vietnamita e un’importante affermazione di fronte all’opinione pubblica mondiale.

 Tuttavia, pur mentre esiste l'accordo, dobbiamo essere vigilanti e considerare la vera pace in Vietnam come qualcosa di ancora incerto. Abbiamo purtroppo le esperienze di decenni in questo senso: è recente, dell’ultimo Natale, il terribile bombardamento americano, mentre si negoziava la pace.

 I nostri amici vietnamiti vorrebbero intraprendere subito 1’immane lavoro di ricostruzione del loro paese; ma gli avversar! dispongono ancora di una colossale organizzazione militare nel paese.

 Vigiliamo dunque! Giorno su giorno dovremo verificare l’effettiva applicazione di questo accordo che conferma ciò che già avrebbe dovuto concretarsi nel 1954, dopo la riunione di Ginevra. Solo ora, dopo 18 anni, il governo degli USA e il regime-fantoccio di Saigon hanno riconosciuto il principio della riunificazione del Vietnam.

 Ma la strada è ancora lunga, e molte forze tenteranno di sabotarla. Prima che si possa intraprendere un concreto lavoro di ricostruzione, debbono essere stati raggiunti tre obiettivi fondamentali:

 I) - Deve cessare ogni e qualsiasi impegno militare americano, nonché la presenza in Vietnam di elementi d'appoggio paramilitari (sotto forma di cosiddetti "consiglieri civili" presso il governo di Saigon).

 II) - 'Tutti i prigionieri di guerra e quelli politici debbono essere liberati immediatamente. Mentre abbiamo visto, in fotografie e in TV, che i piloti e altri soldati americani sono ritornati dalla prigionia nord-vietnamita in buone condizioni fisiche, invece i reduci dalle prigioni sud-vietnamite portano le tracce del terrore e delle torture. Di questo argomento si parlerà ancora su piano internazionale: infatti la Commissione internazionale d'inchiesta sui crimini americani in Indocina indagherà sulla situazione dei prigionieri di guerra e sui fatti accaduti nei campi di concentramento. E già a questo Congresso medesimo la Commissione suddetta ha presentato una prima importante relazione intorno alle efferate crudeltà esercitate sui detenuti: più di 200.000 sono stati sottratti alle loro libere attività, e molti di essi vennero uccisi o sono morti di fame e di stenti.

 III) - Deve essere consentito a tutti i cittadini di spostarsi liberamente sul territorio totale vietnamita e di potere cosi ritornare nelle località di origine. Chi ha dovuto spostarsi per motivi bellici, chi è stato confinato nei cosiddetti "villaggi strategici", tutti devono avere il permesso di ricongiungersi alle proprie famiglie. Ciò è necessario non solo per motivi umani, ma anche per la buona ripresa del1’agricoltura.

 Per quanto concerne l'opera di ricostruzione, a cui il mondo intero dovrebbe partecipare, sarà bene ascoltare anzitutto le direttive delle autorità vietnamite stesse.

 Non dobbiamo correre il rischio che gli aiuti al Vietnam siano troppo legati alle aspirazioni e ai piani dei paesi soccorritori. L'assistenza che i Vietnamiti più gradirebbero - come d'altronde anche gli altri paesi in via di sviluppo - sarebbe quella senza schemi prefissati, in modo che i Vietnamiti stessi possano decidere sulle priorità dei loro bisogni e sul coordinamento delle spese e degli impegni.

 Cari amici, mentre ci rallegriamo che si sia concesso il diritto di pace e d'indipendenza al Vietnam e - proprio da ieri - anche al Laos, siamo ancora ben lungi da questa realtà in Cambogia, dove i funesti B-52 seminano ancora quotidianamente la morte e dove il popolo non è ancora in grado di scegliere il proprio avvenire politico senza ingerenze straniere. Tanto in Laos come in Cambogia le circostanze sono diverse, e diverse le possibili soluzioni, rispetto al Vietnam; ma una condizione fondamentale è comune a tutti, e cioè: non potrà sussistere la pace finché gli Americani non avranno ritirato dall'intera Indocina le loro forze di terra, di mare e d'aria.

 Basta col ruolo di gendarmi esercitato dai militari USA! Ritengo però che i popoli dell'Indocina accoglieranno senza odio anche cittadini americani - come quelli di ogni altra nazione — purché siano pacifici e concorrano a risanare i paesi devastati dalla guerra ed a instaurare un equo regime democratico nel Sud-Est asiatico.

 Stiamo entrando nella fase dura e difficile della ricostruzione. Ma purtroppo l'angoscia del recente passato condiziona ancora troppe persone: troppi bambini vietnamiti hanno paura tuttora di alzare gli occhi al cielo; l'oscurità della notte non significa calma e riposo; migliaia di contadini nelle risaie stanno sempre all'erta, pronti a ripararsi nei loro rifugi. Tuttavia, la guerra del Vietnam ha dato alla solidarietà internazionale una nuova dimensione umana e politica che dovrebbe migliorare le condizioni dell'uomo in avvenire.

 

 

8 - Discorso del Prof. Hoang Minh Giam, Capo della delegazione della Repubblica Democratica del Vietnam (22 Febbraio 1973)

 Egregi membri della Presidenza, cari delegati, cari amici,

 Con profonda emozione ed entusiasmo noi delegati del "Comitato vietnamita per la difesa della pace mondiale" partecipiamo a questo Congresso internazionale straordinario sull’Indocina, qui in Italia, ospitale paese di antiche tradizioni democratiche.

 L'Assemblea mondiale per la pace e l'indipendenza dei popoli indocinesi, riunitasi a Parigi nel Febbraio ‘72» ha dato un notevole contributo per giungere al recente accordo del "cessate il fuoco" in Vietnam. Ora, con l’attuale Congresso, si apre una nuova fase nel movimento mondiale di solidarietà col nostro popolo. Tra pochi giorni si terrà a Parigi un nuovo convegno internazionale che dovrà studiare come garantire di fatto, in pratica l’applicazione dell'accordo di pace firmato il 27/1 ed entrato in vigore, con validità giuridica, il 28/1/73.

 Gli USA cessano la loro guerra d’aggressione in ogni forma, rispettano il diritto all'autodeterminazione dei cittadini sud-vietnamiti in piena libertà democratica. I Sud vietnamiti decideranno del loro avvenire politico con libere elezioni generali. La riunificazione del Vietnam sarà realizzata passo passo, con procedimenti pacifici.

 La firma dell’accordo di pace rappresenta una grande vittoria ottenuta dal nostro popolo nella durissima guerra di resistenza contro gli aggressori, con particolare riguardo alla lotta dei guerriglieri sotto la direziono del "Governo rivoluzionario provvisorio della Repubblica del Sud-Vietnam". Abbiamo avuto la simpatia e il sostegno da parte del mondo intero; è stata una Vittoria dei valori umani, morali, sociali.

 Ringraziarne sinceramente i popoli dell'Asia, dell'Africa, dell'America Latina, dei paesi arabi in particolare, allorché - lottando contro l'imperialismo e il neo-colonialismo - hanno offerto spinta e incoraggiamento ai Vietnamiti nella giusta lotta. Ringraziamo i paesi della Europa Occidentale nei quali si sono sempre allargati i movimenti di concreta solidarietà col nostro popolo in guerra. Ringraziamo vivamente gli Australiani, i Giapponesi, le popolazioni minori dell'Oceania per averci sostenuti e per avere respinto le manovre degli Usa per coinvolgerli nella guerra contro di noi. Ringraziamo anche i milioni di cittadini statunitensi che hanno costituito movimenti di opposizione alla guerra in Vietnam con una vastità di iniziative e di consensi mai conosciuta in passato. Ringraziamo infine quei Capi di stato, personalità ufficiali, intellettuali, sacerdoti influenti, che si sono autorevolmente uniti all'opinione pubblica per chiedere agli USA la fine della guerra e la non-ingerenza negli affari interni del Vietnam.

 Apprezziamo altamente l'opera svolta dal “Consiglio mondiale per la pace” e dalle altre organizzazioni internazionali che si sono schierate in nostro favore. Particolari meriti ha acquisito il "Congresso permanente per l’Indocina" che risiede a Stoccolma: esso è sorto nel momento della più crudele escalation americana e - con le sue nette condanne dei rafforzati attacchi USA - ha rispecchiato la coscienza dell'umanità progressista tutta e può così avere contribuito alla cessazione delle ostilità. Un grazie particolare anche al Comitato Italia - Vietnam, nonché a tutti gli Italiani che ci sono vicini.

 La Repubblica Democratica del Vietnam è fermamente decisa ad applicare con lealtà tutte le disposizioni dell'Accordo di Parigi, ma esige che anche la controparte faccia altrettanto. È trascorso quasi un mese dalla firma dell'Accordo, e la vera pace non è ristabilita, poiché il governo di Saigon, con l'appoggio degli USA, viola spesso e sistematicamente le clausole concordate. Su questo punto la delegazione del Sud-Vietnam presenta una dettagliata relazione.

 Come già a suo tempo si era perpetrato un vile sabotaggio degli accordi presi a Ginevra nel 1954 per il Vietnam, così ora le violenze che il governo di Van Thieu compie contro i patrioti sud-vietnamiti e contro la Commissione militare quadripartita di controllo sono atti premeditati e favoriti dagli USA per boicottare la pace. Ma se tale situazione continuerà, noi sapremo rispondere per le rime.

 Cari delegati, cari amici! Per il popolo vietnamita incomincia una nuova era storica, in cui noi ci impegniamo con entusiasmo: la ricostruzione del nostro paese. Ma noi, che tanto apprezziamo il sostegno ricevuto da altri paesi, vogliamo dimostrare la nostra solidarietà alle popolazioni laotiane e khmer (Cambogiani), che fanno pure parte dell'Indocina e debbono anch'essi lottare per la propria indipendenza e libertà. Ci rallegriamo dell'accordo appena stipulato a Vientiane per la pace nel Laos, purché sia stabile. In Cambogia è purtroppo ancora sanguinosa la lotta del popolo Khmer per ristabilire il Governo Reale di Unione nazionale della Cambogia secondo la proclamazione che Samdech Norodom Sihanouk, Capo di stato in esilio, ha pubblicata nel Marzo 1970.

 Auguriamo un lavoro proficuo e valido ai Congressisti qui riuniti!

 

 

 

9 - Intervento di M. Nguyen Van Tien Capo della delegazione della "Repubblica del Vietnam" (Sud) (22 - 24 febbraio 1973)

Membri della Presidenza, Signore e Signori, cari amici!

 Diamo il benvenuti a tutti. Ringraziarne il Comitato permanente del Congresso di Stoccolma per l’Indocina, nonché il Comitato Italia—Vietnam per avere organizzato questo Convegno internazionale straordinario. Si trovano qui riuniti rappresentanti di Enti internazionali e di paesi dei cinque Continenti, tutti per rallegrarsi che le forze di pace abbiano riportato una grande vittoria sulle forze di guerra e d'aggressione.

 Secondo l’accordo firmato a Parigi il 27 Gennaio 1973, gli USA si impegnano a rispettare l’indipendenza, l'unità. l’integrità territoriale dei Vietnamiti; s’impegnano anche a ritirare dal paese tutte le forze militari e paramilitari, a smantellare le basi d'ogni tipo e infine a cessare ogni e qualsiasi ingerenza negli affari interni del Sud-Vietnam, di cui rispettano il diritto all’autodeterminazione.

 La nostra vittoria s’identifica con una vittoria di tutti i paesi socialisti, amanti della pace e della giustizia. Riconosciamo grandi meriti al Congresso di Stoccolma sull’ Indocina, il quale da 6 anni ha sempre sostenuto validamente l'azione dei popoli di questa penisola contro il comune nemico, Noi riteniamo che , infine, dopo ulteriori sforzi, la pace potrà essere realmente ristabilita in Indocina.

Ci rallegriamo che proprio ieri (21/2/73) sia stato firmato un documento, a Vientiane, sulla "concordia nazionale nel Laos": è questa una vittoria del "Fronte dei patrioti laotiani" diretti dal principe Douphanouvong, Auguriamo vivamente la vittoria anche ai fratelli della Cambogia che lottano sotto la guida di Samdech Norodom Sihanouk, Capo del Governo Reale d’Unità Nazionale.

 Siamo grati a tutti coloro che in qualche modo hanno manifestato la loro solidarietà con la nostra lunga e dura lotta. Rivolgiamo un particolare pensiero di simpatia e d'augurio ai moltissimi cittadini statunitensi che si sono apertamente schierati in nostro favore, contro il militarismo del loro governo; speriamo che i prigionieri di guerra americani possano presto ritornare in patria, alle loro famiglie.

 Cari amici! La nostra resistenza e la nostra vittoria hanno dato inizio ad una nuova fase nella storia del nostro paese. Ma il cammino è ancora lungo: infatti, purtroppo, le forze reazionarie, fasciste, di Saigon, al servizio straniero, preparano il sistematico sabotaggio della pace, della concordia nazionale, delle libertà democratiche.

 All’indomani dell'accordo il governo di Nixon già ne violava la lettera e lo spirito: infatti il 30 gennaio il Sig, Agnew, Vice-presidente degli USA, arrivando a Saigon dichiarava: "Noi (Stati Uniti) riconosciamo il governo della Repubblica del Vietnam (cioè il governo di Nguyen Van Thieu) come il solo e autentico governo del Sud-Vietnam". In tal modo il governo americano si prefigge di sminuire il ruolo del FLN e del Governo Rivoluzionario Provvisorio (GRP) il quale ha condotto alla resistenza e alla vittoria la popolazione sud-vietnamita» II GRP è uno dei firmatari dell'accordo di Parigi; ha perciò il diritto di attribuirsi la qualifica di rappresentante della "Repubblica del Vietnam. (A questo punto giova ricordare che nel 1954 fu stabilito a livello internazionale che il territorio vietnamita comprendeva due stati distinti coi rispettivi nomi di: Repubblica Democratica del Vietnam, a nord del l7° parallelo, e Repubblica del Vietnam, a Sud del 17° parallelo).

 Altre violazioni dell’Accordo di Parigi: l'art, 6 impone che vengano smantellate le basi militari; ma gli USA sostengono di avere ceduto tali basi all’amministrazione di Van Thieu; Van Thieu non smantella le basi, anzi mobilita le forze terrestri, aeree e navali per eseguire azioni ai danni delle zone già liberate dai patrioti, Nelle aree controllate da Van Thieu vigono sempre terrore, oppressione e rappresaglie, mentre tutte le libertà -opinione, stampa, riunione - vengono calpestate, Van Thieu, che secondo raccordo dovrebbe restituire tutti i prigionieri militari e politici (che ammontano a centinaia di migliaia), dice di detenerne solo 2000 e li fa passare per delinquenti comuni. Inoltre sta sabotando in mille modi l’opera della Commissione quadripartita di controllo della tregua militare.

 Noi, sotto la guida del FLNM e del GRP, desideriamo osservare scrupolosamente le clausole dell'Accordo e già incominciamo, nelle aree controllate da noi, ad organizzare i primi servizi per la ripresa di una vita normale.

 Sottoponiamo ai lavori del presente Congresso alcune proposte concrete:

 1) - All'Accordo di Parigi del 27 Gennaio venga riconosciuto valore giuridico a tutti gli effetti, con le responsabilità che ne conseguono per ognuno

 2) - Tutte le parti contendenti riconoscano sulla base dell'accordo di Parigi - che il GRP è l’unico rappresentante legale e autentico del Sud-Vietnam: esso intende avviare consultazioni con Van Thieu per costituire al più presto un"Consiglio nazionale di Riconciliazione", con tre componenti ad uguale livello, e per realizzare poi libere elezioni generali.

 3) - L'opinione pubblica mondiale venga il più possibile sensibilizzata all'entità vastissima dei nostri bisogni alimentari, materiali, culturali.....

 Siamo fiduciosi che la solidarietà fraterna di tutti i popoli amanti della pace e del progresso sociale seguiterà ad aiutarci!

 

 

10 - Comitato coordinatore iugoslavo per gli aiuti al popolo vietnamita (22/2/1973)

Discorso del delegato iugoslavo al Congresso internazionale di Roma

 Ora per la prima volta, nello sforzo di instaurare una pace durevole in Vietnam, Laos e Cambogia, possiamo finalmente rallegrarci che l'accordo recentemente concluso abbia segnato il primo passo su questa via.

 È una grande vittoria del popolo vietnamita, ma è anche un segno che le forze democratiche e progressiste mondiali hanno sensibilizzato la solidarietà internazionale nella lotta contro l'aggressione americana.

 Speriamo che oramai i colpi di questa guerra terrificante tacciano per sempre. Più di 500.000 Americani sono stati mandati dal loro governo a combattere, con le armi più moderne, sofisticate e micidiali.

 Mai in passato un'area relativamente ristretta aveva visto una simile concentrazione di mezzi di sterminio d'ogni genere.

 Assistiamo ora al principio della fine di questa guerra inumana: è stato provato che nessuna soluzione ha potuto essere imposta alla nazione vietnamita, se non una base d'accordo che rispettasse il diritto del popolo alla libertà e all'autodeterminazione; neppure le sofferenze di una guerra tanto crudele hanno potuto frenare l'inarrestabile processo storico di liberazione nel Vietnam.

 La popolazione vietnamita ha offerto un esempio grandioso a tutta l'umanità, a tutti coloro che lottano per l'indipendenza e il progresso sociale.

 La cessazione delle ostilità in Vietnam potrebbe indurci a concludere quanto sia palesemente assurdo - da parte degli Americani – il volere imporre certi schemi politici a piccole nazioni a favore degli interessi americani stessi, Tuttavia, abbiamo imparato a leggere fra le righe delle aggressioni imperialiste e perciò dobbiamo rimanere in guardia e preoccuparci di altre nazioni dell'Indocina, nonché del Medio Oriente, dell'Africa e dell'America Latina. Dobbiamo essere consapevoli delle nostre responsabilità, più che lasciarci andare al compiacimento dell'avvenuta tregua.

 La tregua è stata firmata; ma è ora incombenza a livello internazionale l'offrire aiuto ed assistenza ai Vietnamiti affinché gli accordi vengano rigidamente osservati dall'altro contraente: basta coi cavilli, con l'ostruzionismo, con gli impedimenti artificiosamente creati!

 Ci indirizziamo agli Stati Uniti: li aspettiamo alla prova. Debbono dimostrarci che vogliono realmente stabilire ima pace equa e durevole. E solo in questo modo potranno incominciare — di fronte all'opinione del mondo intero - a riscattare le perdite di vite umane e gli altri grandi sacrifici che i loro governanti hanno imposto ai milioni di cittadini americani. Se intendono pagare questo giusto riscatto, debbono cambiare metodo. È ciò che viene richiesto ai capi.dai gruppi di forze progressiste che sempre più. numerosi sorgono nel loro stesso paese.

 È necessario che le forze progressiste operino a livello internazionale, per mostrare solidarietà ed offrire assistenza vigile e concreta, da parte di tutti i paesi, al popolo vietnamita. Non v'è dubbio, purtroppo, che anche ora - ad accordo firmato — sussistono in Indocina forze militariste e neocolonialiste che tenteranno di impedire il mantenimento leale e genuino degli accordi: cioè la costituzione pacifica di un Vietnam riunificato, democratico, neutrale, privo di interferenze straniere, secondo le aspirazioni della popolazione vietnamita.

 Se sarà possibile - come auspichiamo - che dette aspirazioni vengano attuate in realtà, ciò influirà molto positivamente sulla sistemazione dell’intera Indocina e sulla stabilità di pace nell'Asia sud-orientale.

 Per contro, qualsiasi passo o intervento che alterasse le condizioni ora sancite dall'accordo internazionale sarebbe destinato a fallire, ma comunque produrrebbe pesanti difficoltà in campo internazionale.

 L'opinione pubblica mondiale attende iniziative di pacifici accordi anche in altri paesi dell'Indocina, oltre al Vietnam» Ci rallegriamo del dialogo avviato - dopo la tregua conclusa per il Vietnam, fra le due parti del Laos e siamo solidali con la lotta di liberazione del popolo laotiano; riteniamo anche che questo Congresso dovrebbe affrontare il problema della Cambogia, dove gli USA hanno in passato favorito il colpo di state per instaurare a Pnom-Penh un regime filoamericano, in spregio della volontà del popolo cambogiano; ma il movimento di liberazione, facente capo al principe Norodom Sihanok, ha già rioccupato buona parte del paese ed è riuscito a fare accettare quella “Dichiarazione dei cinque punti" che rimane l'unica base per la possibilità di pace in Cambogia.

 Cari amici, vorrei sottolineare con la popolazione iugoslava abbia sempre dimostrato ai Vietnamiti patrioti la sua solidarietà non solo a parole, ma anche con aiuti concreti, nelle più varie iniziative.

 Il Presidente Tito, in alcuni suoi discorsi del Dicembre '72 ed anche nel recente messaggio di Capodanno ha condannato il genocidio perpetrato contro il popolo vietnamita ed ha auspicato la firma di una tregua e di accordi relativi all'intera Indocina. II nostro .paese è pronto ad intervenire ancora con assistenza materiale ed anche a sostenere la causa dei patrioti indocinesi entro il gruppo dei paesi non-allineati.

 Attestazioni di analogo tenore hanno fornito il primo Ministro jugoslavo, il Ministro degli Esteri, organizzazioni politiche quali LCJ, SAWPJ, Federazione dei Veterani, Lega della gioventù jugoslava, Organizzazione femminile, Comitato coordinatore per l’assistenza ai popoli indocinesi. Così si sono espressi anche i singoli parlamenti delle 6 repubbliche jugoslave, nonché le singole assemblee municipali, migliaia di manifestazioni di massa, lezioni in tutte le scuole ecc.

 Ricordiamo qui anche gli sferzi compiuti dalla nostra delegazione al Congresso al vertice dei paesi non-allineati riunito a Lusaka (Rodesia, Nyasa) per assicurare la partecipazione del Governo provvisorio rivoluzionario Vietcong al successivo Convegno dei non-allineati a Georgetown. Inoltre, a tutte le Assemblee Generali delle Nazioni Unite la Jugoslavia ha sempre sostenute il diritto di partecipazione all'Assemblea per il Governo rivoluzionario Vietcong, nonché al Reale Governo in esilio della Cambogia. E si potrebbero ancora enumerare altre azioni volte allo stesso fine.

 Attualmente, il compito più urgente in Vietnam è quello della ricostruzione concreta e del ristabilimento di una vita normale.

 La guerra del Vietnam, sebbene ristretta entro un’area territorialmente modesta, ha avuto un significato mondiale nelle sue molteplici implicazioni, già ampiamente illustrate.

 Noi tutti qui riuniti a Roma dobbiamo invitare ogni persona individualmente, ogni organizzazione internazionale, ogni paese— grande o piccolo che sia - a contribuire generosamente alla ricostruzione del devastato suolo indocinese. Il popolo vietnamita, eroico nella difesa dei propri diritti, merita questa impegno da parte di tutti.

 

 

11 - Comitato Portoghese della Pace - Congresso di Roma 22, 23 e 24/2/1973

Serie di iniziative prese in Portogallo nel biennio ‘72 – ‘73 per la solidarietà di lotta coi popoli indocinesi e per la pace in Vietnam.

 Tutti sanno le repressioni politiche vigenti in Portogallo, dopo 46 anni di regime fascista e ben 12 anni di guerre coloniali in Africa.

 Tutti sanno altresì che i governanti portoghesi, sia sotto Salazar sia sotto Caetano, hanno ufficialmente sempre approvato la politica imperialista degli USA in Indocina.

 Senonché, la popolazione portoghese, nella grande maggioranza, nutre sentimenti esattamente opposti, pieni di simpatia e d'ammirazione per i patrioti vietnamiti. Specialmente dal 1967 in poi le forze popolari hanno ripetutamente espresso la propria solidarietà coi Vietnamiti in lotta. Nel 1972 i gruppi progressisti sono andati ancora oltre, svolgendo apertamente azioni semilegali o del tutto illegali in favore dei patrioti in Vietnam, Laos e Cambogia. .Le iniziative che qui di seguito elencheremo sono il risultato di un lungo lavoro di sensibilizzazione più o meno clandestina; esse più volte hanno dovuto affrontare le repressioni poliziesche. Alle correnti unitarie suddette partecipano indistintamente lavoratori d'ogni campo, studenti, operai, massaie, intellettuali, ecc.

 La vittoria ottenuta dal popolo vietnamita nel recente accordo di pace è stata salutata con profonda gioia dall’opinione pubblica portoghese, la quale vorrebbe scoprirvi anche un incoraggiamento per le lotte di libertà nelle colonie portoghesi in Africa: oramai la guerra d'indipendenza che si combatte in Angola dal 1961, in Guinea-Bissau dal 1965, in Mozambico dal 1964 salta in primo piano di fronte all'opinione pubblica mondiale e appare come un focolaio di tensione a livello internazionale.

 I governanti portoghesi, fascisti e colonialisti, se ne preoccupano. Mentre il nostro Ministro degli Esteri, Rui Patricio, inneggia al "successo degli sforzi pacifici di Nixon", la censura ha ampiamente tagliato - sulla stampa d'informazione - tutti gli articoli che analizzavano le implicazioni dell'accordo in rapporto alla politica portoghese.

 Pur tuttavia, sta circolando largamente in Portogallo una Dichiarazione firmata da molte importanti personalità degli ambienti democratici, culturali, religiosi, che invita a intensificare la lotta per la pace nel mondo.

 

 1 - Manifestazioni di piazza:

 dal momento che sono proibite, tutte finiscono con l'intervento della polizia.

 21 Febbraio ‘72, giornata della solidarietà col Vietnam (come gli anni precedenti, dal ‘68 in poi), dimostrazione a Lisbona.

 14 Maggio ‘72, corteo di studenti a Coimbra.

 11, 16 e 17 Maggio ‘72, a Lisbona» centinaia di studenti manifestano pro Vietnam, con grida "Nixon fuori dal Vietnam" e altre simili.

 

 2 – Agitazioni:

 1° Maggio ‘72, migliaia di manifesti e volantini pro Vietnam nelle 5 Università (Lisbona, Porto e Coimbra); partecipa anche l'Unione studenti comunisti.

 Maggio ‘72, Lisbona, Facoltà di Medicina, Fac, di Scienze Economiche e Istituto Tecnico Superiore, grandi manifesti affissi per condannare la guerra imperialista e per lanciare una campagna di aiuti pro Ospedale Nguyen Van Troi.

 Distribuzione di migliaia di opuscoli, da parte di giovani lavoratori, nelle città e nei villaggi, in riferimento al Vietnam.

 

 3 – Riunioni:

 Marzo ‘72, Lisbona, Facoltà di Lettere, raccolta di denaro per l'Ospedale Nguyen Van Troi. Centinaia di studenti fanno altre collette allo stesso scopo in Istituti Superiori ecc.

 15 Aprile ‘72, Università di Porto, Fac. d'Ingegneria, proiezione (a 250 studenti) di un film sulla Rep, Democratica del Vietnam.

 Medesimo film alle Università di Lisbona e di Coimbra, nonché in numerose case private, con gran numero di invitati.

 30 Luglio, a Sud della provincia del Tago, affollata riunione dell’ambiente industriale, per approvare l’invio di un telegramma all'Ambasciata degli Stati Uniti: si esige l’immediato ritiro delle truppe americane dal Vietnam.

 All'inizio del ‘73, varie riunioni di sostegno ai Vietnamiti; poi, la celebrazione della vittoria, con la firma degli accordi.

 

 4 - Comitati studenteschi pro-Vietnam

 Luglio ‘72, il Comitato costituitesi a Porto pubblica il primo numero del suo bollettino "Vietnam", dove si fa una breve storia documentata della lotta in corso. Si stampano e si mettono in vendita cartoline postali con foto belliche del Vietnam: il ricavato è per l'Ospedale Nguyen Van Troi.

 All’inizio del ‘73 viene costituito un identico Comitato all'Università di Lisbona.

 

 5 - La Stampa:

 Importanti periodici culturali portoghesi ("Seara Nova", "Vertice" ecc.), settimanali popolari ("Noticias da Amadora" ecc.), case editrici e persino talvolta qualche quotidiano ("Republica", "Diario de Lisboa", "O Século" ecc,) hanno pubblicato e pubblicano tuttora articoli o libri a puntate, proibiti dalla censura come pubblicazioni a sé stanti, aspre denunce dell’aggressione americana e dei crimini di guerra. Scritti di analogo contenuto appaiono anche nella stampa studentesca e nel settimanale cattolico di Porto La stampa clandestina, non sottomessa alla censura, diffonde direttamente, fra gli operai e i progressisti, le pubblicazioni del Partito comunista e dell’Unione studenti comunisti, in favore della lotta dei popoli indocinesi.

 

 6 - Altre azioni collettive o individuali:

 Settembre ‘72, raccolte pubbliche di aiuti per i patrioti vietnamiti nelle cittadine e nei villaggi della cintura industriale di Lisbona.

 Primi di Ottobre ‘72, anniversario della rivoluzione repubblicana portoghese, nei dintorni di Lisbona varie iniziative pro Vietnam; a Porto collette pro Ospedale Nguyen Van Troi,

 Fine ‘72 e principio ‘73, messaggi di solidarietà ai lavoratori vietnamiti e al Fronte di Liberazione Nazionale Sud-vietnamita da parte di vari "Gruppi" democratici e operai.

 Attualmente, Febbraio ‘73, sta circolando ampiamente in Portogallo la Dichiarazione nominata più sopra, la quale trae argomento dal recente Accordo di pace per stimolare tutti ad un’azione vivace e costante in favore della pace nel mondo.

 ........................

 Il fatto che delegazioni del Portogallo siano riuscite – nonostante le gravi difficoltà da superare - a prender parte a grandi consessi internazionali (come quello di Parigi e ora quello di Roma) è segno palese che esiste un effettivo movimento di riscossa nel nostro paese: tale movimento uscirà senza dubbio rafforzato dai contatti internazionali in favore delle popolazioni indocinesi.

 

 II Comitato Portoghese della Pace

 

 

 

 

 

 

12 - A nome di tutti i patrioti cambogiani  11 Febbraio 1973

Appello di Khieu Samphan, Hou Yuon e Hu Nim rivolto a tutti i giovani, agli studenti e intellettuali di Phnom Penh e dei capoluoghi provinciali momentaneamente occupati dal nemico

 Cari amici. Sono passati quasi tre anni da quando il traditore Lon Nol e i suoi vili compagni, sostenuti dagli imperialisti americani, hanno compiuto il criminale colpo di stato, rovesciando il Governo cambogiano indipendente, pacifico e neutrale e vendendo la nostra Cambogia agli USA, a Thieu di Saigon e ai Thai di Bangkok.

 Da allora, tutta questa cricca ha fomentato la guerriglia, massacrato il popolo, distrutto villaggi, campi, risaie, bestiame; hanno demolito pagode e monumenti storici, hanno provocato divisioni e lutti. E ora, questi medesimi traditori lanciano proposte di "tregua per ristabilire la pace e la concordia nazionale".

 Si permettono di prendere una simile iniziativa perché si sentono mancare il terreno sotto i piedi: vorrebbero prolungare la loro truce oppressione, ma sentono che presto verranno rovesciati.

 Ragazzi, studenti, intellettuali! Riflettete a quale pace si potrebbe avere sotto il servaggio dell’imperialismo americano! La nostra gioventù, è animata da un patriottismo profondo, da ideali di dignità e di onore nazionale; tutto ciò è impossibile sotto il giogo neocolonialista, fascista, corrotto.

 Studenti, ricordate; dopo che la Cambogia, nel 1956, ha assunto la sua posizione politica di indipendenza, pace, neutralità, gli USA non hanno più. lasciato vivere in pace il nostro popolo: dal defunto Foster Dulles.... via via..... fino a Nixon, hanno sempre sabotato il nostro paese, giungendo infine al funesto colpo di stato che ha portato al potere Lon Nol e la sua cricca, nel Marzo 1970. E così si è distrutta l’unione nazionale, si sono diffamati gli intellettuali, i bonzi, i patrioti, le personalità progressiste.

 La loro "costituzione", le loro "istituzioni repubblicane" parlano di "libertà, uguaglianza, fraternità, progresso": dove sono? Hanno mitragliato in pieno giorno una dimostrazione di studenti davanti alla Facoltà di Legge, nel 1972; proibiscono la stampa studentesca; operano arresti e intimidazioni. Tra i governanti vige il tradimento e la corruzione. L’arte e la letteratura nazionali sono disprezzate; c'è invece il culto servile della cultura americana.

 Il nostro movimento di lotta è indipendente e sovrano e non si aggancia ad alcun'altra persona né organizzazione. Così è stato ieri, ed è oggi, e sarà in avvenire. Ci ispirano ideali nobili e sani, l'amore della patria e del popolo, la difesa dell'onore e della dignità nazionali. Il nostro movimento raccoglie tutte le forze popolari della Cambogia. E' vile calunnia quando Lon Nol e gli altri traditori ci accusano di dipendere dagli stranieri, cioè dai Vietcong e dai nord-Vietnamiti: vogliono con ciò ingannare l'opinione pubblica mondiale e mascherare le loro aggressioni. Ma oramai essi sono prossimi a crollare; si trovano ancora asserragliati in Phnom Penh e in alcune altre città provinciali, ma scarseggiano di riso e di rifornimenti; noi li schiacceremo.

 Perciò oggi esprimiamo la nostra solidarietà a tutti i giovani, agli studenti, agli intellettuali, ai patrioti che stanno lottando nella capitale e nelle località momentaneamente ancora soggette al nemico; siamo solidali con gli scioperi e con le manifestazioni che essi conducono; li stimoliamo a intensificare la lotta per le mete da raggiungere:

 1) conquistare libertà e democrazia;

 2) acquistare il diritto all'istruzione e alla vita civile;

 3) soffocare la cultura imperialista e decadente, per rivalorizzare la sana cultura nazionale;

 4) combattere la corruzione d'ogni sorta.

 Ed ancora li sollecitiamo!

 I°) ad unirsi strettamente con gli operai, coi lavoratori in città, coi bonzi, tutti insieme contro i traditori ed oppressori;

 II°) ad abbandonare le zone occupate dai traditori ed a raggiungere le regioni già liberate.

 Nelle regioni già liberate potrete sviluppare pienamente ogni iniziativa a vantaggio della patria e del popolo.

 Unitevi in un solido blocco comune con la nostra nazione intera, collocatevi risolutamente entro il Fronte Unito Nazionale Cambogiano, fate che le vostre forze convergano con le “Forze Armate popolari di liberazione nazionale di Cambogia", seguitate nella lotta per raggiungere gli obiettivi del nostro popolo, e cioè: scacciare dal territorio cambogiano gli aggressori americani coi loro seguaci stranieri;

 rovesciare definitivamente il traditore Lon Nol e il suo governo di fascisti corrotti;

 edificare una Cambogia veramente pacifica, indipendente, neutrale, democratica e prospera, territorialmente integra.

 

 

 

13 - Intervento di Thiounn Mumm - Capo della delegazioni del "Fronte Unito Nazionale Cambogiano" e del "Governo Reale d'Unione Nazionale della Cambogia" (Roma 22/2/73)

Durante il 1972 la lotta del popolo cambogiano ha riportato grandi successi ed è stata validamente sostenuta dalla simpatia di tutti i popoli amanti della pace e della giustizia, ivi compresa la popolazione americana.

 Con il presente Congresso internazionale straordinario l’opinione pubblica mondiale vorrebbe ottenere che gli USA desistano dalle loro aggressioni in Cambogia e rendano possibile a questo paese di scegliere liberamente il proprio avvenire politico.

 Ringraziarmo il Comitato Esecutivo del Congresso di Stoccolma nonché le autorità e i cittadini italiani che ci danno un grande segno di solidarietà.

 Il popolo cambogiano è desideroso di pace, e lo ha dimostrato nei 16 anni precedenti il 1970. Abbiamo una storia plurimillenaria, vogliamo vivere in indipendenza, dignità e giustizia, in posizione pacifica e centrale.

 Siamo tra i membri fondatori del "Movimento dei paesi non-allineati in Asia, Africa, America Latina ed Europa".

 Però, appena avevamo ottenuto l'indipendenza nazionale (1954), il governo americano ha iniziato una serie di provocazioni e di manovre armate contro di noi. La C.I.A. si è introdotta nel nostro paese e ci ha imposto capi falsi e corrotti, fino a quando, nel Marzo 1970, posto in atto l'aggressione generalizzata, mettendo il nostro popolo sotto il governo ufficiale repubblicano di Lon Nol e degli altri traditori suoi pari. Il governo che noi riconosciamo si trova in esilio, come lo ha proclamato, il 23/03/70, Samdech Norodom Sihanouk. Capo dello Stato e del "Fronte Unito razionale Cambogiano". Da allora, il nostro popolo e le Forze armate popolari di Liberazione nazionale stanno lottando. Durante la stagione secca 71-72 abbiamo arginato l’offensiva strategica nemica e specialmente l'operazione “Chenla" sulla strada a° 6. Poi abbiamo contrattaccato, infliggendo gravi perdite ai nemici in combattimento. Contemporaneamente, per merito della guerriglia minuta locale, le zone oramai liberate sono salite dall'80 all’85% dell'intero paese. Durante la stagione delle piogge (estate-autunno ‘72) abbiamo riportato altre vittorie e abbiamo interrotto tutte le arterie di comunicazione con Phnom Penh e con le altre città ancora controllate dal nemico. In queste città gli abitanti portano avanti la loro lotta: scioperi di studenti, insegnanti, funzionar!, operai.....insurrezioni armate o non armate. Dall'Ottobre ‘72 in poi sono state lanciate anche iniziative economiche e diplomatiche, nella piena fiducia di una vittoria finale, conforme agli obiettivi enunciati da Sihanouk, unico Capo legittimo della Stato, nella sua "Proclamazione" il 25 Marzo 1970, e cioè:

 1) - Gli aggressori americani e i loro servitori stranieri debbono ritirare dalla Cambogia tutti i soldati, impiegati, consiglieri militari eco.; debbono cessare ogni sostegno all'attuale regime di Lon Nol e compagni; debbono sospendere ogni aggressione per terra, per mare e dal cielo.

 2) - I traditori Lon Nol, Sirik Matak, Son Ngoc, Than-In Tam debbono essere cacciati; i problemi ad essi relativi sono affari interni della Cambogia.

 3) - Sarà costituita una Cambogia indipendente, pacifica, neutrale, sovrana, democratica e prospera nella sua integrità territoriale.

 Sulla base di questi capisaldi, il "Governo Reale d'Unione razionale della Cambogia”, sostenuto dal "Fronte Unito razionale Cambogiano", ha già ottenuto importanti successi: il Congresso dei Paesi non-allineati, riunito a Georgetown e comprendente 60 paesi,ha riconosciuto detto Governo Reale come l'unico legittimo e qualificato ad occupare la sede vacante successiva ai disordini del Marzo 1970.

 Attualmente, si è firmato un accordo sul problema vietnamita; però in Cambogia Nixon persiste nella sua aggressione, allo scopo di imporre col ferro, fuoco e sangue il giogo neocolonialista sul nostro paese.

 E non basta: i frequenti conciliaboli a Bangkok, la febbrile edificazione di basi militari in Tailandia e il rafforzamento di quelle già esistenti dimostrano che Nixon non intende lasciare in pace il popolo cambogiano; quando egli proclama la pace a parole, è solo per ingannare l'opinione pubblica mondiale.

 Eppure noi pensiamo che milioni di cittadini americani siano animati da ideali di pace, libertà e giustizia, come lo siamo noi. Sappiamo che in America esistono forti correnti di lotta contro la loro attuale amministrazione e contro il Pentagono.

 Rivolgiamo un pressante appello a tutti i popoli e a tutti i governi amanti di libertà e di giustizia, a tutte le organizzazioni di massa, ai partiti politici, alle personalità diplomatiche, affinché ci sostengano nei nostri sforzi per realizzare gli obiettivi enunciati nella detta Proclamazione di Sihanouk.

 Siamo profondamente grati a tutti coloro che ci dimostreranno di avere raccolto il nostro appello.

 Viva la Cambogia indipendente, neutrale, sovrana e prospera nella sua integrità territoriale!

 

 

14 - Documento della Associazione femminile “Nuovo Giappone” (Gennaio 1973)

Noi donne aderenti all'Associazione Nuovo Giappone salutiamo calorosamente gli amici vietnamiti che hanno riportato una grande vittoria attraverso indicibili sacrifici.

 La nostra Associazione femminile da molti anni prende ogni specie di iniziative per portare aiuto ai patrioti vietnamiti. Nel 1966 abbiamo lanciato la "campagna dello yen” (1 Yen corrisponde circa a 2 Lire) e così - a forza di raccogliere singoli modesti yen - ne abbiamo messi insieme 36.000.000 (pari a £. 72.000.000).

 Molti gruppi di donne raccolgono fondi mediante vendita di oggetti e di manufatti in forma privata, extracommerciale. Le donne di Kanagawa hanno fabbricato personalmente e poi venduto pro-Vietnam 10.000 scatole di fiammiferi. Altre, in città popolose, hanno fatto collette trascorrendo ore nelle stazioni ferroviarie e all'ingresso dei supermercati.

 Eccovi ora ciò che è accaduto per merito delle forze progressiste giapponesi, coadiuvate da noi Associazione femminile: qualora il nostro governo non avesse consentito le basi militari USA nel nostro paese, gli Americani non avrebbero potuto infierire tanto ampiamente sul Vietnam coi continui bombardamenti. Dalla base militare di Okinawa sono soliti partire gli aerei-serbatoio destinati a rifornire di carburante - in volo - i bombardieri B-52; allorché gli aerei-serbatoio vengono danneggiati dalla Contraerea vietnamita, essi vengono riparati nella base militare USA di Sagamihara per quanto concrne gli apparecchi come tali, mentre i colossali contenitori di carburante vengono trasportati da mezzi militari via terra. Il 5 Agosto 1972 uno di questi convogli militari, mentre attraversava la città per raggiungere la pista di partenza, veniva totalmente bloccato da migliaia di lavoratori, studenti ed altri cittadini; e così ancora la notte, e tutto il giorno seguente, noi donne portavamo da mangiare e da bere a quelli che facevano il blocco; ricevemmo l'incoraggiamento di gruppi da Tokio, nonché quello del 18.mo Congresso mondiale contro le armi atomiche. La nostra protesta trovò appoggio dappertutto. Dopo parecchi giorni, migliaia di poliziotti vennero mobilitati per far largo tra la folla e consentire al convoglio militare di raggiungere le pista. Ma intanto le autorità hanno dovuto tener conto della ribellione popolare anche in altre occasioni,

 L'Associazione femminile NUOVO GIAPPONE combatte per realizzare una maniera più umana di vivere, per spendere i denari in favore dei bambini, dei vecchi, dei sofferenti d’ogni tipo, anziché gettarli nelle armi e nei trattati di collaborazione militare.

 Le elezioni generali che si sono svolte in Giappone in Dicembre 1972 hanno dimostrato che molte donne si schierano per i partiti di sinistra.

 Tanto il partito comunista come quello socialista hanno fatto notevoli passi avanti. La maggioranza dei cittadini è contraria alle basi militari USA nel nostro paese.

 Noi, insieme con le donne democratiche di tutto il mondo, domandiamo che l’accordo per il Vietnam sia realmente rispettato e che tutti i patrioti sud-vietnamiti siano immediatamente liberati.

 

 

 

15 - Delegazione del Comitato Provinciale Genovese per la Pace nel Vietnam

Componenti:

 AGOSTI GIOVANNI – Console della Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie del Porto di Genova (relatore).

 SOSSAI LUCIANO – Lavoratore portuale della Compagnia Unica e responsabile del Comitato.

 CEROFOLINI FULVIO – Vice Sindaco di Genova.

 ZERBINATI AGOSTINO – ex Missionario Francescano in Indocina e attuale responsabile della Comunità Cristiana di Oregina (quartiere di Genova).

 PIZZORNO BRUNO – della Camera Confederale del Lavoro di Genova (CGIL).

 FASCIOLO VITTORIO – Console della Compagnia dei Lavoratori Portuali –Ramo Industriale- del Porto di Genova.

 OLIVA LUISA – Rappresentante dei dipendenti del Consorzio Autonomo del Porto di Genova.

 SIFACE GIANFRANCO – Rappresentante degli addetti ai servizi tecnici e amministrativi della C.U.L.M.V.

 

Documento del Comitato

È con orgoglio, unito a commozione, che da questa Conferenza rivolgo all’eroico popolo vietnamita il saluto fraterno dei lavoratori -portuali genovesi.

 Ora che su quel lembo di terra, insanguinato dalla più mostruosa delle guerre, tacciono le armi, constatiamo con amaro stupore come troppi governi abbiano scoperto una sensibilità per le tormentate condizioni di quelle popolazioni, che sarebbe stata tanto più utile e più nobile durante gli anni del conflitto,

 Fra questi governi si trova purtroppo anche quello italiano il quale, sordo a tutti gli appelli di pace provenienti da ogni angolo della terra, sordo persino ai richiami della stragrande maggioranza del popolo, non ha mosso un dito nelle direzioni diplomatiche opportune per manifestare, aperta e decisa, la propria condanna nei confronti della guerra di aggressione perpetrata e portata avanti dall’imperialismo statunitense.

 Tutto ciò mentre altri governi, che pure trovano collocazione economica e politica nell’ambito di legami e tradizioni occidentali, non hanno mancato di assumere netti atteggiamenti di ripulsa nei confronti dell1infame aggressione.

 Ci riferiamo in particolare a quelli di Svezia, Danimarca e Norvegia, i quali, non solamente hanno tenuto desta ed incessante la denuncia contro i crimini consumati in Indocina dalle truppe americane, ma hanno ospitato nelle rispettive capitali veri e propri tribunali, sorti per iniziativa dell’insigne filosofo e pacifista britannico Bertrand Russel, nel corso delle cui sedute i misfatti imperialisti sono stati messi drammaticamente a nudo e dove reiterati appelli in favore della cessazione dell’orrenda guerra si sono levati accorati, quanto risoluti ed instancabili.

 Tutto questo, dicevamo, mentre perfino negli stessi Stati Uniti un vasto movimento di opinione e le prese di posizione di un rilevante numero di comitati condannavano l'avventura asiatica messa in atto dai propri dirigenti.

 Questi sono gli atteggiamenti che noi abbiamo apprezzato, perché li abbiamo giudicati coerenti con quella politica della distensione a cui troppo spesso la classe dirigente italiana si richiama a parole, ma per l'avvento della quale non opera con la necessaria determinazione.

 Sono questi gli atteggiamenti che avremmo voluto vedere assumere ufficialmente anche dal nostro Paese, ma che invece sono mancati, perché non vi è azione del governo italiano la quale non si fondi su una pedissequa accettazione della politica estera americana.

 Se dall'Italia si sono levate voci di aperta condanna verso l'aggressione statunitense, ciò è esclusivamente dovuto alla profonda sensibilità dei lavoratori, ai loro sentimenti di umana fratellanza ed alla loro ribellione alle prepotenze militaristiche.

 E' il caso di dire che la solidarietà della stragrande maggioranza degli italiani nei confronti del popolo vietnamita si è espressa, in campo internazionale, non attraverso l'ufficialità di posizioni governative, bensì tramite l'azione svolta dal Comitato pro Vietnam il quale, grazie alle intense ramificazioni sviluppatesi in quasi tutto il Paese, è riuscito a sensibilizzare, in grado massimo, l'opinione pubblica nazionale.

 Il fatto che la diplomazia italiana indulga improvvisamente a propositi pacifisti, fino a ieri ignorati, non può incantare quanti, per la pace, si sono mobilitati nel momento in cui l’incendio vietnamita conosceva le fasi più acute e cruente.

 È comodo e troppo facile, oggi, schierarsi in favore della conquistata pace e auspicare una sorta di rappacificazione all'interno di quel Paese, scordando quanta responsabilità gravi sulle forze politiche e militari che, nel Vietnam, hanno venduto la causa del loro popolo agli interessi stranieri.

 Noi. diciamo che gli accordi stipulati a Parigi fra le parti in causa devono trovare rapida applicazione e procedere in modo da garantire i vietnamiti, tutti, contro il ripetersi delle inadempienze, gravide di funeste conseguenze, che seguirono gli accordi di Ginevra del 1954.

 Diciamo anche, però, che il desiderio vivissimo di veder risorgere dalle rovine le martoriate contrade indocinesi non può indurci a compromessi con la nostra coscienza.nella quale è ormai radicato un giudizio storico e morale su cui non possiamo stendere nessun velo,

 L'amministrazione di Saigon si è macchiata, oltre che di tradimento verso i suoi compatrioti, anche di crimini efferati, ricorrendo alla tortura, alla deportazione, agli eccidi, Van Thieu, al pari di Diem, ha perseguitato quanti hanno combattuto per cacciare oltre i confini gli invasori, agendo nelle vesti del fantoccio voluto da questi ultimi, ma un fantoccio animato, spietato e sanguinario, di cui il popolo vietnamita saprà disfarsi, sia pure con metodi diversi da quelli da lui usati nell'esercizio di un potere corrotto e dispotico.

 Ecco perché è necessario che tutti coloro i quali sono amanti della pace e della democrazia, ed a questi principi ispirano il loro comportamento politico, esercitino una vigilanza attenta a che l’applicazione degli accordi raggiunti a Parigi proceda con la massima colorita, non concedendo alla cricca politico-militare sud vietnamita spazio e respiro per manovre dirette a perpetuare una spartizione del paese nei confronti della quale l’intera popolazione ha dimostrato la propria avversione, sacrificando all’ideale dell’unità e dell’autodeterminazione tante giovani vite e sopportando tante tribolazioni, lutti e rovine inaudite.

 Da qui, I obbligo imperioso di non allentare la pressione sul governo italiano affinché compia la necessaria azione diplomatica tesa ad ottenere un impegno capace di restituire una vita normale ad una nazione che, da oltre trent’anni, non conosce altro che gli orrori della guerra.

 Intanto, un modo efficace per rendere tangibile l'apporto alla causa della pace e a quella del ritorno ad umane condizioni di; vita delle popolazioni vietnamite è quello del riconoscimento del governo di Hanoi, riconoscimento già avvenuto da parte di numerosi paesi, ma finora pretestuosamente rinviato dal governo italiano, sempre in omaggio a quella già menzionata sudditanza verso gli Stati Uniti che ha contraddistinto la politica internazionale italiana dalla fine del secondo conflitto mondiale ad oggi.

 Questa politica marcia nel senso inverso a quello della storia, perché tende a soffocare gli aneliti di emancipazione dei popoli sottomessi, in Asia come in Africa, nell’America Latina e nella stessa Europa, dove la sopravvivenza di regimi fascisti è resa possibile dal sostegno ad essi offerto dalla potenza americana.

 L'imperialismo, che sta alla base della politica internazionale statunitense, ha perseguito i suoi obiettivi mantenendo ostinatamente in vita tutti i regimi più corrotti, retrivi e liberticidi presenti sulla scena mondiale contemporanea, II Vietnam è l'ultimo anello di questa infame catena, ma anche il Paese che, delle mire imperialistiche americane, ha conosciuto il volto più truce e crudele.

 La gigantesca macchina tecnologica della più grande potenza militare del mondo ha seminato sul suolo di una piccola nazione pacifica, e per quattro quinti formata da contadini, ogni sorta di atrocità, trasformandolo in un orrendo laboratorio, dove le popolazioni sono state usate come cavie per sperimentare l'alta efficienza dei modernissimi ordigni bellici, nella cui forza annientatrice confida la strategia USA, in vista di un eventuale conflitto condotto su scala più ampia.

 Ma la lotta eroica sostenuta dall'indomito popolo vietnamita ha dimostrato come, quando a favore dei più deboli militino le ragioni della libertà, dell'autodecisione, e del diritto, nessun apparato militare, per quanto strapotente possa essere, sia in grado di imporre il proprio peso.

 Perciò, le gloriose pagine scritte da quelle popolazioni on significano soltanto una sconfitta inferta alla superiorità schiacciante della forza bellica nemica, ma rappresentano uno spiraglio, meglio ancor, una esperienza storica, dalla quale i popoli, ancora costretti sotto il giogo dell'oppressione straniera, ricavano la certezza che l'epoca della sottomissione al colonialismo, nelle sue forme più diversificate, volge ad un inarrestabile declino.

 Queste cose devono restare ben presenti nella mente e nel cuore di quanti hanno assistito attoniti e sgomenti alla tragedia sulla quale sembra essere calato il sipario.

 E devono costituire un patrimonio ideale, a cui costantemente riferirsi nelle civili battaglie per il progresso e l’emancipazione a cui l'umanità anela.

 Oggi però, per il Vietnam, urge un problema immediato e cioè quello della ricostruzione. La solidarietà internazionale, che ha accompagnato la sanguinosa vicenda vissuta dalle genti vietnamite e che ha potuto esprimersi, nel corso del conflitto, quasi soltanto in termini ideali, deve adesso manifestarsi in forme concrete.

 Il Vietnam necessita di aiuti materiali, al cui invio deve precedersi attraverso dirette prese di contatto con quei responsabili della direzione politica, e ciò affinché l'intervento risponda effettivamente alle esigenze richieste dall'opera di ricostruzione, secondo una selezione degli aiuti stessi, aderente alle condizioni e alle caratteristiche ambientali di quelle plaghe.

 Un primo invio di medicinali e altri generi di primaria necessità è già avvenuto da parte italiana e per iniziativa del Comitato pro-Vietnam di cui ci onoriamo far parte, mediante una spedizione aerea di alcuni mesi addietro; si tratta ora di intensificare massicciamente tale forma di intervento, dando a quest'ultimo carattere organico ed una frequenza commisurata all'urgenza.

 I lavoratori genovesi non sono nuovi ad offrire la loro tangibile solidarietà allorché questa assuma il significato genuino dell'adesione ai principi dell'internazionalismo proletario. Dalle banchine del massimo scalo italiano, infatti, cinquant'anni fa salpava una nave, 1' "Amilcare Cipriani", carica di viveri, indumenti e medicinali destinati a soccorrere gli abitanti delle zone russe più duramente colpite dalla carestia seguita alla rivoluzione e aggravata dall’assedio economico, cui il giovane stato socialista era stato sottoposto dalle potenze occidentali.

 Ebbene, i lavoratori portuali genovesi vorrebbero che altre "Amilcare Cipriani" prendessero largo dal loro porto, per ribadire la loro vocazione verso quegli ideali di emancipazione e giustizia ai quali informano quotidianamente la loro condotta civile; vorrebbero, cioè, che una grande iniziativa, diretta a far confluire nel loro scalo un'ingente massa di soccorsi, prendesse avvio ed offrisse loro la possibilità di mettere a disposizione, come in occasione dell'episodio ricordato e senza compenso, il lavoro occorrente per le operazioni necessarie.

 Essi s'impegnano altresì, attraverso l'azione del Comitato pro-Vietnam, al quale hanno dato vita durante l'estate scorsa, ad adoperarsi in sede di raccolta. Infine, un altro impegno: quello di ospitare per un periodo di tempo e con modalità da stabilire gli orfani di un certo numero di lavoratori portuali caduti ad Haiphong. A tal uopo, potrà rendersi adatta "VILLA PERLA", situata alla periferia cittadina.

 Villa Perla è istituzione sorta e sorretta per iniziativa dei lavoratori portuali genovesi, alla fine dell'ultima guerra, allo scopo di offrire assistenza morale e materiale ed istruzione scolastica ai figli di partigiani immolatisi per la causa antifascista.

 Vi è, oltretutto, in questa designazione un congiungimento ideale capace di riempire di commozione i portuali della nostra città, i quali si sono sempre schierati contro la tirannia, l'imperio e la sopraffazione.

 Documento della profonda coscienza antifascista dei portuali, la parte di rilievo da essi recitata allorquando, insieme con altri lavoratori, riuscirono a salvare il porto di Genova dalla distruzione decretata dall'invasore nazista.

 E anche in questo caso un parallelo si affaccia spontaneo alla mente, se si pensa al minamento del porto di Haiphong, deciso con cinica freddezza da Nixon e i suoi accoliti del Pentagono.

 Così come parlano dell'antifascismo genovese i fatti accaduti nel giugno 1960, vale a dire nel momento in cui la risorgente tracotanza fascista voleva imporre alla nostra città, medaglia d'oro della Resistenza, l'offesa di un congresso chiaramente orientato ad infliggere al popolo italiano una svolta politica nefasta.

 L'antifascismo è per i portuali genovesi una scelta di civiltà inalienabile: è per questo che in ripetute occasioni essi hanno manifestato il loro appoggio morale alle vittime degli abietti regimi che ancora soffocano la libertà in Grecia e in Spagna. E poiché fascismo significa violenza, prepotenza, negazione di ogni diritto, nessuna azione che a questi inumani metodi di lotta politica si richiami, anche sotto etichette differenti, può sfuggire alla loro condanna e alla loro ribellione.

 Sono queste, pertanto, le motivazioni più intime e più sentite che hanno indotto i lavoratori portuali a sabotare, per una settimana nello scorso mese di dicembre; le navi battenti bandiera USA, vale a dire di una nazione la quale, appunto, di una simile politica si è avvalsa, per arrecare danni e sofferenze inenarrabili ad un popolo reo soltanto di ambire alla propria indipendenza.

 Siamo riconoscenti ai promotori di questa conferenza, per averci offerto l'opportunità di manifestare i nostri sentimenti solidali per chi, nella lotta eroica e gloriosa, non ha operato solamente in favore della propria patria, ma anche per affermare il sacrosanto diritto di tutti i popoli, ad essere fautori dei propri destini.

 Nel Vietnam si è consumato un crimine contro l'umanità che rievoca cupamente i delitti di cui si macchiarono i nazisti nel corso della seconda guerra mondiale; perché ciò non abbia a ripetersi, perché la pace rappresenti veramente l'obiettivo supremo cui l'azione dei governi tenda, perché l'autodecisione e l'autogoverno costituiscano, di questa pace, i pilastri fondamentali, perché tutto ciò sia possibile, si uniscano tutti i democratici veri e formino un unico fronte contro i delitti dell'imperialismo.